Il giorno di Giovanni Falcone

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di Claudia BALDINI

Con il termine mafia oggi intendiamo un’ organizzazione criminale avente lo scopo di controllare, gestire e preservare (seguendo un proprio codice di comportamento) i profitti derivanti da traffici illeciti come lo spaccio della droga, il traffico di armi, le speculazioni edilizie, l’imposizione di tangenti ad imprese pubbliche e private, la gestione di sequestri di persona, imponendo la propria criminale volontà con mezzi terroristici ed intimidatori, con la corruzione, e con la connivenza interessata dei ceti dirigenti. Questa organizzazione criminale prende il nome generale di mafia, in tutti i paesi dove esiste, e cioè praticamente in tutto il mondo; ma in Italia ha potuto assumere altre denominazioni, come “cosa nostra ( o mafia )” in Sicilia, “camorra” in Campania, “‘ndràngheta” in Calabria, “sacra corona unita” in Puglia, “anonima sequestri” in Sardegna. Molto spesso viene definita in tutto il mondo come l’onorata società, per l’aberrante e particolare «codice d’onore» che la regge: obbedienza assoluta ai capi, rispetto per le donne e per gli averi degli «amici», mai tradimenti verso la «società», strettissima omertà.


“Il problema è che assistiamo alla presenza di una mafia sempre più civile e di una società sempre più mafiosa”, disse Antonio Ingroia nel 2006. Esatto: bisogna ricordare che la mafia non è più fenomeno delle classi subalterne bensì affare delle classi dirigenti: la borghesizzazione dei massimi esponenti della criminalità organizzata, infatti, rappresenta il principale cambiamento degli ultimi decenni, cambiamento al quale è necessario dare una risposta immediata.

L’esempio di Ingroia è molto chiaro: dopo l’arresto di Salvatore Lo Piccolo, il suo posto all’interno del mandamento è stato occupato da Liga, noto architetto degli alti borghi italiani. La soluzione sembra essere una soltanto: la politica repressiva e di contenimento non è più sufficiente, ma è necessario uno scatto morale da parte della società civile. Far coincidere il fenomeno delle mafie con il numero di latitanti da arrestare non fornisce un’esaustiva spiegazione del fenomeno, né lascia comprendere alla società il ruolo fondamentale che deve assumere nel contrasto alla mentalità mafiosa.

L’immagine che la gente ha della malavita organizzata nel nostro Paese è obsoleta. Quando sentiamo parlare di “malavita organizzata” pensiamo alla Mafia, alla Camorra, e quando sentiamo parlare di Mafia, di Camorra, nella nostra mente prende subito corpo l’immagine che di quei fenomeni che ci siamo costruiti e siamo incapaci di associare i termini a un nuovo tipo di criminalità. Una criminalità a sua volta organizzata, che hai i suoi capi cosca e i suoi collaboratori capillarmente diffusi nei settori chiave del territorio in cui opera. Ma a differenza della Mafia dei Provenzano, dei Riina, dei Corleonesi, dei Santapaola, a differenza della Camorra dei Casalesi, questa è una mafia, è una camorra con le iniziali minuscole perché poco ha a che vedere con le illustri controparti del Mezzogiorno. Si tratta di una criminalità di nuovo tipo, più moderna, certo, persino più aggressiva e anche “raffinata” nei modi e nelle vesti sotto cui si presenta.
E’ la nuova criminalità italiana del ventunesimo secolo, la “mafia dei colletti bianchi”.

Questa nuova forma criminale agisce soprattutto nel nord Italia. A chiarire la grave portata di questo fenomeno basterà una cifra: 130 miliardi di € l’anno, ossia il suo volume d’affari secondo il presidente della Commissione Nazionale Antimafia . Si tratta infatti di una malavita che trova i suoi cervelli nella ricca borghesia del nord Italia, una classe imprenditoriale che, nel momento in cui è degenerata verso metodi criminosi, è diventata prenditoriale. Una vera borghesia mafiosa lontana dallo stereotipo del latitante siciliano o campano, braccato per anni dalle forze dell’ordine e ritirato discretamente in tenute fuori mano per sfuggire alla cattura, o da cinematografici padrini al cui passaggio la gente omertosa si leva il cappello fingendo di non sapere chi sia.

Questa mafia imprenditoriale è estremamente radicata sul territorio e nella società. Laddove decide di mettere radici non esiste luogo chiave o istituzione che sfugga all’infiltrazione di suoi uomini, siano essi fidati “dirigenti” dell’organizzazione o vili “galoppini”. Questura, Prefettura, Sanità, giornali, televisioni, amministrazioni locali, Tribunali sono il suo naturale terreno di coltura. E’ per questo motivo che la mafia dei colletti bianchi raramente ha bisogno di utilizzare sicari ed esecutori di omicidi e pestaggi che per lei costituiscono solo l’ultima risorsa (che pure non disdegna in caso di bisogno). Essa infatti è paradossalmente in grado di contrapporre a chi volesse sfidarla tramite i canali classici della Giustizia e dell’informazione proprio il potere della legge (e delle sue garanzie verso gli innocenti) e della disinformazione piegati alla propria volontà.

Direttori di giornali che si voltano dall’altra parte quando ricevono un comunicato; procuratori che hanno sempre altre inchieste da portare avanti rimandando all’infinito le specifiche denunce delle vittime di questa mafia; avvocati di parte civile che nel disinteresse del proprio cliente girano intorno alla questione senza mai affondare il coltello; prefetti e questori sordi; parlamentari eletti sul territorio che incontrano demagogicamente le vittime facendo solenni promesse di aiuto e poi non portano avanti alcuna battaglia politica seria che non vada oltre sterili proclami generici e “mediaticamente” corretti.

Tutto questo non avviene per caso, ma è il frutto scientificamente programmato di un’autentica regia. Insomma questa mafia moderna, efficiente e, indubbiamente, intelligente, raramente ha bisogno di sporcarsi le mani, di uccidere qualcuno, di piazzare bombe, di mandare loschi individui a fare minacce maldestre. Non le è affatto necessario perché è in grado di plasmare il corso delle cose e la realtà percepita a propria volontà. In questo senso la mafia dei colletti bianchi ha molto in comune con una loggia massonica che conti tra i suoi componenti personaggi importanti di vari settori della società (economia,politica, giornali e tv) capaci di agire in catena gli uni rispetto agli altri e quindi di manipolare l’andare degli eventi. Se, raramente la mafia dei colletti bianchi ricorre al delitto di stampo mafioso classico, grazie al suo controllo tentacolare sul territorio e le istituzioni, essa è però in grado di far patire alle proprie vittime sofferenze atroci, proprio perché contamina come un cancro tutti quegli organi ai quali la vittima per prima si affida per avere protezione e giustizia. Solo sperimentando questo meccanismo se ne possono intuire il dolore e la rabbia che ne conseguono, ma ciò implica di essere finiti appunto nel mirino di questa borghesia mafiosa. Chi avesse la fortuna di rimanerne illeso dovrà necessariamente fare uno sforzo di comprensione per intuire seppur molto lontanamente la frustrazione che si può provare quando, mentre il martello della malavita preme su di noi e le nostre famiglie, tribunali, giornali e forze dell’ordine cui ci appelliamo si mettono a ricoprire il ruolo dell’incudine complice contro cui essere schiacciati .

Una cosa questa nuova malavita e le mafie classiche del Sud Italia l’hanno però in comune: la capacità di produrre omertà.

La mafia dei colletti bianchi è riuscita a creare un circolo in cui, silenziosamente, tutti sanno, tutti conoscono, ma nessuno va oltre il bisbiglio, lo sguardo abbassato, l’allusione. Ufficialmente nulla di male accade nel circuito economico-politico – giudiziario – mediatico in cui essa si inserisce, ma di fatto è possibile scovare, con fatica e discrezione, molte storie di minacce, pressioni, intimidazioni, deviazioni di indagini.

Bene , in questo quadro , nelle liste di una delle Regioni simbolo di mafia , la Campania, ci sono ben 40 tra indagati e condannati in primo grado. Tranne un condannato per abusi contro minori (sigh) tutti gli altri sono indagati o condannati in primo grado, per collusione o riciclo o infiltrazione mafiosa nell’Amministrazione. Il Pd è nettamente in testa nell’utilizzo di questa brava gente con 31 personaggi impresentabili.


Renzi è andato ieri a blindare De Luca (condannato). Curioso il suo discorso: La mafia non si combatte leggendo un bell’articolo sul giornale, ma con il lavoro.
Signor Presidente, certo , leggiamo ,capiamo e agiamo. Per prima cosa: via questi personaggi dalle liste del suo partito. Poi creiamo lavoro onesto. E io , almeno, in questo giorno della memoria di Falcone, mi sento desolata e sinceramente voglio dire ai frequentatori del PD che dovrebbero molto incazzarsi, perché vedete, Renzi indossava una camicia azzurra, ma mentre parlava così , io ho visto il colletto diventare bianco. Questa si chiama complicità con la mafia dei colletti bianchi. Dove il potere pur di vincere, si gira dall’altra parte. Licenza di uccidere il Paese.
Se qualcuno si sente offeso, chiedo scusa: ma pensi bene ai suoi comportamenti prima di offendersi.

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Un pensiero su &Idquo;Il giorno di Giovanni Falcone

  1. Ecco, quello che ho letto rappresenta un esempio della libertà di espressione delle proprie opinioni, libertà tanto dichiarata quanto mai usata con spirito critico, perchè esprimere ciò che si pensa fuori dal condizionamento generale della massa, rappresenta un atto di coraggio e una prova della propria onestà intellettuale.
    I miei Complimenti, Claudia! 🙂

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