Profughi: Europa divisa, governi confusi

di Luca SOLDI

Sono continue le divisioni dei governi europei sulle politiche di ripartizioni delle quote di migranti fra i singoli Stati.
Distinguo che gelano le speranze di pochi giorni addietro.
L’ultimo “niet” a riguardo arriva dalla Francia.
Il premier Manuel Valls ha precisato che la decisione è stata presa “con il presidente Hollande per sgomberare il campo da ogni ambiguità”. Smentendo fra l’altro il ministro dell’Interno Cazeneuve che giusto una settimana fa, aveva dato il consenso definendo normale “la ripartizione dei migranti”.

Quello della Francia e’ un parere negativo che pesa ulteriormente dopo che vi erano state le prese di posizioni da parte della Polonia e dell’Ungheria. Ed anche dopo i distinguo della Spagna.
Un duro colpo a quella che sembrava una svolta storica per l’Ue.
A quella che sembrava una stracciante vittoria architettata e messa in piedi dalla nostra diplomazia e che invece, oggi, rischia di avvitarsi su se stessa alla ricerca del colpevole che ha imposto di perseguire questa strada.
Nel segno di un Europa che fa la figura – su un tema fondamentale come i diritti delle popolazioni che fuggono da una guerra fomentata dagli stessi stati europei – dell’elefante nel negozio di cristalli.

Se ne accorge anche il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che nel corso del suo viaggio in terra d’Africa, non perde l’occasione per fare, del tema dell’immigrazione, il punto centrale del suo discorso in una Tunisi, blindata proprio a due mesi dal tragico attentato al Museo del Bardo:
“Bruxelles deve prendere atto del dramma dei profughi e darsi una nuova missione storica che si ponga l’obiettivo di favorire una maggiore integrazione tra sponda Nord e Sud del Mediterraneo, creando le condizioni per uno sviluppo condiviso”.

L’esortazione del Presidente della Repubblica arriva in uno scenario non ancora pronto ad affrontare questo spinoso tema in modo, appunto, condiviso e responsabile e quello che c’è da augurarsi che tutto questo fermento porti almeno ad intavolare nuove discussioni in vista di auspicabili prossimi vertici.

Il percorso, dunque, è ancora lungo, pieno di asperità, almeno fino al consiglio europeo di giugno che dovrà approvare l’agenda Ue proposta dalla Commissione.

E la posizione espressa dalla Francia toglie molte speranze, ma, a guardare bene, corrisponde a fattori interni che il Presidente Hollande, non poteva non tenere di conto.

Già in altre occasioni la Francia si è dovuta tenere alla larga per una situazione interna sempre delicatissima. Dove il rischio dell’acuirsi dei contrasti, sul tema della gestione dei flussi migratori, è un fatto concreto evidenziato dalla presenza storica di importanti numeri provenienti dal continente africano.

Fattori che non sono frutto di sensazioni ma di concrete risultanze, che hanno avuto il segno tangibile dalle recenti tornate elettorali fallimentari per i socialisti di Hollande, rendendo concreto il pericolo del Front National di Marine Le Pen, ma anche e soprattutto del centro-destra repubblicano del rinato ex-Presidente Sarkozy.

Così, venendo a noi, quello che sembrava un consenso autorevole all’indirizzo dato dal nostro Paese, si e’ trasformato, da ieri, proprio grazie alla presa di posizione di Hollande, in quella che rischia di diventare la Caporetto della nostra politica estera, e del contributo, dato dal nostro Paese, per mezzo del Commissario agli Esteri ed alle questioni di sicurezza, Federica Mogherini.

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