Maroni: giù le mani dalla nostra Sanità pubblica

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di Giovanna COLOMBO

La Riforma Sanitaria Regionale proposta dal Governatore della Lombardia configura uno scempio della Sanità pubblica.

In continuità con quanto di peggio ha fatto la giunta Formigoni, alla luce di quanto emerso dall’ultima audizione in Commissione III Sanità e Servizi Sociali della Regione Lombardia alla presenza dei rappresentanti dei sindaci mantovani, emerge in maniera netta la disponibilità ad un ragionamento unitario sulla macro-area sanitaria tra Mantova e Cremona, mentre permangono forti perplessità sull’accorpamento dell’area bresciana. E’ evidente che, per quanto l’accorpamento Mantova-Cremona sia un percorso condiviso nei suoi primi passi, va costruito in maniera oculata nell’ottica di una distribuzione omogenea delle specializzazioni sui territori.

Nelle fasi di progettazione non va trascurata la diversa distribuzione dei pesi dei due bacini d’utenza: 450.000 nel mantovano, 200.000 nel cremonese (non considerando l’area Cremasca). Tale opzione porterebbe anche allo spostamento del baricentro, alla valorizzazione dell’area di cerniera tra le due provincie e conseguentemente degli ospedali di Asola, Oglio Po e Bozzolo (i primi due per acuti, il terzo riabilitativo). In questo quadro la difesa dei presidi ospedalieri di cui sopra è fondamentale dal punto di vista strategico in quanto strutture in forte competizione con realtà oltre confine regionale meglio attrezzate e con una forte attrattività per il flusso di utenza (si pensi agli ospedali di Guastalla, Reggio Emilia, Parma). In assenza di una prospettiva di valorizzazione, le strutture mantovane rischiano serie ripercussioni sul bilancio con annessa precarizzazione dell’operatività e ripercussioni sull’organico amministrativo.

In difesa degli ospedali pubblici

Il “Libro Bianco” della sanità lombarda, ovvero il testo fondante di quello che dovrà costituire il riassetto del sistema sanitario regionale, si suddivide in due parti: la prima focalizzata all’analisi del sistema esistente con un’analisi dettagliata di pregi e difetti; la seconda improntata invece sulle proposte di riordino anche in virtù delle criticità dell’attuale organizzazione. Balza immediatamente all’occhio un dato di tipo meramente quantitativo, ovvero che solo il 15% del testo è dedicato alla parte propositiva, mente il restante 85% ruota, come già detto, ad un’analisi dell’esistente. Ci si aspetterebbe che tale analisi fosse, in vista di un riassetto radicale, ricca di osservazioni sulla disfunzionalità ed anti-economicità del sistema odierno: emerge invece come i suoi punti di forza siano numerosi, ben più di quelli di debolezza e che “il sistema lombardo” raggiunga vette di competitività anche a livello europeo. Davanti ad una simile premessa, ci si sente autorizzati a dedurre che gli interventi correttivi possano limitarsi a semplici limature od al massimo riordini di carattere circoscritto, non certo uno stravolgimento consistente e rivoluzionario.

Sommando tale considerazione al fatto che tuttora non sia chiaro come verranno riorganizzati i poli ospedalieri e la loro differenziazione rispetto alla cura della cronicità o della patologia acuta, risulta un quadro del tutto confuso nel quale si distingue nettamente soltanto un progressivo impoverimento delle strutture pubbliche. Viene da sé, a favore del privato. Va perciò chiarita ed affermata la volontà di valorizzare le strutture pubbliche esistenti con una dislocazione ottimale delle risorse e dei servizi offerti; questo permetterebbe il mantenimento del regime concorrenziale pubblico/privato e contemporaneamente di razionalizzare le risorse in campo.

Il Polo di Asola-Bazolo (Ospedale di base)

Come già affermato sopra, il presidio ospedaliero di Bozzolo, così come Asola ed Oglio-Po vanno difesi e valorizzati per la posizione geografica strategica anche in una prospettiva di competitività con le realtà di altre regioni. In particolare a Bozzolo, dopo il trasferimento della riabilitazione cardiorespiratoria a Mantova, stanno seguendo i trasferimenti degli esami medici di routine che rappresentano una grossa fetta del lavoro del reparto analisi. Rimarranno solamente gli esami d’urgenza, con pesanti ripercussioni sugli organici e sui bilanci. Le ragioni per cui il presidio deve essere mantenuto sono prima di tutto di carattere organizzativo: il presidio Asola-Bozzolo può diventare lungo la direttrice Mantova-Cremona il cuscinetto che assorbe la piccola patologia chirurgica (che non trova spazio negli altri ospedali provinciali),le attività diagnostiche di primo livello e tutta la riabilitazione in regime di ricovero e ambulatoriale permettendo così agli ospedali della macro-area di alleggerire le proprie liste d’attesa. Per sviluppare questa strategia va perorata la causa per il POT di Bozzolo (per il quale è stata di recente presentata un’interrogazione dal consigliere Marco Carra), pretendendo la valorizzazione del presidio. Si stima che gli interventi necessari ammontino a circa 1.700.000€: la giunta regionale ha ammesso a finanziamento i primi 11 progetti di POT coerenti con i requisiti richiesti (tra i quali un impatto economico inferiore ai 3.000.000€) dichiarando non ammissibili i restanti otto, tra cui quello di Bozzolo ma autorizzandone con finanziamento ben 2 nella provincia di Brescia.

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Ospedale di Pieve di Coriano

L’ospedale di Pieve di Coriano, data la posizione geografica centrale rispetto a Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, vede un afflusso di utenza inter-regionale: nello specifico il 10% di chi usufruisce del polo viene dal Veneto ed il 6% dall’Emilia. Riteniamo necessaria un’implementazione normativa, anche tramite sperimentazione, che permetta ai cittadini delle regioni vicine di accedere all’ospedale in maniera paritaria rispetto ai cittadini lombardi. Questo richiede, oltre ad un lavoro di rete con le regioni adiacenti affinché possano contribuire ad implementare un servizio che, alla fine dei conti, è dato ai propri cittadini, una visione che non sia limitata ai confini regionali (rispetto ai quali Pieve di Coriano è ai margini) bensì di bacini d’utenza (che vedono Pieve di Coriano come polo centrale). Questa visione passa necessariamente da un’inversione di rotta rispetto al trend vigente che vede carenze di personale unitamente a carenze di strumentazione.

In tal senso si rende indispensabile dotare la struttura dell’apparecchiatura per la risonanza magnetica: non è pensabile farne a meno per un ospedale che vuole essere di riferimento ma che allo stato attuale è costretto a dirottare i pazienti su Mantova.

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