2 Giugno. Onorare chi lottò per la Democrazia e la Repubblica e far vergognare chi le sta tradendo

2giugno

di Luca SOLDI

Quel 2 giugno votarono perché prevalessero i valori della Democrazia, dei Diritti, della Solidarietà, della Giustizia, della Rappresentanza Politica, libera ed eguale. Votarono in tanti, in un Paese anche allora diviso, ma convinto che si dovesse voltare pagina.

Dopo un conflitto che aveva portato alla luce quanto di peggio l’uomo potesse esprimere, si misero in fila, paziente ed orgogliosa che ogni singolo voto potesse incidere sul futuro di loro e delle generazione futuro. Votarono per la prima volta anche le donne che fino ad allora erano state tenute ad aspettare ai fornelli. Tutti insieme. Oggi non deludiamoli. Ricordiamoli tutti, uno per uno.

I vertici dei partiti politici dovrebbero invece vergognarsi delle condizioni in cui hanno ridotto la sensibilità al voto di un intero Paese. Nel modo un cui la partecipazione è stata sbeffeggiata.
Hanno vilipeso quella che è l’espressione massima, concreta e tangibile, di un consenso o un diniego all’operato svolto nel passato e una richiesta di consenso a quella che potrebbe essere una nuova prospettiva futura.

Dovrebbero vergognarsene, i nostri politici, una buona parte di loro, a maggior ragione, domani, proprio nella coincidenza del dibattito sul voto con il giorno della Festa della Repubblica.

Invece torneranno a parlare di altro perché quel 53,9 % in luogo del 64,13 della partecipazione al voto del 2010, suona come un affronto ad ogni azione e ad ogni discorso celebrativo.

Invece, nel pieno rispetto del sentimento qualunquistico che sembra pervadere quasi tutto, andranno oltre, preoccupati di magnificare il consenso ricevuto.

E così nella “strana” data del 2 giugno, proveranno, ingessati nel proprio ruolo, ad improvvisarsi acuti cantori di una Festa della Repubblica, lontana, lontana.

Si sforzeranno nel decantare le gioie di una democrazia che pare si basi sulle scelte di pochi da far condividere a tutti.
Illustreranno, in modo brillante ed autorevole, con la solita eloquenza, le meraviglie che hanno prodotto.

Meraviglie che hanno impedito a milioni di cittadini di comprendere lo spirito del voto.
La sua bellezza. Il suo senso.
Il valore e l’unicità che viene attribuito ad ognuno di noi quanto ci rechiamo al voto, nel nostro seggio.
Mentre invece, una disillusione crescente fa sembrare il Paese assimilabile alla peggiore delle dittature. Fa sembrare il Paese alla ricerca del salvatore di turno. Del risolutore finale che si mette alla guida di un popolo per il suo bene personale. Per soddisfare solo alla sua ambizione personale.
Mentre gli altri, coloro che non accettano, continuano un’esistenza che da avversari politici li trasformerà, ben presto, in pericolosi nemici della Nazione.

 

 

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(immagine dal web)

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