Liberali e socialisti? No, grazie

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di Federica SOMMA

[Di sinistra, si occupa di comunicazione e di politica. Ancora convinta a 58 anni che una sinistra italiana possa e debba rinascere.]

Girovagando per la rete, in uno dei pochi momenti liberi di questo periodo, mi sono imbattuta in un articolo che mi ha molto stupita e fatta riflettere, il cui titolo, soprattutto, mi ha aperto scenari alquanto illuminanti: noi, socialisti e liberali, per questo civatiani.
Ci ho pensato perchè mi ha colpito subito dato che ho sentito che qualcosa non tornava. Rapido excursus mentale tra le mie nozioni, conoscenze ed esperienze ed ho capito perchè questo binomio stridesse: in Italia, socialisti e liberali messi lì, insieme, no, non possono funzionare.

In Italia i socialisti sono stati una storia e i liberali un’altra. Due storie profondamente diverse non solo dal punto di vista ideologico ma anche della rilevanza avuta in questo paese. Se l’una ha contribuito in modo saliente all’affermazione della sinistra in Italia e alle sue conquiste, l’altra era un organismo funzionale al centro ed alla destra, in base ai diversi momenti storici e politici.

A meno che non ci si voglia riferire al liberalsocialismo dei fratelli Rosselli e di Gobetti, posizioni culturali nobili e importanti le loro, ma che in Italia, nella pratica, sono state mistificate e trascinate nel fango dal craxismo, processo dal quale, ormai, non c’è remissione.
Poi, onestamente e detto senza acredine o spocchia, mi sembrerebbe un po’ velleitaristico, se questo è l’intento, riferirvisi acriticamente come mi appare da quel che ho letto.

A quel punto, quindi, ho capito che chi si ispira ad una simile incongruenza, probabilmente non conosce la storia politica italiana dal ’48 ad oggi.

Ma allora, mi sono chiesta, da dove nasce questo accoppiamento improprio?
Ci ho ragionato leggendo e mi sono resa conto da poche cose, dove origini. Gli anglicismi usati a profusione in tutto il pezzo che mi raccontano di un certo tipo di cultura politica (e non me ne voglia l’autrice dell’articolo, ma io la considero una sottocultura) e l’avere una certa visione della politica, non solo a livello nazionale ma proprio internazionale, mi hanno detto qualcosa sulla percezione di una certa generazione di “giovani” che segue attivamente la politica oggi.

Per correttezza nei confronti di chi ha scritto il pezzo, non conoscendola, ho provato a reperire su di lei qualche informazione attraverso la rete. E infatti è così. Michela Cella, classe 1972, un ottimo curriculum e ottimi studi e il quadro che ho avuto davanti mi ha confermato le prime impressioni: sono persone, queste, preparate e acculturate, certo, ma che scrivono e parlano di politica inopinatamente perchè di politica non solo non conoscono quanto e come si converrebbe, ma in più usano modelli di riferimento d’oltreoceano. Un errore grave, culturalmente e politicamente.

E sì, definirsi liberali e socialisti nello stesso tempo, in Italia è praticamente una contraddizione in termini ma negli Stati Uniti no.
Stiamo parlando della generazione italiana di giovani – o quasi – folgorata sulla via di Damasco dall’ascesa di Obama, dalla sua campagna elettorale così innovativa, senza dubbio, ma altrettanto totalmente inadeguata per un paese come l’Italia, per la sua storia politica dal dopoguerra e fino agli anni ’80, per la caratterizzazione dell’elettorato di sinistra e della sua base in generale.

Certo, se poi si vuol contribuire al progetto di totale rimozione della memoria storica di ciò che è stata la sinistra europea, sin dalla Rivoluzione Francese – che è un valore irrinunciabile – allora direi che siamo sulla strada giusta.
In ogni caso, al tempo degli OGM e del TTIP, che si tenti di attuare una simile mutazione è praticamente normale, però almeno ditecelo chiaramente così che, per una volta, possiamo scegliere se farci fare del male dalla destra o dal fuoco amico.

Se in America è persino auspicabile essere socialisti e liberali, in Italia proprio no. E definirsi tali, appoggiando l’On. Giuseppe Civati che per giunta da ieri ha in animo di dare il via alla costruzione di una nuova sinistra in questo paese, non solo è fuorviante ma persino dannoso. Sostenere un politico come lui, con queste concezioni in mente, diventa davvero confondente e mi auguro che la vicinanza della Professoressa Cella all’On. Civati, non sia tale da poter in qualche modo esercitare la sua influenza su di lui.

Poi, francamente, non capisco perchè ci si debba ispirare solo a modelli simili quando in Italia la storia della sinistra offre molteplici valori e riflessioni su cui ragionare e materiale in abbondanza per costruire un nuovo progetto. Non è per caso che si rivolga lo sguardo oltreoceano perchè quel modello appare vincente?

Mi spiace dirlo e al tempo stesso mi preme, ma fare politica richiede conoscenza approfondita della materia, quando la si esercita a certi livelli, e richiede soprattutto la capacità di contestualizzare il singolo movimento o parte politica, nel quadro geopolitico di riferimento: la sinistra americana è la sinistra americana, quella italiana è quella italiana e non basta fare della buona comunicazione politica per raggiungere il proprio obiettivo, occorre sapere bene ciò di cui si sta parlando, occorre disporre di tutte le conoscenze storico-politiche possibili per avere le idee chiare su dove si voglia andare, su cosa si voglia costruire perchè se partiamo così, mi sa che si parta davvero male per arrivare al peggio.

Solo per inciso, aggiungo che la sinistra americana non esiste, che quella degli States, non è lontanamente paragonabile a quella che è insita nella mente degli italiani, quella di cui ancora una grande massa di persone è portatrice sana. Una massa che tra l’altro non è nostalgica, non vive di illusioni, sogni e chimere, come contrabbanda il renzismo, ma sta con i piedi saldamente piantati a terra ed ha conosciuto bene il valore e i valori dell’essere di sinistra.
Una massa critica, mi sento di dire, considerato che, numericamente, la composizione del tessuto sociale, anagraficamente parlando, in Italia non depone a favore dei giovani.

D’altro canto è pur vero che una larga fetta di quarantenni e di trentenni non ha conosciuto pressochè nulla della politica italiana, specie a sinistra, e se proviene da una certa fascia sociale, cosa sia stata realmente la sinistra italiana non solo non lo sa, ma addirittura la vive con i preconcetti assimilati negli anni più importanti per la formazione del pensiero critico, attraverso famiglie benestanti, certamente più liberali che socialiste, che si non sradicano più.
Si aggiunga che queste generazioni hanno conosciuto soprattutto il fare politica al tempo di Silvio Berlusconi e senza nessun riferimento a sinistra e di sinistra, e il quadro è completo.

Mi spiace dirlo (e lo dico da addetta ai lavori), su queste basi, nessun analista politico nato dopo il 1975 o nessuno tra i migliori spin doctor tra i comunicatori, può compiere il miracolo che tutti si aspettano, se la politica e la storia della sinistra italiana, la conosce solo attraverso i testi su cui ha studiato senza confrontarla con la memoria storica presente nel paese. Perchè la politica si comprende e ce ne si appropria facendola, soprattutto.
Ma non da dietro ad un pc o da dietro ad una scrivania, bensì stando tra la gente, ritrovando il contatto col paese reale e con le esperienze di cui è portatore.

La politica, anche se non sembra, è una cosa molto seria e non si dovrebbero usare modelli nati altrove da applicare qui o inventare per l’Italia teorie improbabili solo perchè all’estero funzionano. La realtà italiana è diversa da tutte, se si parla di sinistra. In Europa e nel mondo.
Bisognerebbe rifletterci, bisognerebbe soprattutto essere umili e provare ad imparare almeno l’abc della politica prima di buttarsi nella mischia, dimenticandosi dei propri titoli di studio che a nulla valgono da soli, davanti a scenari complessi e importanti come quelli attuali a livello globale.

Temo seriamente, purtroppo, che lo spirito di sacrificio e soprattutto gli alti ideali, nemmeno si sappia cosa siano, a quanto vedo, leggo e sento in giro. Non si sono conosciuti e non si possono inventare alti ideali 2.0 a sinistra, non oggi.
Insomma, fa onore alla Professoressa Cella che si spenda per l’On. Civati ma se questi sono i presupposti, lo dico con amicizia, non è obbligatorio farlo. Almeno non così, se davvero si vuole costruire.

Ripartire su nuove basi senz’altro, ma attraverso un processo di elaborazione del passato della sinistra, di salvaguardia dei valori che l’hanno contraddistinto per capacità e incisività nel processo di crescita sociale e politica del paese, proprio per evitare quell’errore fatale di cui parla l’On. Civati nella sua mozione congressuale, ovvero di buttare il bambino con l’acqua sporca come hanno fatto precedentemente altre correnti di pensiero politico personale, tra le varie, il veltronismo.
Ripetere lo stesso errore, nel lavorare alla nascita di un nuovo mondo, è un vecchio stereotipo della sinistra. Va tenuto a mente.

 

 

(immagine dal web)

 

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4 Pensieri su &Idquo;Liberali e socialisti? No, grazie

  1. Ringrazio per l’articolo, apprezzo queste discussioni di Politica con la P maiuscola perchè sono un ignorante, anche perchè sono di quella categoria dei “nati dopo il ’75” (78 per la precisione). Però una nuova sinistra deve guardare anche ai giovani, molti dei quali si rifanno anche ai modelli che vengono dagli USA.
    E non si può sempre dire ai giovani che “devono studiare”, si possono anche spiegare le cose, come lei fa con non troppe parole. Credo che a sinistra si debba smettere di dare alcune cose per scontate e accettare di doverle spiegare ai “nuovi”.

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    • Gentile Massimo, certo che la sinistra deve guardare ai giovani, assolutamente deve farlo e l’On. Civati, ad esempio, questo merito l’ha avuto.
      Cosa che non si può dire, invece, della sinistra da cui provengo io che se ha un grave torto storico è proprio quello di non aver mai voluto affrontare il problema. Perchè di problema si è sempre trattato nella misura in cui vedere i giovani solamente come quelli che non conoscono e non capiscono, per l’incapacità di mettersi in discussione di fronte alle nuove generazioni, da parte di quelli più “anziani”, ha prodotto spesso gravi anomalie, nel passato.
      Oggi avviene, invece, un fenomeno alquanto curioso, per usare un eufemismo.

      Si tende a veicolare l’idea che i giovani rappresentino una forza rilevante, che siano la risposta per cambiare il futuro ma in realtà, poi, dei giovani non ci si occupa – relativamente ai loro problemi nella società – e all’interno di partiti come il PD, addirittura, rappresentano invece la locandina propagandistica per mostrare un volto nuovo e appunto giovane che invece non c’è.

      Non c’è perchè chi guida la politica nel PD sono i vecchi. I vecchi poteri forti (economici, finanziari ed anche politici) che chi ha qualche anno riconosce senza nemmeno dover leggere perchè proprio li subodora.
      E credo di non dire un’amenità perchè quello che osserviamo accadere è esattamente la realizzazione di un programma che a livello mondiale nasce lontano nel tempo e basta Luciano Gallino per capirlo.

      Vede, Massimo, il fatto che molti giovani si ispirino al modello americano a me fa capire che il vuoto lasciato a sinistra è stato riempito da valori di cui una larga parte della società ha bisogno. In uno scenario totalmente sguarnito di principi e di capacità di essere una vera sinistra, in un panorama occupato dalle politiche berlusconiane, in mancanza di alternativa, i giovani hanno individuato nelle politiche di Obama un insegnamento e una linea da seguire e applicare in Italia.
      Ma è un errore davvero di massima. E’ addirittura una distorsione quella di guardare alle politiche di Obama come modello proprio perchè sono più che convinta che il modello americano in Italia non possa funzionare per le ragioni che ho scritto in questo articolo.

      In quanto all’imparare, mi creda, sono d’accordo con lei e finchè la sinistra storica ha fatto quella Politica cui lei si riferisce, gli insegnamenti c’erano ed erano sostanziali e corposi.
      Soprattutto generavano capacità politica.
      Oggi, ancora una volta e per le stesse ragioni di cui sopra, non è più possibile, me lo lasci dire, perchè non esiste confronto.
      Non esiste per preclusioni e pregiudizi: quelli come me sono considerati vecchi, hanno una visione superata perchè vengono dalla sinistra storica, perchè sono visti solo come nostalgici.
      E a nulla serve il come ti relazioni. Puoi anche non usare la retorica ma proporre un linguaggio idoneo e non cambia nulla. Non c’è ascolto.

      C’è una posizione da parte di una massa di giovani che non è proprio interessata al confronto e alla crescita.
      Mi creda, io personalmente vedo verificarsi sempre la stessa dinamica: si butta via il vecchio in blocco senza rielaborazione come è stato fatto nel passato da movimenti come quello del ’68 e del ’77 poi, però, non si è in grado di proporre e ricostruire.

      Scusi per la prolissità ma il suo commento mi è molto piaciuto e ho ritenuto meritasse una risposta argomentata.
      Grazie e a presto.

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  2. Se è vero quanto riportato dal Fatto http://www.ilfattoquotidiano.it9/ricetta-jp-morgan-per-uneuropa-integrata-liberarsi-delle-costituzioni-antifasciste/630787/ è evidente che è proprio la democrazia liberale che la finanza globalizzata mette in discussione. L’attuale funzionamento dell’Europa poi, con la riduzione a irrilevanza in termini di potere di tutti gli organismi eletti, conferma questo assunto. Questo scoraggia un tedesco del calibro di Streeck e suscita la riprovazione di Habermas e poiché la scuola di Francoforte appartiene alla parrocchia opposta di quella di Friburgo, forse qualche attinenza col socialismo o almeno con la socialdemocrazia glielo si può concedere. E tuttavia se è la democrazia liberale sotto attacco essere liberali in questo momento non è una contraddizione in termini col socialismo, ma probabilmente un dovere socialista, né credo convenga a nessuno confondere il liberalismo di Stuart Mill con il liberismo di Gary Becker.

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    • Gentile Gianfranco, si è chiesto perché la democrazia che lei definisce liberale – espressa quindi dal mondo economico e dalla cultura borghese – è sotto attacco (e in disfacimento)? Credo, senza avere la certezza si tratti dell’unica risposta, che sia proprio colpa del suo formalismo giuridico. I diritti vengono enunciati, come nella nostra Costituzione, ma poi si lascia, e mi concederà che è un vero e proprio principio liberale, al “laissez-faire, laissez-passer” delle dinamiche sociali la sua attuazione.

      Questo modello di pensiero è stato battuto in breccia dai liberisti, che sono militanti del libero gioco capitalista, senza lacci e lacciuoli dello Stato, nella loro avidità. Non le sembra quindi, che un “nostalgico” richiamo ai principi liberali non sia velleitario, come ho scritto, di fronte all’assalto dei Gary Becker? Ad esser troppo tiepidi, moderati, siamo stati “asfaltati” da questi squali rampanti. Non le sembra l’ora di affermare con orgoglio un pensiero di socialismo – certo non sovietico, e oggi tutto da rinnovare – che ridia un ruolo allo Stato ed alle sue istituzioni di freno e controllo del liberismo imperante?

      Io credo di sì. Perché nella sua analisi sa che Streeck (così come Luciano Gallino) ha ragione. Non le piacciono le sue conclusioni pessimistiche. Neppure a me. Ma per fare in modo che non si verifichino (con la fine delle nostre democrazie) torniamo ad una sinistra-sinistra. Senza una destra moderata al suo interno.

      La ringrazio comunque per il suo intervento anche se non amo argomentare facendo sfoggio di nomi altisonanti.
      Mi piacerebbe che la politica tornasse ad essere patrimonio di tutti, che fosse comprensibile a tutti e fintanto che argomentiamo solo snocciolando nomi illustri, teorie e quanto di più elevato e nobile ci sia, facciamo un’unica operazione: ce ne allontaniamo, ci allontaniamo dal concetto di fare politica e farla considerando che TUTTI la debbano comprendere e assimilare.
      Mi perdoni se dico questo, ma gli esercizi stilistici non mi hanno mai particolarmente avvinto.
      Grazie per la sua attenzione e a presto.

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