Appartengo dunque sono

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di Ivana FABRIS

 

La Destra è l’arte di raccontare le cose come sembrano.
La Sinistra è la voglia di raccontare le cose come sono.

(Francesco Gentilini Giannelli)

 

Sono figlia di mio padre e di mia madre ma non appartengo loro.
Mi hanno cresciuta ed educata, mi hanno dato valori importanti che porto in me, sui quali ho costruito la mia vita, dei quali non posso fare a meno.
Valori che guidano le mie scelte, che mi permettono di essere ciò che sono in una continua evoluzione e costruzione.
Valori che ho ricevuto e che ho trasmesso, che a mia volta ho elaborato da me stessa per poterli trasferire e far sì che chi li riceva possa elaborarli secondo il proprio sè.
Mio padre e mia madre sono la mia appartenenza nell’essere dentro di me attraverso tutti quei valori che mi hanno dato.
Appartenere è essere parte di, è avere delle parti da riferire a qualcosa o qualcuno. Non ha certo la valenza di diventare mero possesso di qualcosa o qualcuno, come ormai lo intendiamo.

La sinistra è mio padre e mia madre.
La sinistra è il mio modo di essere, è ciò che sono in ogni ambito della mia esistenza.
La sinistra non è tangibile in me ma è palpabile in ogni mia espressione: nel mio modo di percepire il mondo e gli esseri viventi intorno a me, nel concepire le relazioni umane in ogni ambito e forma.
Io appartengo alla sinistra perchè mi ispiro e riferisco ad essa, perchè ne faccio parte.
Ne costituisco un frammento ma non sono una sua proprietà ed essa non lo è per me: non ha muri da possedere e non ha stanze da poter comprare.

Si può però rappresentare e ogni espressione in cui la si esprima, può essere valida ma non determinante alla sua esistenza.
Puoi anche affezionarti se non addirittura amare la forma con cui la rappresenti ma la forma, alla fine, è un oggetto e l’oggetto, di per sè, non ha valore nei confronti di ciò che contiene. In questo caso, un’idea o un ideale, un progetto di vita.
E’ il contenuto che dà valore all’oggetto, non il contrario.
Specie quando il suo modo di rappresentarlo è artefatto se non addirittura contrapposto a ciò che esso è veramente.

Negli ultimi decenni, di questi oggetti ne abbiamo visti tanti. Nessuno, però, è stato all’altezza del contenuto, anzi, lo ha abbondantemente tradito, degradato e deteriorato.
Eppure, malgrado siamo tutti concordi su questo concetto, continuiamo a lacerarci fra noi, a separarci gli uni dagli altri e nel peggior modo possibile, per difendere proprio l’oggetto a scapito del contenuto.
La cosa paradossale è che nel lacerarci e separarci, andiamo proprio a distruggere non tanto l’oggetto, ma il senso più alto e nobile di ciò che vi è contenuto.

Infatti continuano a sfuggirci le ragioni per cui è nata la sinistra in Italia.
Infatti continuiamo a raccontarci una storia che non c’è, relativamente all’attualità che viviamo.
Infatti fingiamo che sia, questo, il tempo di superare il contenuto per dare rilevanza alla forma (l’oggetto, la sua immagine e la sua rappresentazione), quando invece c’è chi si preoccupa (molto) proprio del contenuto e non certo dell’oggetto che lo contiene, tanto da volerlo eliminare per sempre, proprio attraverso una forma che mira all’alienazione del contenuto.

Malgrado tutto ciò, la cosa più inquietante, di questo processo, è che insistiamo a volerci preoccupare sempre e solo dell’oggetto, quindi della forma.

Io non faccio che chiedermi se non sia davvero possibile capire quanto rischioso sia focalizzarsi sempre e solo sull’oggetto che si chiami PD, si chiami SEL, si chiami Rifondazione, che si chiami socialismo, comunismo o se, proprio in considerazione al momento che stiamo vivendo, non sia indispensabile, invece, fare uno sforzo comune per ritrovare la sola cosa che conti, ossia l’appartenenza al contenuto: la sinistra per ciò che è ed è sempre stata nel suo significato più alto.

Nel mondo occidentale c’è una volontà di tentare un ritorno ad un assolutismo già esperito e mentre si prova in ogni modo ad attuare questo processo, che può essere realizzato solo annientando la conflittualità fra destra e sinistra, proprio cancellando quest’ultima, noi continuiamo pedissequamente a non voler vedere quale sia il vero problema, che non è la difesa dell’oggetto, quindi di un partito, di un movimento o di qualsiasi forma di rappresentanza, ma proprio del contenuto ossia riuscire a mantenere vivi e vitali i valori e le idee della sinistra.

Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo risale alla notte dei tempi, quindi potremmo dire che la destra sia sempre esistita anche se la si chiamava, come oggi, con altri nomi.
Ergo, non esiste niente di più vetero del potere assoluto in tutte le sue facce, non ultima quella assunta nella modernità, la destra.

Arrivati a questo punto, qualcuno sia così gentile da spiegarmi, quindi, perchè lo sia la sinistra.

 

 

 

(immagine dal web)

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18 Pensieri su &Idquo;Appartengo dunque sono

  1. Faccio parte della sinistra. Questo il tuo assunto. E vorresti un sostegno nella scelta del contenuto piuttosto che della forma. E chi lo vorrebbe in antitesi? Nel senso che forse ce ne sono che cercano di avvalorare come antitetici i valori-ideali-contenuti alle forme movimenti-partiti-collettivi; ma, in assoluto non sono da ricercare in chi propone, ripropone, sottolinea, la necessità (moderna necessità, non atavica e nostalgica) del partito. Infatti, da un punto di vista attuale e moderno, può sembrare complessa la realtà politica della sinistra che non ha un partito di riferimento; ma, sicuramente, non è affatto difficile. E’ semplice questione di analisi e scelte. Non può essere scelta l’esistenza di un partito (sempre da un punto di vista di sinistra) ai soli fini elettorali. Per quello vanno bene, singole liste, liste unitarie, coalizioni, etc. a seconda delle (per lo più punitive nelle tecniche vigenti) regole delle varie tipologie di elezioni. Non può essere scelta l’esistenza di un partito solo per un tema valoriale, per quanto importante sia “la pace”, o la battaglia sociale per il lavoro. Per quello vanno bene movimenti, sindacati ecc.. E si può continuare questa analisi esemplificazione. Però, a ben guardare anche solo questi pochi esempi, ognuno vede bene che sono comunque temi, valori, argomenti, contenuti, che un partito può anche attivare. Appunto. Se, invece che dal singolo tema-valore, noi analizziamo quel basilare “sfruttamento dell’uomo sull’uomo”, comprendiamo al meglio che non una idea, ma un sistema di idee, occorrono per perseguire la giustizia sociale, etc.. Quindi un sistema di idee (ovviamente una volta scelto insieme, col confronto di chi vuole mettere a base dell’agire una coerenza verso non solo i partecipanti, ma tutti i soggetti destinatari – operai, giovani, immigrati, etc. – ) che sta alla base, quale ideologia che guida, una organizzazione. Questa organizzazione la chiamiamo partito perchè è la sola che garantisce (naturalmente quando non è snaturata) l’esistenza di una cmunità che metre in primo piano non la forma ma il contenuto che è dentro il partito. Ecco, Ivana, io la vedo così: senza antitesi e con una possibile sintesi.

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    • Io non ho capito niente sig. Aversa. In estrema sintesi io che mi ritrenevo una persona con intelligenza media, mi sono scoperto uno stupido. Pazienza, nel dubbio di sbagliarmi, continuo a credere in valori di sinistra che cerco di mettere in pratica… Senza antitesi.
      Grazie Ivana.

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    • Non considerare partito il Pd, o il M5s, Maurizio, è un segno di forte presunzione intellettuale, concedimelo. Purtroppo, te ne do atto dobbiamo dire “purtroppo”, sono partiti politici. Loro hanno un programma. Di destra, il Pd, di mutamento istituzionale e costituzionale generale il M5s. Ecco perchè è importante prima darsi un contenuto, una visione della società, per poi costituire una sinistra del Terzo millennio. Che io definirei “quarta sinistra italiana”. Dopo quella borghese, quella socialista e quella comunista.

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    • Gentile Sig. Aversa, pur capendo tutte le sue argomentazioni, temo che abbiamo due concezioni profondamente diverse della lettura della realtà che viviamo.

      Temo anche che lei non abbia compreso a fondo il senso del mio post, proprio dal fatto che per lei l’unica forma in cui può essere rappresentata la politica, è un partito, quindi un’altra volta torniamo a parlare di vertici a scapito di una base che è stata tradita lungamente proprio dalla sua dirigenza e non mi riferisco al PD ma proprio da chi era nella sinistra storica e si è venduto la storia della sinistra italiana per un tozzo di pagnotta.

      Inoltre lei scrive che sia ovvio quello che affermo nel sostenere che sia il contenuto a dover contare.
      Ebbene io credo che lei non si renda conto che la realtà che viviamo proprio a sinistra, sia alquanto eterogenea in questo senso e parecchio fuorviante, perchè se considero quanti difendano strenuamente il proprio partito e lottino, da compagni contro compagni, per questo e per il leader che li rappresenta, mi sento di poter dire che la sinistra italiana, su queste basi, non ripartirà perchè continua a non voler vedere la realtà di fatto.

      Io mi auguro che si faccia tutti uno sforzo per andare oltre se stessi in nome di qualcosa di ben più importante e che riguarda il futuro di questo Paese.

      Grazie comunque per il suo apporto alla discussione.

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  2. Cara Ivana scrivi cose che suscitano in me sentimenti di affetto, perché in te vedo l’interlocutore che ho sempre sognato, quello che si pone il problema di ciò che viene prima di qualsiasi implementazione, e che a questa dà dignità e ragion d’essere, come la sua mancanza rende il contenitore un oggetto privo di valore, buono solo a deviare il cammino. Non se se la cosa può farti piacere, ma il tuo punto di vista è eminentemente zen, filosofia che ho imparato ad apprezzare frequentando le arti marziali, quelle non scenografiche. L’anfora, in assenza dell’acqua, è solo un oggetto atto ad occupare inutilmente spazio, e forse si è smesso di capire che si cerca l’acqua per dissetarsi e non per riempire l’anfora.
    Perché sei di sinistra? Perché credo che quando ti poni di fronte alle cose non le vedi solo per quello che possono darti, ma per quello che significano per la comunità, cui tu senti di appartenere, e perché in te vive un’estetica, che non è mera esteriorità, dell’equanimità e della solidarietà.
    Tutto qui? Si, tutto qui credo. Il resto è a coerenza.

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    • Carissimo Roberto, ogni volta che leggo questo commento mi sento “a casa” perchè hai capito di me molte cose che parecchi ancora non hanno colto, sia su come concepisco la politica sia su come concepisco la mia vita.
      Ti ringrazio moltissimo, quello che hai scritto è davvero importante, per me.

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  3. Il signor Aversa ha il pessimo vizio – che il grande Alessandro Manzoni odiava – di dire con cinquecento parole quello che si può dire con dieci. E’ chiaro che ci vuole un’organizzazione, ma se essa è un guscio vuoto (come oggi il PD), non è degna del senso di appartenenza. Noi non possiamo appartenere al nulla (significherebbe appartenere alla morte). Ma credo che il signor Aversa sia in fondo un nichilista dìaccatto. In quanto non ha compreso, non me ne voglia, che l’antitesi è già presente nella politica. Ed è il renzismo. Ora c’è bisogno di giungere ad un nuovo punto di snodo, che solo le idealità espresse in questo scritto ( e provenienti dalla tesi marxista) possono concretizzare. Quindi, all’organizzazione va dato un “spirito”. E lo si può trovare nelle vissute idealità espresse qui.

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    • Ribaudo, senza polemica: si ho evitato le dieci frasi scientemente. Per non cadere nell’equivoco di “dare giudizi”. Invece ho assunto l’onere di ragionare in parallelo con quanto sostenuto da Ivana, ma senza trovare antitesi alla necessità della organizzazione-partito. L’associazione partito-PD poi, è quanto di più lontano sta nel mio pensiero e nel mio vissuto personale/politico. Lo dico anche da segretario del PCdI di Marino. Infine, la politica non può essere nihilista – tanto meno lo ntendo io – proprio perchè la vedo possibile e attuale e moderna solo se si basa su ideologie coerenti con la storia del movimento operaio (e marxista quindi, e leninista e gramsciano), altro che il renzismo, e il ceinquestellismo!

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  6. A Maurizio Aversa vorrei dire, evitando ogni polemica, che la sua appartenenza, nella veste di dirigente, al PCdI è emersa in tutta la sua lampante chiarezza già al primo commento, così “tecnico” e abbastanza assurdamente teorico.
    Perché mi esprimo con questo termine così urtante? Semplice: dato il fallimento operativo del socialismo reale che, partendo da un’analisi ineccepibile e tuttora insuperata, ha dato così miseranda prova di sé nelle implementazioni messe in atto, una così invereconda mostra di usurato spirito positivista ottocentesco è abbastanza fuori luogo.
    Spesso ho visto la pratica politica soccombere alla scriteriata pratica delle letture esegetiche dei testi e a tutti i titanici sforzi per far quadrare la teoria con la realtà, con buona pace dello spirito scientifico del marxismo-leninismo.
    Un processo scientifico, giova ricordare, parte da una teoria che, messa in pratica, deve fornire risultati coincidenti con quanto ci si attendeva. Se questo non avviene non si possono cambiare i dati, o pretendere che qualcuno non abbia capito, bisogna riformulare la teoria, altrimenti si fa teologia.
    Mentre ogni pur minima perplessità veniva stroncata sotto il peso di una maniacale difesa dell’ortodossia, vedevo germinare le iniziative più discutibili, le scelte più assurde e aprirsi quel solco mortale tra la base e l’addetto ai lavori, il sacerdote della giustezza politica.
    Forse gioverebbe al compagno Aversa esaminare quello che emerge dalle parole di Pablo Iglesias, nell’articolo già pubblicato su Essere Sinistra, da cui traggo questo passo:
    “Potere avere le migliori analisi, comprendere le chiavi di lettura dello sviluppo economico a partire dal sedicesimo secolo, capire che il materialismo storico è la via da seguire per capire i processi sociali. Ma a cosa serve se poi ve ne andate in giro ad urlare in faccia alla gente “siete proletari e nemmeno ve ne rendete conto”?

    http://www.eunews.it/2015/05/29/pablo-iglesias-la-sinistra-puo-vincere/36228

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