Un solo obiettivo comune: la pace

abumazenpapa

di Luca SOLDI

Bastano le parole del Patriarca di Gerusalemme, Fouad Twal, a spiegare la portata di quello che avverrà domenica in San Pietro?

Sicuramente occorre leggerle con attenzione per la portata storica di quello che avverrà sotto gli occhi del mondo e non solo per la cerimonia, per la figura delle due donne palestinesi e di quello che hanno rappresentato in quella terra martoriata:

«Nel bel mezzo delle difficoltà che viviamo, la proclamazione di due sante della Palestina è un evento spirituale molto importante per gli abitanti della Terra Santa. Rappresentano una nuova luce per il nostro cammino. Si parla spesso di Terra Santa come di una terra devastata dalla violenza e dalle divisioni, con una conseguente distorsione della sua immagine. Sono proprio le due sante a restituire a questa terra il suo vero volto, mostrando che la santità è possibile anche nelle situazioni più difficili».

Quello che avverrà, alla presenza di Papa Francesco, sarà canonizzazione di due beate della Terra Santa: suor Maria Alfonsina Danil Ghattas, religiosa, fondatrice della Congregazione delle suore del Rosario di Gerusalemme e Maria di Gesù Crocifisso Baouardy, monaca professa dell’Ordine dei Carmelitani scalzi, fondatrice del Carmelo di Betlemme.

La canonizzazione avverrà domenica 17 maggio in piazza San Pietro a Roma, ancora una volta centro del mondo e riguarderà anche una religiosa italiana e una francese.

Alla cerimonia sarà presente anche il Presidente palestinese, Mahmoud Abbas Abu Mazen, che con la sua partecipazione alla liturgia per la canonizzazione dimostrerà che quell’evento riguarda e interessa tutti.

Alla vigilia di questo storico passaggio per la Chiesa del mondo, i riflettori sono soprattutto puntati verso tutto quello che ruota intorno agli incontri a margine fra Abu Mazen e Papa Francesco e le delegazioni.

Infatti sono in corso le ultime frenetiche consultazioni per concludere tutto un lungo lavoro preliminare su un concordato che apre una nuova pagina nei rapporti ufficiali e traccia un solco per il riconoscimento internazionale dei due Stati.

Un intenso lavoro diplomatico che porterà, nel proseguo della settimana, alla firma del riconoscimento fra due Stati – Il Vaticano e la Palestina – e due mondi che per troppo tempo sono sempre stati percepiti agli antipodi della concezione della vita e della stessa morale sociale e religiosa.

Alimentando diffidenze, odio, barricate di ogni genere nel seme che poi e’ sfociato in guerre senza fine di cui si perde la radice nella notte dei tempi.

Dunque quello che si sta per realizzare e’ un fondamentale, storico, passo diplomatico e politico, più volte sollecitato dal pontefice, come contributo alla soluzione della questione arabo-israeliana che travalica i confini del medio-oriente, per farsi contributo ad uno dei nodi da sempre dirimenti sulla pace e sulla coesistenza nel mondo.

In un passaggio che però non piace decisamente a Israele ma del quale non si può fare a meno.

Infatti, alla notizia degli incontri, il portavoce del ministero degli Esteri israeliano si e’ detto “deluso” per la decisione del Vaticano di riconoscere lo Stato di Palestina, aggiungendo che questa decisione non “contribuisce a riportare i palestinesi al tavolo delle trattative” per la pace.

Una presa di posizione, quella israeliana che appariva scontata e che sicuramente e’ stata messa in conto dalla diplomazia vaticana che si è subito affrettata a rimarcare il significato, la portata dell’accordo con le dichiarazioni subito pronte di monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati e Capo delegazione della Santa Sede.

Il prelato ha avuto modo di dichiarare, ricordando che si tratta del risultato ad un percorso storico che tra l’altro attraversa vari pontificati, in una intervista all’Osservatore Romano:

«L’intesa – ha spiegato – è frutto dell’accordo base tra la Santa Sede e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), firmato il 15 febbraio 2000. I rapporti ufficiali tra la Santa Sede e l’Olp furono stabiliti il 26 ottobre 1994 e in seguito fu costituita una commissione bilaterale permanente di lavoro che portò avanti i negoziati per l’accordo del 2000. Esso elenca tra l’altro diverse questioni riguardanti la vita della Chiesa e altre materie di comune interesse».

E oggi Bergoglio si è augurato che Abu Mazen sia “l’angelo della pace”.
«Ci vediamo domani», ha detto Abu Mazen accomiatandosi dal Papa. Domani anche Israele parteciperà all’evento e sarà rappresentata dall’ambasciatore presso la Santa Sede, Zion Evrony.
Chi è contro la pace, stavolta, non potrà nascondersi.

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