Legge anticorruzione. Passaggio importante, ma non è la risposta definitiva

anticorruzione

di Luca SOLDI

Mentre ci apprestiamo a festeggiare il 23 Maggio come Giornata della Legalità, arriva dalle istituzioni, il “si” definitivo dell’Aula della Camera dei Deputati al ddl anticorruzione.
Un passaggio storico per un decreto che pure sarebbe stato perfettibile ma che segna certamente una svolta in un Paese che per decenni era stato abituato alle leggi “ad personam” del sistema berlusconiano.
Dunque un passaggio importante, ma sicuramente non la riposta definitiva al vero cancro del Paese.
Il testo è stato approvato con 280 voti a favore, 53 contrari ed 11 astenuti. Hanno votato contro M5S e Fi. La Lega si è astenuta. Alla lettura del risultato del voto, dai banchi del Pd, si e’ levato un lungo applauso. In precedenza la Camera aveva respinto tutti gli emendamenti al ddl anticorruzione.
Erano passati oltre due anni dalla sua presentazione con la firma dell’attuale Presidente del Senato, Pietro Grasso e dopo discussioni, rinvii, molte modifiche e polemiche il ddl anticorruzione è diventato parte dell’ordinamento italiano.
Commenti positivi da tutte le istituzioni rifacendosi dai Presidenti della Camera e del Senato.
Dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi ed anche, pur con dei distinguo, in particolare per il capitolo intercettazioni, dai vertici dell’ANM.
Verdetto negativo dal M5S che avrebbe auspicato il Daspo per i corrotti, una disciplina del falso in bilancio più repressiva, e una prescrizione che garantisse in ogni modo la certezza della pena. Infliggendo, così, dei colpi mortali anche nei confronti dei rapporti politica-mafia-affari.
Giudizi positivi, ma con riserve importanti, da una delle associazioni che più si e’ impegnata nel corso di questi anni contro la corruzione ed il legame fra mafia ed affari.
Libera, infatti in una nota diffusa in serata ha tenuto a precisare:
una riforma che non poteva più attendere ma da completare: più nettezza per rescindere i legami tra mafia, corruzione e politica”.

Prosegue la nota dell’associazione guidata da Don Ciotti affermando che si tratta di “un testo che presenta aspetti positivi, ma lacunoso in altri. Finalmente torna a essere perseguibile penalmente il falso in bilancio senza prevedere soglie e con la procedibilità d’ufficio, ma sarebbe stato bene accogliere l’emendamento che innalzava fino a sei anni le pene per le società non quotate, per permettere le intercettazioni”.

Ma veniamo ai dettagli:

Sul falso il bilancio, le pene per le società non quotate andranno da 1 a 5 anni: questo renderà però impossibile l’uso delle intercettazioni.
Per le società quotate in borsa invece, le pene potranno andare da un minimo di 3 ad un massimo di 8 anni.
Invece, per le piccole imprese si andrà da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 3 anni.

E’ sui reati di mafia che arriva un primo segnale, aumentando le pene per il 416 bis e la corruzione. Per chi fa parte di una associazione mafiosa formata da 3 o più persone è prevista la reclusione da 10 a 15 anni (oggi è dai 7 ai 12).
Aumentano le pene per chi promuove, organizza e dirige l’associazione.
Ed anche per quel che riguarda la reclusione, si passa dagli attuali 9-14 anni a 12-18 anni previsti nel ddl.
Aumenterà il peso dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione (Anac) che dovrà essere informata attraverso il suo presidente dal pm qualora quest’ultimo eserciti l’azione penale per reati contro la pubblica amministrazione. L’autorità potrà anche intervenire sui contratti di appalto secretati e sarà informata su ogni notizia emersa in contrasto con le regole della trasparenza nelle controversie sull’affidamento di lavori pubblici e sul divieto di rinnovo tacito di contratti di lavoro pubblici.

Novità anche per quel che riguarda la corruzione nella pubblica amministrazione. Per poter richiedere un patteggiamento sarà necessaria la restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato corruttivo. Questo varrà per alcuni dei principali reati contro lo Stato. Non solo: in relazione alla sospensione condizionale della pena, bisognerà aver risarcito la PA.

Per quello che riguarda poi il reato di concussione viene esteso anche all’incaricato di pubblico servizio. Lo prevede l’articolo 2 del ddl. Nel nuovo testo dell’articolo 317 del codice penale si leggerà: “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da sei a dodici anni”.

Sì, certo. Ora tocca al popolo italiano. Una legge, da sola, non può far nulla.

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