In risposta a Giorgia Meloni. Apologia sociale della famiglia 2.0

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di Andrea CASARANO

Quello delle unioni civili è un argomento tanto abusato quanto poco ascoltato ma il cui sviluppo, nella produzione legislativa e nella tabella dei valori civili di questa nostra nazione, non appare adeguatamente proporzionale all’intensità e alla veemenza con la quale di tanto in tanto esplode nella discussione pubblica.

L’ultima occasione che ha portato all’attenzione un argomento che non dovrebbe nel 2015 neanche più fare notizia, se non per la ritrosia di qualcuno a riconoscerne la giustezza etica e morale, è stata la consultazione referendaria tenutasi in Irlanda lo scorso fine settimana, ed accolta anche da noi come un grande successo di democrazia nonché di metodo di produzione legislativa.

Un semplice quesito: “Volete che sia emendato l’articolo 41 della Costituzione del 1937, con l’inserimento di una nuova clausola nella sezione Famiglia?“. Clausola che recita: “Il matrimonio può essere contratto per legge da due persone, senza distinzione di sesso“. Semplice semplice, senza doppi sensi.
Il referendum irlandese, dice molto su come l’argomento possa essere affrontato e su quanti diritti, di secolare importanza, siano al suo interno contenuti: principio di uguaglianza, sovranità popolare in fatto legislativo, principio personalistico che si antepone a qualsiasi classificazione sociale. Perché prima che uomini o donne, lavoratori o disoccupati, ricchi o poveri, siamo persone. E persona, nel vocabolario giuridico, è quel termine che si adopera per indicare chi è capace di essere titolare di diritti e di doveri.

Un’innovazione sociale e giuridica non da poco quindi, che interseca nel suo sviluppo non solo il diritto ma anche la sociologia e le tradizioni dei popoli. Se infatti è vero che la famiglia è un fenomeno sociale e giuridico antichissimo che affonda le sue radici negli albori della società, è anche vero che, prima ancora di essere argomento del diritto, questo fa parte dei costumi e delle tradizioni di un popolo. Ed è come tale sottoposto al passare del tempo e al mutare delle tradizioni stesse. Come a dire che sono i popoli a sancirne l’importanza sociale e le sue caratteristiche, non le leggi, le quali, si limitano solo a disciplinarne eventualmente gli effetti più squisitamente giuridici. Tanto è vero che, la famiglia fondata sul matrimonio non viene né identificata né istituita come tradizionale dalla Costituzione Italiana, la quale si limitò solamente a riconoscere l’importanza di quel tipo di famiglia. Senza però pronunciarsi sulla sua unicità.

Ma come ricordavamo sopra, le tradizioni si impongono per sè stesse, non per legge ed il fatto che esista un matrimonio tradizionale, non necessariamente indica che esista una sola famiglia tradizionale, che leghi per forza e unicamente la sua struttura “tradizionale” al discendere da un’unione che per noi è tradizionale.

E qui il discorso, si sposta inevitabilmente e ancora sui valori morali della nostra società: è da ritenersi tradizionale una famiglia guardando alla forma oppure quel che conta è la sostanza del rapporto? Perché il dilemma e l’ovvietà del dibattito, sono tutte qui. V’è chi ritiene che la forma sia la sola cosa che connoti e renda tale una famiglia tradizionale. Altri invece, sostengono e antepongono la sostanza: l’amore di coniugi ad esempio, che si rispettano e si concedono diritti e doveri, la dignità di un rapporto che in nulla differisce, nella sostanza appunto, con la versione eterosessuale. Ed è probabilmente qui che si nasconde la chiave di lettura di questo fenomeno: nella sostanza. In Irlanda lo hanno capito.
E pur venendo da una tradizione cattolicissima, prendendo atto di una nuova caratteristica della loro società, hanno posto rimedio adeguando la loro produzione legislativa ad una tradizione che si era venuta modificando. E lo hanno fatto nel modo più nobile: con una consultazione referendaria che lasciava decidere al popolo se fosse meglio una nozione di famiglia piu restrittiva, come da tradizione, oppure una versione piu aperta e inclusiva.
Quel che si è fatto in Irlanda, è aver consegnato ai posteri, per mezzo dei costumi sociali e della tradizione, un nuovo novero di valori che questi a loro volta consegneranno ai loro posteri oppure modificheranno coerentemente ai tempi che vivranno, in armonia con la loro società.

Ma nel frattempo, gli irlandesi hanno consegnato a noi, nello spirito pieno dell’etimologia della parola “tradizione”, un chiaro esempio di civiltà e modernità. E non solamente un nuovo concetto, giuridico e sociale, di famiglia.
Come a dire, che sono i popoli a sancire l’importanza e le caratteristiche dei fenomeni sociali, non le leggi.

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