Puntare strategicamente ad un centrosinistra senza il PD

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Di Antonello BADESSI

Ormai è assunto, al di là di ogni ragionevole dubbio, che spazi di alleanza tra la sinistra (principalmente SEL) e il PD non esistono più. C’è una eredità di giunte comunali e regionali. Quelle regionali sono sempre di meno e se va bene ne verranno fuori tre, tra quelle dove si vota, più le sei dove attualmente ancora governa il centrosinistra. Nelle giunte comunali la collaborazione diviene sempre più difficile.

Detto questo, resta irrisolto il problema che in Italia, per struttura sociale, ad oggi, la sinistra da sola, anche nella migliore delle ipotesi, non può avere la maggioranza politica. Quindi questo problema va affrontato.

Come? Allora affrontiamolo in termini di contenuti.

È chiaro che ciò significa che il programma non può essere solo radicale ma deve tenere conto di interessi – se non contrastanti perché una scelta di campo va comunque fatta -, quanto meno da amalgamare.

Penso a lavoratori, disoccupati, precari, donne escluse o discriminate nel mondo del lavoro, piccola e media impresa, professionisti.

La scelta di campo deve essere opposta a quella della grande finanza turbo-capitalista, ma non dell’impresa in sé.

Ci vuole un programma di sostegno all’economia reale, pubblica e privata, e di contrasto alla rendita finanziaria in tutte le sue deformazioni, derivati e BOT compresi.

È chiaro che una politica fondata sulla crescita aumenterebbe il numero degli occupati, nonché i profitti da attività imprenditoriale pura, e quindi la base fiscale. Questo permetterebbe non solo di evitare di dover ricorrere ad aumenti di tasse ma anche di abbassare la stessa incidenza del carico fiscale su salari e profitti. Altro che le manovrine degli 80 euro e le evocazioni dei tesoretti. Più lavoro, più profitti, più entrate fiscali ma meno tasse sul lavoro e salari più alti, più contributi all’INPS, più consumi: è questa la strada per costruire una società diversamente ricca, come usava dire Riccardo Lombardi. E da qui ad andare a ricostruire un nuovo Welfare più presente e più potente il passo sarebbe breve.

Ma da questo ragionamento, per tornare a bomba, ne consegue che la sinistra, prima ancora di definire le alleanze, dovrebbe portare avanti programmi che serbino lo spirito rivoluzionario ma che si lascino alle spalle certe radicalità, non tutte sia ben inteso. È chiaro che la radicalità contro l’economia non produttiva deve costituire la punta. Ma un patto tra produttori torna indispensabile.

 

(Immagine dal web)

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