Piketty e Renzi su due strade che non s’incontreranno mai

piketty

di Luca SOLDI

C’è un economista francese che ormai da tempo risulta indiscutibilmente quello di riferimento in una Sinistra che pare aver perso le certezze delle sue radici.

Questo studioso è Thomas Piketty.
Il suo lavoro fondamentale è “Il Capitale nel XXI° secolo”, un autentico best seller nel genere che è diventato il volume dell’anno negli Stati Uniti, dopo che in patria, nella sua Francia, aveva generato, inizialmente, minori entusiasmi.

Probabilmente anche per certe tiepidezze nei sui confronti da parte del Presidente Hollande. Tiepidezze che erano sfociate in aperte contrarietà che lo avevano portato a rinunciare alla prestigiosa carica di Cavaliere della Legione d’Onore.

Ben diversa l’accoglienza del libro negli Stati Uniti.
L’exploit americano, subito di seguito, aveva portato Piketty a ricevere una forte ricaduta in termini di consenso e successo con ben oltre un milione e mezzo di copie vendute.

Ma di cosa parla ” Il capi­tale nel XXI° secolo” da dover esser così travolgente?
Riassumendo, il libro denun­cia la cre­scente disu­gua­glianza tra ric­chi e poveri nel mondo ed andando oltre, pro­pone una tas­sa­zione pro­gres­siva sui grandi capi­tali.
Con motivazioni così salde e strutturate che hanno fatto dire a molti come poter con­si­de­rarlo, come addi­rit­tura una sorta di Carlo Marx, evidente forzatura, del nuovo mil­len­nio.

Una sorta di custode di valori ma anche una mente aperta alle nuove vie.
Una figura con l’intento di provocare uno choc poli­tico grazie all’energia pro­ve­niente da sini­stra.
Magari tramite l’esperienza greca di Syriza ed anche quella spa­gnola di Pode­mos.
Un economista che non poteva mancare l’appuntamento in un giudizio verso la componente italiana dell’Europa.

Che ha dato un parere decisamente poco lusinghiero sul premier Renzi esprimendo, nel corso di un convegno economico d’oltralpe, parole senza-appello: “Non ho ancora ben capito quale sia la sua soluzione per uscire dalla crisi“.

Dopo aver ascoltato Renzi, al Festival dell’economia di Trento, Piketty lo ha invitato a dire chiaramente che “il fiscal compact del 2012 è stato un errore. Renzi – prosegue – dice che l’austerità finirà a settembre, ma dovrebbe offrire soluzioni concrete, perché non basta lamentarsi dell’austerità e della Germania“.

Altrettanto critico il suo appunto degli interventi sul mercato del lavoro in Italia:
“La disoccupazione – ha-avuto a dire ” non è causata dal mercato del lavoro troppo rigido, ma perché c’è stata una mala gestione di bilancio“.
Fermo anche l’intervento sulla Grecia, dove l’economista ha avuto a dire:“Dobbiamo assolutamente evitare l’uscita di Atene dalla moneta unica, una vera catastrofe per tutta la zona euro“.

Ipotizzando e proponendo “un taglio del debito per la Grecia, ma anche per altri Paesi come Portogallo e Italia”.
Intervenendo con una «revi­sione totale dell’attuale poli­tica basata sull’austerity, che sta sof­fo­cando qual­siasi pos­si­bi­lità di recu­pero in Europa, a par­tire dal Sud dell’Eurozona».
Arrivando a rinegoziare i debiti, allun­gare le sca­denze e con­do­narne una parte.

Proprio la strada contraria intrapresa da Renzi.

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