Non tiriamo le somme

somma

di Francesco GENTILINI GIANNELLI

[Dal suo blog Bereshit]

E’ ormai in atto l’operazione politica di Pippo Civati di lanciare un nuovo soggetto a sinistra del PD, che contribuisca alla casa comune della sinistra.

Non si sanno ancora bene i dettagli, ma si può leggere: “Possibile come nome, e come promessa che facciamo alle persone a cui ci rivolgiamo: quelli che non ci credono più, quelli che ci credono ancora, quelli che vorrebbero tanto credere in qualcosa di nuovo e diverso, se solo, appunto, venisse offerta loro una possibilità. Possibile, insomma, contro chi ci vuole rassegnati e da troppo tempo ci dice che non ci sono alternative”.

Pausa scenica.

Sembrerebbe, a dirla tutta, una riedizione di quella sinistra che non riesce proprio a mettere in fila due parole concrete. A dire il vero, in tutta la presentazione della nuova avventura politica si fa un po’ fatica a capire bene di cosa si parli, e per chi non fosse familiare alla recente storia della sinistra (sono molti di più di quelli che crediamo) non dev’essere facilissimo orientarsi. Probabilmente l’alone di mistero è voluto, dato che pare che maggiori dettagli saranno divulgati nei prossimi giorni.

Ciò detto, alcune piccole critiche:

– in primis, mi pare che Civati abbia dei problemi con le tempistiche. Non solo ha aspettato un anno e mezzo per fare un passo che tutti gli chiedevano da tempo e che sembrava naturale, come lui stesso rimarca, con un ritardo che ha buttato già via tante opportunità e forze utili, e questo sembra che nell’entusiasmo della sua uscita tutti se lo siano dimenticati. Adesso, dopo solo qualche settimana dal tanto atteso salto fuori dalla ditta, una settimana prima delle elezioni regionali, salta fuori con un soggetto che sembra tutto un cucciolo di partito (un altro???), che però è anche casa aperta della sinistra, che però è anche movimento, che però è anche…

Grandi progetti insondabili o solo tanta confusione e parole in libertà?

– l’atteggiamento di Pippo Civati appare ogni tanto latentemente verticistico e personalistico. Di Possibile è da apprezzare la “hype” che il suo team è riuscito a crearci attorno, con un “brand” molto riconoscibile ed un logo efficace. Detto questo, lui si candida ad essere un importante rappresentante della Nuova Sinistra Italiana. Mi spiegate cosa ci sarebbe di nuovo in un’operazione di leaders che sentono altri leaders che organizzano incontri tra leaders per decidere se mettersi insieme o, nel caso contrario, come spartirsi la torta (tra leaders)?
E’ vero, mi si può rinfacciare che si parla di cantieri aperti, di un progetto politico rivolto a chi ne vorrà fare parte come a chi ne starà fuori…ma questo è quello che dicono tutti,

Ferrero, Vendola, Civati e tanti altri da un bel po’. Di quale cantiere parlano? E’ lo stesso, oppure ognuno ha il suo progetto, col suo architetto e i suoi ingegneri?
Perché io ho paura che ci troveremo presto col famoso “tanti capi, pochi indiani”, con un ammontare enorme di cantieri aperti ma con pochi muratori confusi che non sanno più bene per chi lavorare, altri muratori che ormai se ne stanno a casa che tanto è meglio farsi gli affari propri e qualche (pochissimi) muratore che segue sempre il suo committente preferito, qualunque sia il cantiere, in barba agli altri che non sanno mica come si costruisce la casa comune della sinistra.
Questo “aprire la rete alle adesioni” può voler dire cose bellissime come terribili.

– per finire, questa operazione porta, ancora una volta, il dibattito sul piano peggiore possibile: quello delle alleanze.

In un momento delicato come quello che ci porta alle elezioni in Liguria, far passare ancora una volta l’immagine di una sinistra che si occupa solo delle alleanze tra partiti (non parlo dei movimenti, che ormai li abbiamo salutati da un pezzo) odora terribilmente di vecchio.

Proprio in questi giorni viene eletta alla guida della città di Barcellona una signora che è stata addirittura arrestata per essere scesa in strada al fianco dei cittadini bisognosi. Siamo solo poco al di là del Tirreno, eppure sembra di parlare di un altro mondo, politicamente.

Caro Pippo (spero che tu stia leggendo queste righe, nel dubbio te lo scrivo lo stesso), dobbiamo pensare un po’ meno alle alleanze e di più, molto di più alla lotta per la sopravvivenza che gli ultimi del mondo, a partire dall’Italia, si trovano a dover combattere contro questo sistema.

Con le parole di Erspamer: “La sinistra deve imparare dall’Irlanda: lavorare fra le gente ma poi correre il rischio di lasciarla decidere e accettarne il responso, quale che sia. E subito iniziare un’altra battaglia, anch’essa combattuta frontalmente. Senza lasciarsi impantanare in una perpetua guerra di logoramento, su posizioni pressoché stabili, come piace ai liberisti.
Io consegno queste mie paure a chi le leggerà, sperando che qualcuno corra a smentirmi. Perché una delle poche certezze che ho nella vita è che se domani ci saranno ancora due, tre “Sinistre Unite”, non andremo da nessuna parte (nemmeno con una, se rimangono i vari Ferrero, Fassina e Vendola, ma questo è un altro discorso).

Perché tirare le somme non basta. Il simbolo di possibile è un uguale. Dipende cosa ci metteremo prima. Io sono stanco di semplici +. Cominciamo a ragionare in termini, socialmente e politicamente, di X.

Nel’attesa che qualcosa si chiarisca e che si cominci finalmente a parlare ed agire in termini radicali, come Grecia, Spagna ed Irlanda ci insegnano, tifiamo per Pastorino.

Abrazo

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4 Pensieri su &Idquo;Non tiriamo le somme

  1. Che dire del progetto di Civati? La scelta dei tempi per il lancio mi sembra dettata piu dalla necessità di non farsi oscurare dalla figura e dal progetto di Landini. Quanto alla organizzazione vedo tra i “quadri” le stesse persone che lo hanno portato ad arrivare terzo al congresso del PD. Voglio attendere che si arrivi alla prima occasione in cui si debba decidere chi sono i coordinatori ed i portavoce per vedere se la scelta artiva dall alto o dal basso, poi deciderò.

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  2. Uno scritto che aderisce così profondamente al mio sentire, e credo anche a quello di moltissimi altri “sbandati” della sinistra, da causarmi un moto di commozione.

    Quali sono stati, e sono, i mali della sinistra? Molti e tra questi senz’altro un verticismo autoreferenziale che ha sempre pensato, bonapartisticamente, che “l’intendenza seguirà “. Ma quell’intendenza era il tuo esercito, la tua ragione sociale, la motivazione profonda della tua esistenza, mentre non lo era, in realtà, lo strumento rivoluzionario, nato come, appunto, strumento e divenuto fine, un po’ come sollevarsi dalle stringhe delle scarpe.

    Altrove questa cosa é stata compresa. Dove la dinamica ha cambiato il suo verso di scorrimento e, finalmente, la massa spiega a rappresentanti che lei stessa ha espresso che cosa vuole e i rappresentanti si industriano a conseguire il risultato, qualcosa finalmente si muove. Podemos, arruolata d’ufficio da tutti gli attori della sinistra italiana e da quel M5S che di sinistra non è, ha tra i propri dirigenti studiosi di scienze sociali che non “spiegano” alla base cosa va fatto, ma mettono al servizio della collettività le loro competenze. Non credo che da noi questa cosa sia stata compresa in tutte le sue implicazioni,

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  3. Buon articolo e più che giusto. Bravo l’autore che ha centrato in pieno il problema Alla sinistra non serve più una somma di noimi più o meno noti (loro parlavano già anche di Landini che pure ha sempre detto di non volere nella coalizione sociale personaggi già impegnati uin politica) ma dei programmi ben studiati, delle propoiste di azioni concrete da mettere in pratica. E’ bene che Civati e colleghi lo capiscano.

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  4. Pingback: Non tiriamo le somme | Il Crocevia delle Idee

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