La mia lettera a Ciwati

saluti

di Giuseppe CARELLA

Caro Civati sei uscito dal PD dopo una lunga sofferenza, perché da quel partito non ti senti più rappresentato e non vuoi più rappresentare. Potevi farlo un anno fa e forse sarebbe stato diverso. O forse anche no, come dice qualcuno: poteva sembrare come il capriccio dello sconfitto che non si rassegna al successo del vincitore, che oltre che capo del partito diventa anche capo del governo. Punti di vista. Non sapremo mai se era meglio prima o adesso.

Ora ci chiedi di scriverti sul tuo blog, per dirti come la pensiamo e aiutarti a fare le scelte migliori per il futuro.
Io scelgo di scriverti da qui, da un altro blog e provo a spiegarti anche il perché, in modo semplice: non dobbiamo solo essere noi a leggere te, ma anche tu a leggere noi. E questo significa cercare, sulla rete e nella realtà, quanto di meglio esiste, perché tu possa unirti ad esso nella nuova avventura. C’è una bella differenza, sai.

Insieme ad altri ti ho sostenuto nelle primarie nazionali perché eri portatore di una proposta bella, interessante, praticabile. Ti ho sostenuto e seguito anche dopo le primarie perché mi ispiravi fiducia. Ti seguo anche ora, un po’ di meno, ma ti seguo.

Nel frattempo ho capito un po’ di cose:

– non è sufficiente un buon leader per fare una nuova buona organizzazione di sinistra;
– servono una massa infinita di leader sul territorio che abbiano le caratteristiche giuste per essere riferimento delle persone che, anche se non lo sanno, hanno un disperato bisogno di una forza politica popolare che non esalti populismi (e quindi menzogne per abbindolarci), di una forza politica popolare che parli un linguaggio semplice, veritiero, anche quando può esser scomodo e che non si proponga semplicemente di governare “ad ogni costo”. Perché quel “ ad ogni costo” è assai pericoloso.
– servono quattrini che andranno cercati senza bisogno di sponsor altolocati che poi ti presentano il conto
.

Ecco, per ora può bastare cosi, Voglio solo aggiungere due cose come ho già scritto nel gruppi Facebook che ti riguarda.

Se puoi, non parlare di primarie e di Obama. Di primarie non parlare perché non sono state un bello spettacolo ultimamente (De Luca ti dice nulla? e il candidato sindaco di Agrigento berlusconiano eletto in primarie congiunte con il PD?).
Meglio non farlo, fidati, se prima non sono fissate regole approvate da chi si impegna e intende mettere risorse, tempo, soldi per la nuova forza popolare. E magari si potrebbe anche scoprire che di primarie non c’è bisogno, che le scelte sui dirigenti vanno fatte da chi ci mette l’anima e non solo e non dalle truppe di altri partiti. Per dire.

E poi, lasciamo stare Obama, che fra poco terminerà il suo mandato, e gli Usa potrebbero tornare a diventare una macchina spietata di guerra, come lo sono stati troppo spesso. Noi siamo un’altra cosa. Obama rappresenta quell’America talmente democratica e liberale che ha dovuto sterminare l’originario popolo di quelle terre per affermare la democrazia venuta da lontano. Per gli americani forse Obama sarà anche di sinistra e comunista. Per noi italiani è sicuramente un bravo figlio, meglio di Bush, certamente. Ma io mi fermerei qui. Noi siamo diversi, siamo anche diversi da come eravamo comunisti nel secolo scorso.

Ci sta, anche se qualcuno come me vorrebbe non starci e vorrebbe sentirsi ancora come allora, ma francamente se mi vieni a dire che il tuo modello è Obama, io non ti seguo. Nel senso che non ti seguo proprio.
Un certo Enrico Berlinguer ebbe il coraggio di staccare e recidere il cordone ombelicale da santa madre Russia e parlò di Eurocomunismo. Possiamo noi ora provare a fare qualcosa di nostro, senza per forza inseguire riferimenti solo per mostrarci più realisti del re?

Coraggio Pippo, ora che hai compiuto il grande passo, puoi tranquillamente diventare uno dei nostri, dei tanti senza casa intendo.

E magari tutti insieme potremmo anche riconoscerti un ruolo da leader. Ma non darlo per scontato, né tu ne altri. Che non ci fregate più con le varie Leopolde.
Dillo anche a chi ti sta vicinissimo.

Con affetto e amicizia.

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6 Pensieri su &Idquo;La mia lettera a Ciwati

  1. Non sono civatiana e non lo sarò mai perché non ho più fiducia nella ec cosiddetta ala sinsitra del PD. Condivido il parere di Landini che nella sua coalizione sociale non vuole nessuno che sia o sia stato in Parlamento e non solo rappresentando il PD. Però noi dobbiamo riuscire a radunare la sinistra e a questo non credo serva un Civati o un Fassina che possono anche fare parte del Movimento se lo desiderano ,ma non partire proponendosi come leader. I “capi” (parliamo anche in italiano e non solo adottando termini in lingua straniera) li dobbiamo trovare sui territori in coloro che stanno a contatto con la gente e ne conoscono i problemi, regione per regione. I militanti appunto come faceva una volta il PCI

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  2. Gentilissimo GIUSEPPE , tu dici :”– non è sufficiente un buon leader per fare una nuova buona organizzazione di sinistra;” . Sono d’accordo ed anzi direi di piu’ , che è storicamente la destra che si è sempre affidata ad un capo carismatico. Io sono piu’ propenso alla costruzione di una squadra , 11 giocatori ed un allenatore, così diamo anche ai giornalisti motivi per fare paralleli e riferimento allo sport nazionale. Io ho in testa una organizzazione di partito nella quale il ruolo dei dirigenti intermedi è essenziale nel tenere insieme vertici e base ; possono non necessariamente coincidere con amministratori locali o cariche tradizionali di partito. Il discorso economico bisogna tenerlo presente sempre fin da subito, ma come dici, senza trovare sponsor esterni. Ogni pur piccola iniziativa dovrà essere l’occasione anche per una raccolta volontaria di fondi. Nella individuazione dei dirigenti, porre piu’ l’attenzione sui comportamenti e sul vissuto piuttosto che sulla capacità imbonitrice delle belle parole. Sulle primarie : il fatto che siano state spesso fatte con i piedi non mette in discussione la validità dello strumento: occorre mettere regole nuove e farle rispettare ; come ipotesi su cui ragionare , posso pensare a urne separate tra iscritti e simpatizzanti . Per ora mi fermo qui ,e mi piacerebbe continuare questi discorsi con te. Cordialmente Giuseppe Del Zotto – Udine

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  3. Grazie , ed a risentirci. Civati ci ha chiesto di scrivergli sul suo blog. Però , non ti sembrerebbe opportuno che una prima semina di tali contributi dovrebbe essere organizzata secondo qualche criterio , qualche argomento prioritario , qualche struttura ? Anche il contadino ara il campo prima di gettare il seme . Si rischia altrimenti di fare una gran confusione con poco costrutto. Che dici ?
    Giuseppe Del Zotto gdelzot@tin.it

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    • E’ proprio questo il punto Giuseppe Del Zotto. Servirebbe una struttura di temi prioritari. E di linee politiche. Cosa che, al momento, manca. Ma vediamo cosa succederà dopo le elezioni regionali. Purtroppo, in questo come in altri paesi europei, si ragiona sempre in termini di elezioni, mai di programmi a lungo termine. Forse, è anche questa una delle ragioni della crisi.

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