Prima di partire per un lungo viaggio…

auto-in-panne

di Mario GALLINA

L’Italia di oggi vive una condizione politico-governativa più unica che rara, che possiamo definire senza sorridere, parafrasando Germi: ”all’italiana”.

Da quali segnali si può dedurre questo stato anomalo che non si registra in nessuna altra parte del mondo? Cerchiamo, dopo un ventennio e più di berlusconismo e di antiberlusconismo, di mettere in fila le nuove condizioni alle quali ci siamo praticamente assuefatti e che, quello che resta del popolo elettore vive ormai come dato normale: quello, in estrema sintesi, che si definisce da qualche tempo come il “comune sentire”:

  • sempre più serpeggia in Italia la convinzione, abilmente inculcata dai media,  che non esista più destra e sinistra;
  • chi si ostina a parlare di destra e sinistra viene tacciato di populista, vetero, arretrato, fuori dal tempo, nostalgico stupidamente inadeguato;
  • la sinistra-sinistra la si è praticamente fatta dissolvere;
  • la destra-destra si è praticamente auto-dissolta, ma è ancora fortemente presente sui media grazie all’inopinata pubblicità data ai Salvini ed alle Meloni;
  • l’autodefinitosi  centrosinistra, oggi al governo in Italia, viene rappresentato da un pingue partitone unico  – quello che in politologia viene chiamato “partito prenditutto” – che tende sempre più alla rappresentazione del cosiddetto “partito della Nazione”, nel senso che rappresenta le istanze di tutti, disoccupati e superburocrati, ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, omofobi ed omosessuali, puttane e morigerate donne in carriera, imprenditori sfruttatori ed operai sfruttati, consumatori che non consumano più e produttori che non producono più, inquinatori ed ambientalisti, conservatori e riformisti, schiavi e padroni, insomma per farla breve: tutto ed il contrario di tutto.

Tutte queste condizioni hanno creato uno stato di totale ed incontrollata confusione, di caos primitivo, nel quale, sempre di più, quando si ascolta un dibattito politico, non si riesce più a capire a quale parte politica appartenga l’oratore, in quanto, sempre più, lo vediamo prendere contemporaneamente le difese dello schiavo e del padrone, dell’inquinatore e dell’avvelenato, dell’evasore fiscale e dell’onesto contribuente, persino il leghista cambia pelle e si professa candidamente contro la secessione proponendo un partito a carattere nazionale!

Questo, d’altra parte, fa il paio con la politica leaderistica, interpretata dal “capo” che di volta in volta, in funzione di quello che ritiene più utile per intercettare il consenso, modifica, lima, ridetermina, devia, arrivando perfino a far marcia indietro e riuscendo a giustificare sempre tutto, in quanto gli impegni assunti con i suoi elettori sono aleatori e mai rispondenti a saldi principi di chiare scelte politiche, a capisaldi ideali di riferimento: tutto è provvisorio e “leggero”, funzionale alla politica degli annunci, del dire, del raccontare usando sempre i verbi al futuro.

Quando poi le scelte si fanno, come nel caso del governo Renzi, che definendosi in modo completamente arbitrario di centro-sinistra, sulla carta dovrebbe stare dalla parte dei più deboli e bisognosi, si varano invece leggi “lacrime e sangue” contro il popolo che nemmeno la destra più conservatrice avrebbe mai avuto il potere ed il coraggio di fare: ma si sa, come qualcuno ha già fatto notare “gli schizzi di sangue stonano meno sul grembiule rosso”!

In questo clima il partito che accomuna tutti è quello della confusione, della promiscuità del governo per il governo, per tenere buoni quelli che devono stare buoni, per mantenere lo status quo, far finta di cambiare tutto per non cambiare niente!

E allora si contrabbandano per rivoluzionarie leggi conservatrici, si racconta con i mezzi d’informazione asserviti, di cambiare, di rivoltare tutto e invece si conserva il peggio, anzi si restaurano metodi che si pensavano spariti, superati, estinti e si ristabiliscono sistemi di potere che si credevano estinti.

Il “riformismo” è la parola magica, buona per tutte le stagioni, tra l’altro spendibile sia a destra che a sinistra, i ruoli sono interscambiabili, nulla cambia, le parti in realtà non sono contrapposte, alternative, antagoniste: lo sono solo apparentemente, mentre nel gioco perverso e fasullo delle parti. In realtà, nel chiuso degli accordi esclusivi, laddove è la finanza, quella vera, cattiva, determinata che domina e spadroneggia, lì le parti sono semplicemente “concorrenti”, lottano tra di loro esclusivamente per concorrere a fare le stesse cose, ad accreditarsi come strumento della finanza padrona per chi si candida a fare di più e meglio l’interesse del capitale, unico grande vero leader di questo sistema falso, bugiardo ed immorale, che per imporre il suo sfruttamento sui popoli non trova di meglio che nascondersi e di esercitare il potere in modo subdolo e sotto le mentite spoglie di governi democratici.

Il conflitto sociale che dovrebbe esplodere, in realtà viene contenuto all’interno di stanze di compensazione all’uopo create e messe in campo con il compito di attutirne la tensione, ed impedirne la deflagrazione. Tali stanze che una volta erano individuabili in alcuni sindacati, ( ricordiamo termini bivalenti coniati all’uopo come “ammortizzatori sociali”) ora sono individuabili nei partiti populisti come la Lega o addirittura in certe condizioni persino nei Cinque stelle, che, coscientemente o meno, ha assolto a questo ruolo, oltre ai finti partiti di sinistra come il PD, che raccolgono le aspettative e le speranze del popolo usandole come merce da propaganda elettorale, che restano però sempre tali senza mai diventare realtà, anzi, una volta espressi in termini così confusi ed irrazionali finiscono per essere riconosciuti irraggiungibili nel fondo dell’anima dagli stessi cittadini.

In questa condizione l’affermazione di un partito di opposizione autenticamente alternativo al potere costituito, quello vero intendo, è un progetto difficile, quasi irraggiungibile, in quanto il partito di potere che governa, si presenta come partito di opposizione egli stesso al sistema dominante, e quindi contemporaneamente, come si valutava precedentemente, nell’apoteosi della contraddizione, maggioranza ed opposizione!

Sputtanare questo imbroglio, perchè di un vero e proprio imbroglio si tratta, non sarà cosa facile, non è facile andare a raccontare in giro che “questi non sono di sinistra” e che la sinistra sta da un’altra parte, anzi che non si sa dove sta, perchè dispersa in mille rivoli a causa di una genetica predisposizione al ” distinguo ergo sum” da una parte, e di una colpevolissima responsibilità dei vari leaderini che hanno scelto assolutamente come motto “auprès de moi le diluge ” piuttosto che fare un piccolo passo indietro per tentare di costruire questo spazio per la sinistra-sinistra.

Ecco perchè l’Italia oggi non è la Grecia di Syriza o la Spagna di Podemos: l’Italia di oggi è quella del PD del partito delle contraddizioni per eccellenza, che mentre si presenta alla valutazione del popolo come “di centro-sinistra” ha precedentemente, e pure con orgoglio, cambiato il suo nome togliendogli proprio la “S” di Sinistra.

Errori voluti? Secondo me, sì. Ed ora, prima di partire per il lungo viaggio della creazione di una nuova sinistra, dobbiamo riconoscerli. Tutti.

 

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