Trafficanti di parole e spacciatori di menzogne

trafficanti

di Luca SOLDI

Paese strano il nostro, attraversato di continuo, da un capo all’altro, da destra e ora da quella che si credeva – e purtroppo qualcuno vuole continuare a credere – sinistra, da correnti continue che favoriscono non solo il propagarsi di batteri killer ma anche nuove categorie del genere umano che a quanto pare, sembra che non abbiano ancora ben chiara la storia recente del Paese.

Veri e propri trafficanti di parole. Ad alto valore aggiunto, come quelle dei pubblicitari. Più probabilmente veri e propri spacciatori di menzogne che mirano ad accreditare la tesi della “pericolosità” del Sindacato in Italia.

Distinte e graziose figure senza remore, senza rispetto che si accalorano, appunto, caldeggiando la tesi che vede, oggi, il movimento sindacale utile solo come dispensatore di un’accozzaglia di servizi per pensionati, e poco altro.
Pieno di tutori solo per chi ha diritti acquisiti e di centurioni pronti al sacrificio ed al sostegno solo per il pubblico impiego.
Magari, una congrega dispensatrice di sostegno ai “vagabondi” di ogni genere.
Elemento fastidioso per un’economia che, ormai risulta chiaro, trova la sua strada, solo lasciandola andare dove vuole.
Dopo la resa incondizionata, favorita dalla globalizzazione ( e dal ventennio berlusconiano) verso tutto quello che veniva espresso come inevitabile declino del settore manifatturiero.

Con la conseguenza di venir spacciato, universalmente, il teorema di un sindacato arroccato, complice e colluso, con quella bestia nera che è la crisi causata dal ritardo strutturale accumulata nel corso del tempo.
Ma le accuse di questi signorine e questi signori, piene di frasi ad effetto, dimenticano però che dietro le colpe che pure ci sono e non possono non pesare, esiste anche qualche cosa d’altro.
Che implica un riconoscimento a cui tutti devono guardare con rispetto. Che impegnerebbero ad usare altre parole, magari “antiche” e che oggi suonano contrarie a quella stessa sinistra a cui sembra che si richiamino.

Sono quelle del diritto, della solidarietà, del rispetto della dignità.

Delle difese, delle tutele, delle garanzie dei più deboli, degli indifendibili.
Parole che non sono (e non possono essere) monopolio da dispensare come elemosina solo da padroni, titolari e dirigenti, al “bravo” dipendente. In modo del tutto arbitrario.

Parole autentiche che non dicono che basta essere chiamati “collaboratori” al posto di operaio, centralinista, magazziniere o anche insegnante, per veder rispettato il diritto ad una dignità che passa sopra ad ogni interesse. Non dicono, come invece attuano i decreti del governo, che il lavoro arriva non tanto per la libertà di licenziare del Jobs Act, ma piuttosto dalla possibilità di poter tagliare i contributi, i costi da versare per i lavoratori.
Spingendo così, come un doping normativo, le assunzioni a tempo indeterminato (ma che non sono tali, sono solo a monetizzazione crescente) e le conversioni dei contratti.
Come e’ arrivato dalla conferma del rapporto INPS, secondo il quale nei primi tre mesi del 2015, sono stati quasi 268mila i rapporti di lavoro instaurati con l’esonero contributivo fino a 8.060 euro previsto dalla legge di Stabilità.
Portando l’ammontare dell’esonero per le imprese è di 155 milioni di euro.

Notizie positive, sembrerebbero, e quindi il premier Matteo Renzi commenta sulla sua pagina Facebook:
“I dati ci dicono che la strada da percorrere è ancora lunga, ma la macchina finalmente è ripartita: dopo cinque anni di crollo costante, tornano a crescere gli occupati”.

Ma la lettura è però un’altra.

Non ci troviamo di fronte ad una vera svolta, ma ad un grande regalo alle imprese e a meno diritti per i lavoratori“, commenta Serena Sorrentino, segretario confederale della Cgil.

Per la segretaria della Cgil, “non occorreva, non occorreva, dunque, cancellare diritti ( con il Jobs Act) per far aumentare il tempo indeterminato” e le domande da porsi sono: “se basteranno i soldi e se le imprese che beneficiano di questo ‘doping’, in un secondo tempo, renderanno veramente stabili questi rapporti di lavoro o piuttosto, se finito l’incentivo torneranno a licenziare“.

Magari proprio grazie al Jobs Act.

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Un pensiero su &Idquo;Trafficanti di parole e spacciatori di menzogne

  1. Credo che le parole della Sorrentino,oltre l’impianto di tutto l’articolo,chiariscano in maniera piu’ che evidente,le ragioni “culturali” e politiche che sono alla base della crisi di credibilita’e consenso dal mondo del lavoro,il declino del sindacato di questi anni e futuro, sempre piu’ accentuato,il suo,a volte isolamento,rispetto alla grande massa di lavoratori,specie giovani e disoccupati,che lo ignorano e vanno avanti sfiduciati e soprattutto…a prescindere.

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