Un jukebox chiamato Gramellini

jukebox

di Mario GALLINA

Questo Gramellini, questo tuttologo, questo vate dei benpensanti, questo giornalista che ha sempre un’opinione di buon senso su tutto, anche sul sesso degli angeli! Ebbene questo sacerdote del buonismo, l’unico attacco sperticato, aperto e senza mezzi termini a chi ha sentito il dovere di farlo?

Al comunismo italiano, o meglio a tutti coloro che in un verso o nell’altro oggi e ieri sono ascrivibili politicamente a quell’area. Mi domando il perché di questo attacco senza mezzi termini e così virulento, dimostrando col suo dire, che questa area politica è formata da un’inutile accozzaglia di sbandati, senza salvarne nessuno, che non hanno alcuna funzione e senso per la politica italiana, definendo addirittura Rifondazione un partito con un solo iscritto e sollecitando il pubblico alla derisione.

Non un sussulto di oggettività nel suo dire, lanciando la remota ipotesi che per la democrazia Italiana potrebbe mancare, ora più che mai, una sinistra, condivisibile o meno!

Avrebbe almeno dovuto, con un po’ di onestà intellettuale, continuare a porsi le fondamentali domande di Norberto Bobbio: “Sono in grado le democrazie che governano i Paesi più ricchi del mondo di risolvere i problemi che il comunismo non è riuscito a risolvere? Questo è il problema. Il comunismo storico è fallito, non discuto. Ma i problemi restano, proprio quegli stessi problemi che l’utopia comunista aveva additato e ritenuto fossero risolvibili. Questa è la ragione per cui è da stolti rallegrarsi della sconfitta e fregandosi le mani dalla contentezza dire: ‘L’avevamo sempre detto!’. O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico (insisto sullo “storico”) abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia? La democrazia ha vinto la sfida del comunismo storico, ammettiamolo. Ma con quali mezzi e con quali ideali si dispone ad affrontare gli stessi problemi da cui era nata la sfida comunista?.

Ed invece, il senso ultimo dell’azione comunicativa di Massimo Gramellini è quello di aver fatto intendere agli italiani che lo hanno ascoltato che l’unica “sinistra” plausibile sia il PD, provocando quindi un danno calcolato e pesante alla nascita di una compagine alternativa ed antagonista al potere attuale.

Avevo da tempo cominciato ad avere qualche sospetto su questo signore, e ieri sera, durante la trasmissione “Chefuoritempochefa” la conferma definitiva: trattasi di un giornalista di area governativa che presta la sua presunta professionalità al potere in modo sporco e subdolo.

Con l’intervento di sabato 16 maggio da Fabio Fazio, suo degno compare, ha perso ogni credibilità agli occhi di quella parte di italiani che da stasera hanno capito che questo signore è come un jukebox al quale basta introdurre qualche moneta per metterlo sotto contratto e servirsi della sua smielata, sdolcinata e prezzolata prosa.

In altre occasioni gli avremmo detto: tana per Gramellini dentro la mela!

gramellini

 

 

(immagini dal web)

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7 Pensieri su &Idquo;Un jukebox chiamato Gramellini

  1. Gramellini è un prete, nel senso peggiore del termine.
    Trancia i suoi giudizi e le sue condanne con l’atteggiamento dogmatico di chi non ha incertezze. Di chi gode inconsapevolmente delle sventure altrui mascherandolo con pietismo da accatto. Di chi alla fine della predica riunisce le carte del sermone chinando la testa compiaciuto e stizzito insieme, vomitando segreti anatemi su coloro che nonostante il suo divino insegnamento dovessero perseverare nella loro opinione.
    La tirata di ieri sera contro i gruppuscoli della sinistra esprimeva lo stesso livore degli Inquisitori verso gli eretici, ben più colpevoli e pericolosi degli appartenenti ad altre confessioni religiose.
    Perché con questi ultimi ci si può pur sempre accordare, cercando un compromesso di comodo da posizioni teoricamente lontane, Nazareno docet.
    Con gli eretici no: non sia mai che ti portino via fedeli, consensi, voti.
    “Che tempo che fa”, una delle poche trasmissioni coraggiose nell’epoca berlusconiana, è diventata da subito il megafono del nuovo-che-è-avanzato.
    Lo si era capito da subito, quando in procinto delle Primarie invitarono solo Renzi e Cuperlo, evitando accuratamente di mettere in luce Civati, terzo legittimo contendente ed unico che potesse seriamente minacciare il plebiscito verso Renzi.
    Alle rimostranze di molti, se ne uscirono con giustificazioni penose e adesso è chiaro a tutti chi avesse deciso la linea editoriale del programma, fin da allora.
    Don Gramellini mi pare un Savonarola curiale, ma c’è da sperare ugualmente che compia la stessa identica traiettoria.

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  2. Questo bellissimo articolo dimostra che esistono ancora persone che hanno il coraggio di scrivere ciò che pensano, il coraggio delle proprie idee.
    Condivido tutto quello che lei ha scritto sign. Gallina, io sarei andato giù molto più pesantemente descrivendo simili giornalisti come dipendenti a libro paga del Potere.
    Tempo fa in un altro blog, risposi in chiaro ad un giornalista di Rai 1, tale Leonardo Metalli che in un articolo vantava la libertà di espressione dei giornalisti Italiani, ti posto la mia risposta.

    Egr Dott. Metalli,

    sono sincero, prima di interagire con lei, ho dovuto leggere e rileggere diverse volte il suo commento, non avendo avuto modo al primo impatto, di capire le motivazioni che l’hanno spinta ad esternare il suo pensiero sotto forma di polemica.
    Poi ho capito la molla della sua decisione, che francamente da un vero giornalista, forse avrei preferito fosse più argomentata ed anche meno generalizzata, con riferimento a specifici episodi di non-informazione.

    Per farle un esempio, non vorrei partire dal ventennio fascista, che oramai è appurato, l’informazione fosse soggetta al potere di turno, non vorrei nemmeno partire dal ventennio del liberismo sfrenato dove l’informazione era il diretto risultato dell’assoggettamento padronale al “caimano” che aveva sul suo libro paga, le “firme” più controverse della Stampa Italiana.

    Non parto nemmeno dall’oggi, ove in un “cerchio di servitori” del Potere poi non tanto invisibile, sono racchiuse le menti brillanti del giornalismo nazionale, le quali seguendo la moda ben retribuita del domestico al servizio del signore di turno, anziché fare informazione, si occupano soltanto di pubblicizzare il politico amico su tv e giornali.
    Quindi come vede, per iniziare il mio commento sulla serietà dell’informazione nel nostro Paese, non ho un pur minimo spunto che mi permetta di iniziare la discussione.

    Non è mai esistita e non esiste ancora una stampa libera per quanto lei voglia far credere, i giornalisti come tutti gli uomini, amano il denaro e per il denaro rinnegano la loro libertà di pensiero.
    Si rassicuri quindi, le violenze verbali non hanno mai chiuso la bocca ad un “servo del potere”, semmai il contrario, posso citarle alcuni veri giornalisti che hanno pagato la loro onestà intellettuale, Mino Pecorelli, Cosimo Cristina, Mauro de Mauro, Giovanni Spampinato, Giovanni Siani, Mauro Rostagno etc. etc.
    Questi rappresentavano la vera informazione, peccato che hanno pagato con la loro vita il fatto di essere veramente liberi.
    Non ha senso quindi, dichiarare la propria indipendenza avendo la libertà di parola quando la stessa è solo il risultato di un pensiero mercificato al miglior offerente, lo diceva anche Kierkegaard :
    “L’uomo non fa quasi mai uso delle libertà che ha, come per esempio della libertà di pensiero; pretende invece come compenso la libertà di parola”.

    Saluti.

    Occorre avere coraggio per poter cambiare le cose.

    Ciao 🙂

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  3. Evidentemente è della sinsitra annacquata in stile renziano e non mi stupirei neanche più di tanto visto il giornal enel quale scrive le sue piacevolezze più o meno azzeccate. Pensavo invece che Fabio Fazio fosse di sinistra quanto meno dell’ex ala sinistra). Si sarà fatto infettare anche lui dal fascino renziano o è una posizione di comodo? In fondo il posto di lavoro serve a tutti specie quando sono abituati a guadagnare bene e “tengono famiglia”. Comunuqe mi ero già resa conto che la trasmmissione del Sabato aveva perso mordente. Non parliamo poi della puntata domenicale….

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  4. Condivido l’analisi su Gramellini,lui fa’ parte della Stampa che a Torino veniva chiamata ” La busiarda “” la bugiarda ” Io penso che nella nostra societa ,senza fare estremismi,una vera sinistra sia necessaria . Basta con i poteri forti,fanno solo i loro interessi.

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