La messa in scena di una democrazia senza popolo

gioco_tre_carte

di Roberto RIZZARDI

[dal suo blog http://ilbloggerstagionato.blogspot.it/ ]

La confutazione più efficace alla pretesa renziana, e del PD da lui colonizzato, di essere di “sinistra” consiste nella constatazione che i cardini strategici del suo operato, anche senza voler scomodare agghiaccianti contiguità col famigerato “piano di rinascita democratica” di gelliana memoria, sono esattamente quelli che Berlusconi, dopo aver sistemato le sue più impellenti “necessità” personali, si provò a promuovere, senza mai riuscire a finalizzarli.

La sostanza della manovra renziana è abbastanza evidente, una volta sollevata la pesante coltre di mistificazioni copiosamente prodotte del nostro Primo Ministro. Si tratta delle tre “gambe” che sorreggono il suo ridisegno dello scenario:

  • sterilizzazione dello Statuto dei lavoratori ed arretramento di perlomeno cinquant’anni delle condizioni di confronto tra lavoratore ed imprenditore.

Missione compiuta tramite l’approvazione del mortale “job act”. Al di là, infatti, della ormai risibile definizione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato (nel senso che non è determinabile a priori quando si verrà licenziati liberamente e senza ambasce – per il datore di lavoro si intende) è del tutto evidente che chi vive, o cerca di vivere, di lavoro dipendente ora non è più sottoposto unicamente alle variazioni delle condizioni di mercato, ma anche alla valutazione del suo grado di “mansuetudine”. Il necessario prerequisito di instaurazione di una massiva forma di controllo e contenimento del dissenso popolare è così assicurato in maniera ottimale;

  • azzeramento definitivo, e non più incidentale o congiunturale, della dinamica parlamentare mediante l’impianto di un sistema elettorale che:

– assicuri in larga parte il controllo partitico sulle candidature, perlomeno nelle posizioni apicali di circoscrizione;

– neutralizzi l’effettiva povertà rappresentativa, in presenza soprattutto di forte astensionismo, del partito di maggioranza relativa, assicurandogli un bonus che gli consenta di “occupare” il Parlamento.

Tale obiettivo è stato raggiunto mediante l’approvazione dell’Italicum. L’escamotage della rimodulazione del quorum necessario per non rimanere fuori dal Parlamento, inizialmente fissato in un impresentabile 8%, e la “trovata” di predisporre un ballottaggio nel caso, molto probabile, che nessuno consegua il 40% al primo turno, nulla toglie al fatto che l’intenzione è quella di assicurarsi un controllo del sistema legislativo talmente blindato da ridurre il Parlamento a mero “vidimatore” del volere del potere esecutivo. Il fatto che, in omaggio ad una governabilità dai presupposti alquanto discutibili, si azzeri di conseguenza uno dei cardini del nostro sistema democratico, ovvero la separazione tra i poteri dello stato, pare non sia stato colto da molti;

  • Distruzione o ridimensionamento dei sistemi di controllo e regolazione dei processi di gestione dello stato.

Questo risultato non è ancora stato raggiunto, ma le premesse sono state poste nel momento in cui si è postulato il superamento della doppia lettura delle leggi mediante l’abolizione del Senato o la sua sterilizzazione tramite la riconfigurazione ad istanza di secondo livello e dalle per ora incerte prerogative. Un Senato di nomina non più reale, come quello sabaudo, ma certo rappresentativo delle realtà politiche regionali, e dei partiti che le amministrano, più che di elettori che, a quel punto, hanno perso ogni residuo controllo sulla designazione del personale politico.

Nel momento nel quale il disegno si compirà, la Camera diverrà l’unica istanza legislativa, coi limiti conseguenti alle caratteristiche dell’Italicum, anche in presenza di un Senato ridotto a country club di trombati nelle competizioni elettorali regionali o commendevoli sostenitori di gruppi di interesse di vario tipo.

Non è necessario essere particolarmente versati nella disciplina delle scienze politiche per rendersi conto che il “combinato disposto” delle sopraesposte tre gambe porta diritti verso un impianto come minimo paternalistico, ma predisposto all’instaurazione di un sistema autoritario, la cui durezza deriverà dalle condizioni ambientali e congiunturali.

A disegno compiuto, con maggioranze dopate e blindate, senza alcuna forma di controllo parlamentare dell’operato dell’esecutivo, con una poplazione ricattata dalla labilità del proprio reddito, in presenza di attacchi già visibili al potere giudiziario e con la costante delegittimazione dei corpi sociali intermedi il nostro vulcanico Primo Ministro potrà ben prodursi in un tonante “missione compiuta”.

Fa male rilevare che le stesse cose, fatte dal priapico cavaliere, avrebbero dato luogo a sollevazioni furibonde. Questo sottolinea il fatto che l’assenza di un’opposizione, o la sua neutralizzazione, è il più pericoloso vulnus alla democrazia di un paese.

Il fatto è che non mancano gli oppositori, ma manca la loro dimensione politica, la capacità di concretizzare il dissenso in un valido sistema di pressione. Si, capita che alcune categorie si organizzino e si facciano sentire (come gli insegnanti), ma restano fuori, come un centro sociale qualsiasi, perché all’interno della macchina politica e rappresentativa non sono, appunto, rappresentati.

Job act, ristrutturazione dell’ordinamento parlamentare e Italicum non fanno altro che stabilizzare e perpetuare questa rappresentazione teatrale, e fasulla, di democrazia verso la quale, come tanti lemming che corrono verso il precipizio, ci siamo avviati.

 

(immagine dal web)

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2 Pensieri su &Idquo;La messa in scena di una democrazia senza popolo

  1. Ho sempre affermato fin dall’inizio, quando Renzi defenestrò Letta, che pur non essendo il migliore dava per lo meno una qualche garanzia, che con il renzismo al comando il PD avrebbe ripercorso le stesse strade già battute nel 1922 dal fascismo, compresa l’eliminazione dei suoi avversari, anche se non fisica come nel caso Matteotti, violenza delle squadracce fasciste esclusa perché al momento basta la polizia ma non è detto che non ci si arrivi piani piano. e se ci fate caso molte delle sue leggi tanto innovative come da lui proclamato, ricalcano provvedimenti fascisti l’Italicum, la legge Acerbo, e così via E’ il famoso fascismo eterno di cui parlava Umberto Eco nelle sue cinque Opere morali che con un altro nome ritorna sulla scena. D’altronde l’Italia è sempre stata di destra e ancoir più fascista.
    Anche allora l’avvento del fascismo fu reso possibile dalla paura (del comunismo russo) e dalla viltà di Re Vittorio Emanuele III, ora nel nostro caso dall’appoggio incondizionato dell’ex Presidente della Repubblica, partito dal PCI!
    Anche allora ci vollero vent’anni di Dittatura e una guerra mondiale perché il popolo italiano si ribellasse.
    Ora tanto più si poteva pretendere dai cittadini che se ne accorgessero e si ribellassero in tempo anche perché malgrado l’analfabetismo di ritorno, specie politico, qualche cosa avrebbero dovuto ben ricordare… Ma la crisi economica ha spento ogni possibilità di lotta, l’inquinamento delle coscienze e l’attaccamento al Dio Denaro ha fatto il resto e i cittadini si sono ognuno rinchiusi nel loro bozzolo a meditare sul concetto (tanto sono tutti uguali rubano tutti ) per assopirsi del tutto e praticare in dosi massicce la pratica dell’astensionismo che i governi hanno sempre tenuto in non cale.
    Poveri noi, italiani, come ci siamo ridotti male, senza più ideali e motivi per cui alzare la testa e dire qualche volta “No io non ci sto!”

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