Hanno vinto loro, abbiamo perso noi

chess-defeat

di Massimo RIBAUDO

E’ un sette a zero che si poteva prevedere prima delle elezioni, quello di ieri 31 maggio. Certo, se si va a interpretare il “blocco” anticostituzionale che governa in tutte le regioni italiane come composto da più leader, ha vinto Renzi in cinque regioni, Berlusconi e la Lega in una regione per ciascuno. Ma si tratta, questa è la mia idea, di una mera illusione ottica dovuta al fatto che vediamo tre società offrire lo stesso prodotto con marchi e packaging diversi.

Quello di Renzi ha una ricetta più sostenuta dai media, meno indigeribile agli occhi ed al palato di quella degli altri. D’altra parte, non li abbiamo visti uniti, grazie al patto del Nazareno, nell’attaccare il sindacato, eliminare tutele lavorative, irreggimentare la scuola in un modello aziendalistico, cancellare il modello parlamentare?

A parte qualche differenza nei toni e nei curricula dei candidati, cosa distingue Raffaella Paita (votata alle primarie PD dalla destra ligure) da Giovanni Toti, votato dalla stessa destra ligure non più sicura dei patti all’interno del Pd, visto che ancora qualcuno come Luca Pastorino ha mantenuto una sua dignità e non si è prestato a questo gioco delle parti?

Quali differenze sostanziali, spiegametele se ci sono, dovevano portare a ritenere una novità la vittoria di De Luca rispetto a Caldoro? Qualcuno voleva riformare davvero i modelli di economia regionali? Qualcuno vuole istituire un modello di gare d’appalto che privilegi la qualità (soprattutto quella occupazionale) e non il prezzo, evitando di affidare lavori pubblici “in emergenza” senza il rispetto delle procedure? Non mi sembra.

Molti i punti in comune, invece. Si tratta, per quanto riguarda PD, berlusconiani e leghisti “d’amministrazione” (per contrapporli a quelli di “lotta”) – che furbescamente lasciano abbaiare il ringhioso Salvini per spaventare l’elettore mediano ed invitarlo a votare per candidati meno estremisti – di una massa di politicanti senza una strategia territoriale che vada oltre il proprio interesse personale e quello dei propri clientes: sottobosco locale di “lavoretti”, feste patronali e favori pagati dall’amministrazione a ditte, professionisti ed artistoidi a loro legati.

Un mondo sempre più ristretto, autoreferenziale, arroccato a difesa di un’economia di piccoli oligopoli senza idee e senza progetti che non crea un solo punto di Pil, ma assicura qualche stipendio ed una certa rispettabilità sociale ai propri entourage.

Sempre più ristretto: e lo vedete dalle percentuali. Della metà degli italiani che è andata al voto, solo due terzi li segue.

Lascio fuori da tutto questo discorso il Movimento Cinque stelle. E’ una formazione antisistema, nel senso che va contro il sistema dei capibastone locali e nazionali, e quindi gode della simpatia e del consenso di chi vorrebbe onestà e trasparenza nell’agire pubblico. Purtroppo, accanto a queste due qualità, che non ho motivo di non riconoscere nei candidati cinquestelle, ci sarebbe, come necessaria al governare, quella della competenza nell’elaborare una seria proposta alternativa al modello dei De Luca (che è bravo ad amministrare, ottiene risultati, anche se in modo non propriamente rispettoso della legge), di Zaia, che butta soldi dei contribuenti veneti per referendum illegali e senza nessuna utilità, di tanti altri orgogliosi vincitori di ieri.

Va detto: da quel punto di vista, non si vedono, come dimostrato da Parma e da Livorno, risultati confortanti per gli elettori del M5s. L’onestà va bene per risparmiare. Poi ci vuole l’intelligenza per investire e produrre, cari pentastellati. E quella ce l’hanno, finora, solo Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo: sì, ma in riferimento alle proprie attività private.

E’ un sette a zero, quindi. Hanno vinto tutti coloro che sono per la fine della democrazia parlamentare, che sono sfavorevoli al controllo della Magistratura sul potere politico, che ritengono che i guadagni di Marchionne siano più importanti di quelli degli operai. Non ci sono grandi differenze sostanziali, nei loro programmi realizzati sui territori.

Ecco perché vogliono l’Italicum. Perchè il teatrino possa continuare grazie ad un maggioritario completamente gestito dalle dirigenze dei partiti. Bloccando totalmente quella volontà popolare che resta solo nel testo della Costituzione, in mancanza di alternative valide e realmente concorrenti.

Ed ecco il motivo del silenzio degli astenuti, a mio parere. C’è scelta se mi trovo di fronte a programmi alternativi. Se posso scegliere tra tassare i ricchi o mantenere l’attuale disuguaglianza. Se il mio voto permette di avere un’edilizia popolare a favore delle classi sociali che hanno subito il maggior peso della crisi, non se in ogni caso saranno le banche e le imprese d’edilizia a guadagnarci: dove l’unica differenza tra i candidati è relativa a QUALI banche e QUALI “palazzinari”.

Diciamoci la verità: noi che crediamo nel diritto, nelle regole, nella concorrenza vera tra idee in conflitto (non c’è una soluzione che faccia contenti tutti, in politica), abbiamo perso. Disuniti, poco incisivi, molto egoriferiti. Chissà quando impareremo a giocare in modo diverso.

Non approvo dal punto di vista politico (consiglio sempre la scheda nulla), ma comprendo molto bene chi ha scelto di non votare. E sono tanti.

Se il gioco è truccato, è meglio andare al mare. Ieri in tutta Italia, almeno a livello atmosferico, è stata una bella giornata.

 

 

 

(immagine dal web)

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2 Pensieri su &Idquo;Hanno vinto loro, abbiamo perso noi

  1. DISASTRI ANNUNCIATI!
    Mi sembra che attestarsi sulle regole democratiche di fronte al collaso del sistema sia una solo una manfrina inutile e, come al solito in questi casianche e ripetutamente perdente.
    L’ERRORE DI FONDO:
    Come ci suggerisce Baumann nel post moderno si è ROTTO il patto cittadini-Stato. Il cittadino si privava dei propri diritti, li delegava allo Stato in cambio di una sicurezza e tranquillità.
    E’ questa prima “delega” che NON FUNZIONA PIU’!!!
    Non solo non abbiamo sicurezza e tranquillità. La povertà aumenta, lla disoccupazione pure, il dsagio è fortissimo. Spendiamo soldi per l’esercito che ci dovrebbe difendere dai nemici di confine che non ci sono più, e non abbiamo soldi per i disastri ambientali che mietono più vitime, o abbiamo pochi soldi per l’istruzione sul fronte scuola o degli immigrati.
    Lo Stato, è diventato un esoso esattore, che chiede tasse in cambio di pochi e pessimi servizi!

    E la sinistra invece di tirare fuori questo, di farlo esplodere, fa come lo struzzo: si attesta sulle regole e sulle vertenze sindacali, elezioni dopo elezione!!!!??????????????
    Altro che estinzione vi meritate!!!

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    • Ci sembra che tu abbia una visione hobbesiana del XVII secolo, Savino… Senza le regole dello Stato, oggi, tu mangeresti prodotti provenienti da aree contaminate, senza controllo alcuno. Ed è quello che vogliono realizzare col TTIP. Ragionaci un po’ su…

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