Ricordando Peppino: per la legalità, la giustizia, la bellezza

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di Luca SOLDI

Sono passati 37 anni da quel 9 Maggio che vide l’assassinio per mano mafiosa di un giovane cronista, dell’animatore di circoli culturali, di un politico senza compromessi, del fondatore di Radio Aut.
Di un ragazzo, come tanti che in quegli anni, impegnato in prima persona e che credeva nella costruzione di una società migliore.
Quel giovane portava un nome rimasto impresso nella storia del contrasto alle mafie ed alle ingiustizie: Peppino Impastato.
Un ragazzo, di Cinisi che ebbe la colpa di nascere in una realtà ancora più difficile come quella, in quegli anni, siciliana.
In un paesino, proprio a ridosso di Palermo.
In un mondo tutto pervaso dalla mafia e dalle connessioni fra politica ed affari.

Il mondo di oggi, in fondo.

La sua colpa – se così si può definire – fu quella di farsi portabandiera di valori e principi, in una realtà chiusa e ristretta pur essendo oltretutto, familiare, figlio, di un capo mafioso.
In una sofferenza doppia, devastante che lo colpiva come figlio e come giovane politicamente impegnato, nel vero senso della parola.
Così, tanto da far dire che quello che fu ucciso a Cinisi, in Sicilia, in quel modo così crudele e vigliacco, fu un vero martire per la giustizia.
Un amante ed un precursore di quella ricerca e di quella conservazione della “bellezza” di cui tanti oggi cercano di seguire lo spirito.

Fra le sue battaglie piace ricordarne una su tutte, quella contro la pista dell’aeroporto di Punta Raisi, vero scempio per quella terra e per il mondo che vi gravitava intorno.

Ma Peppino fu anche una persona consapevole che le battaglie, nel nome della civiltà, non possono essere combattute e vinte, senza la costruzione di una “casa” , di un luogo comune che metta in relazione persone che abbiamo valori e obbiettivi comuni.
Da qui appunto quel continuo lavorio per far nascere circoli, radio, notiziari.
Con un fondo di ironia e satira che feriva mafiosi e politicanti corrotti più di tante inchieste giornalistiche o di qualche operazione di polizia.
La mafia ed i suoi complici, anche dentro le istituzioni, decisero di togliere di circolazione questo elemento che creava disturbo e sopratutto con la sua satira, minava alla radice il clima di paura e la credibilità di quel mondo.
Lo uccisero in un agguato in un casale in quelle campagne e poi per screditarne anche la memoria, portare il corpo sui binari della vicina ferrovia ed infine lo fecero saltare con dell’esplosivo.
Con l’intento di accreditare al Paese la morte di un pericoloso estremista di sinistra morto durante l’esecuzione di un attentato terroristico.
Ma la tesi, malgrado anche certa stampa ne avesse dato credito, fu ben presto smontata dagli amici, dai compagni di Partito e dalla sua famiglia, la mamma Felicia ed il fratello Giovanni.
Un fratello che con il tempo diventerà il suo assoluto portatore di memoria e testimonianza.

Proprio suo fratello Giovanni iniziò una battaglia, 37 anni fa, per la nascita di quella che oggi e’ “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato“.

Insieme ai vecchi compagni di Peppino ed alla sua famiglia, Giovanni Impastato, si impegnò nella costruzione di questa vera e propria istituzione a difesa e valorizzazione della memoria di Peppino.

Impegnandosi, solo per citare alcune lotte, in battaglie a fianco di chi protesta contro la Ponteranica, la No Tav, fino anche alla difesa dell’acqua pubblica, al No Muos, solo per citarne le più recenti.
Sostenendo quelle lotte, quei conflitti e quelle disobbedienze che sono parti essenziali dei processi democratici: il sale della democrazia.

In questi ultimi tempi ed in particolare negli ultimi anni, l’impegno di Giovanni, di Casa Memoria, di Radio Aut e’ stato indirizzato verso il progetto di recuperare il casolare dove venne ucciso Peppino.

Per sottrarlo a quelle condizioni di grave degrado e abbandono verso il quale una certa indifferenza, sempre presente in quella terra.

Per aggiungerlo ad altri luoghi, di ricordo e di memoria come la casa Natale di Peppino, il percorso dei Cento Passi ed infine l’abitazione , ormai sequestrata e destinata per la sede di Radio Aut, di quel boss Tano Badalamenti che proprio in quelle stanze ordinò la morte del giovane Impastato. Ma è di oggi la notizia, vergognosa, che il casolare dove fu ucciso Peppino Impastato è chiuso, abbandonato e deve essere rilanciata la petizione per l’esproprio.
La Regione ha firmato l’atto di avvio del procedimento per far diventare il casolare “luogo di interesse culturale”, ma a distanza di un anno tutto è fermo.

Concludiamo, ricordando le parole che Giovanni ebbe a dire durante un recente incontro nella città di Prato, parole che sintetizzano il senso, quello che è stato e quello che vuol essere, ancora oggi il messaggio di Peppino Impastato:

“Dobbiamo ringraziare Peppino ma anche tutte le persone, compresi gli uomini delle istituzioni, che non ci sono più e che hanno contribuito a portare avanti la lotta alla criminalità organizzata” – ha esordito Giovanni Impastato – “E’ fondamentale fare rete, uscire dalle nostre case, vigilare: gli spazi di democrazia all’interno di questo Paese debbono essere difesi a tutti i costi. Ecco perché il messaggio di mio fratello continua ad essere attuale. Non arrendiamoci. Manteniamo sempre alta l’attenzione per fare in modo – ha concluso – che non sia troppo tardi”.

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6 Pensieri su &Idquo;Ricordando Peppino: per la legalità, la giustizia, la bellezza

  1. Ricordiamolo sempre ai giovani di oggi cosa vuol dire avere coraggio.
    Peppino, grande coraggio dentro un’anima sensibile, questa una sua poesia che ho postato tempo fa nel mio blog.
    Un bellissimo articolo che rende giustizia a questo ragazzo.
    Bravi!.

    La bellezza

    Se si insegnasse la bellezza alla gente,
    la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione,
    la paura e l’omertà.
    All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso,
    con tutto il loro squallore,
    da operazioni speculative,
    ci si abitua con pronta facilità
    si mettono le tendine alle finestre,
    le piante sul davanzale,
    e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima,
    ed ogni cosa,
    per il solo fatto che è così,
    pare dover essere così da sempre e per sempre.
    È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza:
    perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine
    e la rassegnazione
    ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

    Peppino Impastato

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  2. Volevo chiedervi una cosa, fra tre 3 giorni, esattamente il 12 maggio ricorre l’anniversario dell’uccisione di una mia amica, era il 1977 e lei era Giorgina Masi. Che ne dite di un bel post per ricordarla ma anche per far conoscere ai giovani d’oggi la storia di quel periodo e che la violenza maggiore veniva agita dalla parte di chi non manifestava?

    Siete bravissimi, avanti cosi.!!

    Ciao.

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    • E’ un’ottima idea quella di un pezzo su Giorgiana Masi, ma ci domandiamo, Nico, se non avresti piacere di scriverlo tu stesso, sempre che tu abbia disponibilità di tempo e che lo gradisca.
      Se sei dell’idea, scrivici all’indirizzo mail che è inserito qui nel blog. 🙂
      Grazie per i tuoi apprezzamenti e grazie anche per essere sempre presente sui pezzi che pubblichiamo.

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  3. Grazie a Nico anche da parte mia.

    Credo che l’incontro con quei luoghi e con quelle persone che ancora oggi sono impegnate per la memoria di Peppino sia di grande conforto per tutti noi.
    Aggiungo un saluto particolare a Giovanni Impastato che in ogni incontro riesce a trasmettere tutta la passione nel ripercorrere le vicende che lo hanno toccato così da vicino.
    Dal disincanto per un mondo fatto di una mafia che da piccoli, lui e suo fratello, vivevano nella più assoluta normalità.
    Fino alla presa di conscieza, alla consapevolezza di essere avvolti in una società tutta condizionata da cosa nostra.
    E poi le difficoltà, i contrasti nella loro stessa casa, la casa di una famiglia mafiosa.
    Che si trovava ad avere un figlio, Peppino, in aperto contrasto e scontro con il padre che del sistema mafioso era lui stesso parte.

    Un ringraziamento, dunque a Giovanni e l’augurio che tutte le cerimonie che sono state organizzate, con gli altri amici di Casa Memoria, riescano al meglio e con grande partecipazione.
    Ma soprattutto che tutto ciò, riescano a nascere e diffondersi sempre nuove e maggiori segni di riconoscimento e vicinanza da parte di sempre più persone.

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