Leggere, ascoltare, capire. Altrimenti è inutile fare politica

progetto

di Claudia BALDINI

Chi pensa di ricostruire un soggetto di sinistra, basato sulla lotta all’ineguaglianza e sulla giustizia sociale (conoscete ancora il valore di queste parole?) guardando a Sel, Rifondazione, Alba, Altra Europa e minoranza Pd sbaglia.
Ci vuole pazienza e occorre ricostituire nel Paese un pensiero di sinistra. A livello istituzionale abbiamo assistito alla chiusura dei canali comunicativi tra politica, mondo della cultura, cittadini: ciò si è palesato durante la riforma costituzionale.
Come negli anni ’60-’70, per il cambiamento istituzionale, deve tornare la rielaborazione culturale e civile. Nelle scuole, nelle università e tra la popolazione. Altre strade non ce ne sono. Questo, per me, è il primo punto. La prima opportunità da cogliere e sviluppare.

Tre le dichiarazioni importanti della scorsa settimana ve ne segnalo tre.

La politica non e’ proprietà privata. Questo convincimento deriva dalla nostra Costituzione che promuove esplicitamente la partecipazione alla vita pubblica e sostanzia la democrazia con la centralità della cittadinanza“. Sono queste le parole contenute nella lettera con cui il segretario della Fiom, Maurizio Landini, invita associazioni, simpatizzanti e iscritti alla Fiom a fondare “una coalizione sociale” alternativa a quella dei partiti esistenti.

Esco dal gruppo del Pd. Per coerenza con quello in cui credo e con il mandato che mi hanno dato gli elettori, non mi sento più di votare la fiducia al governo Renzi. La conseguenza è uscire dal gruppo”. Questa è stata la scelta di Giuseppe Civati.

Sel è troppo piccola per reggere l’impatto di questo popolo ogni giorno umiliato – sono pronto a mettere insieme tutte le forze che pensano che la parola sinistra non vada archiviata“. Queste le parole di Nichi Vendola.

Allora, se riusciamo a mettere insieme queste quattro opportunità d’azione creiamo un nuovo soggetto partito a sinistra. La ricostruzione di un pensiero globale di sinistra è il lavoro più ostico, ma non ci sono alternative. Alla fine qualcuno starà fuori. Bisogna comprendere che la politica non è un mestiere, ma un servizio reso al Paese. Se vuoi far carriera come in un’azienda di Marchionne, c’è Renzi ed il suo Pd. Stai con lui, no?

Grazie a quanto detto da Nichi Vendola nell’intervista pubblicata qui, su Essere Sinistra, ho compreso che c’è uno spazio, che è anche soggetto ed energia, strutturato che può essere ampliato e riempito di nuova sinistra. Ci sono tanti giovani, speranze, contenuti in Sinistra Ecologia e Libertà. Non bastano. Ne arriveranno da ciò che saprà mettere in moto la società di sinistra e la Coalizione Civile. Nessuno può andare avanti da solo: bisogna unirsi tra tante persone che vogliono una proposta di vita diversa dall’attuale, di una proposta che rispetti l’essere umano e non solo il suo conto in banca, il suo lavoro, e non le amicizie altolocate che ha. Che ampli i diritti politici e giuridici e non li comprima. Solo così, io credo, molta gente, smossa da un anno di valutazioni e di lotte vorrà partecipare al nuovo progetto. Far muovere il nuovo motore politico della Sinistra. Il nome è secondario. L’importante è arrivarci entro il 2016.

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2 Pensieri su &Idquo;Leggere, ascoltare, capire. Altrimenti è inutile fare politica

  1. “Far muovere il nuovo motore politico della Sinistra. Il nome è secondario. L’importante è arrivarci entro il 2016”.
    Ottimo, ma credo che dovremmo non farci troppo condizionare da scadenze vicine, pena il solito rassemblement elettorale, stile armata Brancaleone, dove le cose non dette e non puntualizzate, per convenienza tattica o strategico calcolo, escono poi con comodo per azzannarci le chiappe.
    Come per certe malattie c’è voluto tempo per arrivare a questo stadio e tempo ci vorrà per guarire, fermo restando che i pericoli sono grandi e tremendi e che la remissione è critica.
    Non dobbiamo però farci spaventare, anche se dovessimo ritrovarci, come Mao, ad iniziare la nostra Lunga Marcia.
    Ho una discreta età, e rischio seriamente di togliere il disturbo mentre ancora impazza lo scempio che ci tormenta, ma sapere che la rivincita sta crescendo sarebbe di gran conforto.
    L’articolo però mi piace, e molto, segna la giusta direzione………. che verrà fatalmente imboccata perché, come si diceva un tempo, l’ineluttabilità storica è sempre presente e valida, cambia solo la declinazione.

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  2. Di “cosa in cosa”, di “narrazione in narrazione” la cosiddetta sinistra in questo paese si è scompaginata. Un libro dalla pagine strappate e volate via. Ora è il tempo di raccattare quelle pagine e rimetterle insieme in un ordine coerente alla loro scrittura originaria, perché aveva senso, ma occorre far in modo che quel senso sia riconosciuto.
    Come in tutti i processi di invecchiamento pian piano la memoria e le memorie subiscono processi di decadimento. I vecchi ricordano ciò che a loro piace ricordare o quello che “possono” ricordare. I giovani ricordano ciò che via via imparano attraverso le loro esperienze e le altrui memorie.
    Senza luoghi in cui questi processi si strutturano, la scuola è uno di questi, ma tanti altri ad essa sono associati sino a costituire la cultura di un popolo, l’energia per produrre un pensiero che abbia almeno un orizzonte condiviso (una volta veniva chiamato ideologia, oggi chiamatelo come vi pare) non viene liberata.
    Di buoni propositi riempiamo le nostre giornate.
    Di seguito una mia risposta a chi ambisce ad una sinistra rinnovata, “moderna”, ma con alcuni “distinguo”. Io rispondo, in sostanza, che se non si comprende perché la cosiddetta sinistra è evaporata, ben poco si potrà fare e costruire.

    Caro Giuseppe,
    dici: «(…) Una sinistra moderna, per me, deve essere ispirata ai principi di giustizia sociale, di tutela dei diritti, di laicità dello stato, del welfare. In sintesi, tutti i principi che hanno retto le socialdemocrazie europee e che permettono di raggiungere quello che Nenni chiamava “il socialismo possibile”. Una sinistra moderna deve però essere consapevole di agire all’interno di un sistema economico capitalista, che con tutte le sue storture, le sue crisi, le sue sperequazioni, si è rivelato l’unico sistema economico di produrre e garantire benessere alla collettività’. D’altra parte, il crollo degli odiosi e liberticidi regimi comunisti dell’Europa dell’est ha dimostrato che essi sono stati in grado solo di generare miseria e infelicita’. Su questo si deve essere intransigenti.
    (…)»
    L’esame che hai compiuto per avvalorare la tesi che qui sopra hai esposto, mi pare, che si fondi sulla presa d’atto che il PD ha perso l’occasione di avviare la costruzione di un soggetto politico che superasse la dicotomia tra il socialismo massimalista e quello riformista dei primi anni del ‘900, causa prima delle sconfitte del movimento socialista, che lo stesso partito comunista alla fine prese in qualche modo atto con la conclusione dell’esperienza sovietica prima e dopo la caduta del muro di Berlino.
    Purtroppo a causa della deriva craxiana del socialismo italiano, aggiungo io, non fu possibile ricomporre le esperienze dei due partiti, i quali non poterono ricongiungersi, né sarebbe forse stato possibile proprio per la quasi secolare diatriba tra gruppi dirigenti, tifoserie e ancor di più per il mutamento della cultura politica e delle condizioni della politica che nel frattempo erano mutate.
    Ridurre tutto in due frasi è quasi da disonesti, ma lo spazio che abbiamo è questo. Del resto nessuno di quei due partiti ebbe il tempo e forse l’intenzione di giudicare la propria storia. Uno dei liquidò la propria storia chiudendo le serrando e riaprendo con nuove insegne e l’altro venne spazzato via dalle vicende giudiziarie dei suoi caporioni. Poi chi ha tentato di proseguire quelle storie o rifondandole o rassettandole non riuscì e non è mai riuscito a ricongiungersi con le istanze organizzative e popolari che i due antichi partiti avevano espresso.
    Le “cose” nate dal PCI furono lo stratagemma che hanno permesso al PD di ereditare una massa critica tale da rimanere un partito di massa capace di attrarre anche quei pezzi di cattolici che hanno reso possibile lo pseudo-successo di Veltroni nel 2008. Ma l’incapacità del personale politico che proveniva dalla FGCI si è fatta poi scalzare giocando a rubamazzo da giovani leoni di varia origine, estrazione ed età, ma tutti formatosi alla scuola di marketing della politica-spettacolo.
    Questo è stato lo scontro politico.
    Intorno a questo scontro vi sono state varie vicende, quali quella dell’Ulivo e del governo locale dei territori del paese.
    Oggi pare che siamo arrivati ad un punto e a capo.
    Ma io non ci credo. Questo è un paese che non lo ha mai fatto, ma che ha vissuto di trasformismo in tutte le sue epoche a partire già dall’obbedisco di Garibaldi.
    Porre la preclusione intransigente al radicalismo, al movimentiamo, al massimalismo è un vano desiderio. E’ l’educazione di un popolo, di una comunità o di un gruppo, la sua cultura politica condivisa che fa sì che soggettività di questo tipo diventino ago della bilancia di una formazione politica. E perché questo non accada occorre portare a maturazione un popolo, una comunità, un aggregato di persone.
    Che il capitalismo sia il sistema economico capace di sostenere sviluppo e progresso delle condizioni materiali dell’uomo è un fatto sul quale si potrebbe discutere a lungo, ma in attesa di sperimentare un altro sistema pare che sia quello sul quale ci si debba confrontare nel concreto.
    In queste condizioni perciò il binomio capitalismo-democrazia diventa lo scenario della vicenda politica, perché le alternative a questi due termini hanno notevoli controindicazioni e perché in alcune società, se opportunamente sollecitate, ed in certi periodi questo binomio ha potuto convivere con principi di giustizia sociale, di tutela dei diritti, di laicità dello stato, di welfare esteso al più vasto spettro della popolazione.
    Ma come sai bene non solo le forze della sinistra ambiscono al possesso dello scettro su quel binomio e non tutti giocano a carte scoperte.
    Devo dirti che in questo gioco con il bluff o il trucco ha partecipato anche la cosiddetta sinistra, ma ancor meglio i singoli italiani che si dicono di sinistra. Un gioco assai simile a quello che viene fatto a Prato per cui senti dire peste e corna sui cinesi, mentre lo stesso soggetto ne ricava un affitto assai probabilmente a nero. Questo per semplificare l’andazzo di questo paese da una quarantina d’anni a questa parte certamente.
    Per cui abbiamo assistito a grandi kermesse congressuali ed elettorali, cui sono seguite grandi fregature.
    Quanto a Renzi. C’è ben poco da dire. Ha preso il piatto ed ora sta giocando a poker. Gli altri vanno ad un corso di tressette o di scopone. Qualcuno frequenta la società del bridge, altri si incontrano per quel gioco che ha sostituito la canasta.
    E’ in questo quadretto che oggi si cambiano forme elettorali, forme di governo e la costituzione politica italiana.
    Ognuno fa la sua parte come in quel quadro di Caravaggio commissionato a Roma dal cardinale Francesco Maria Del Monte negli ultimi anni del ‘500 ed oggi conservato al Kimbell Art Museum di Fort Worth (Dallas, Texas, Stati Uniti).
    E’ trascorso il tempo, ma ne possiamo ricostruire la storia.

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