L’imprenditore e lo speculatore. Due soggetti differenti

squali

di Mario GALLINA

A proposito delle imprese e degli imprenditori italiani vorrei sottolineare un concetto sul quale, credo, ci siamo ormai cristallizzati, trascurandone il senso vero e profondo, e per questa” distrazione” la nostra società continua su una china che porterà sempre più danni e tensioni sociali.

In Italia viene definito imprenditore (a norma dell’articolo 2082 del Codice Civile) «chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi».
Senza troppe elucubrazioni, cercando l’aiuto della “dea sintesi”, diciamo che l’attività che l’imprenditore attua deve essere economica, quindi redditizia con il fine però della produzione di beni o servizi e, solo intesa sotto questo profilo, essa interessa tutta la società che ne trae beneficio “arricchendosi”nel suo complesso.

Premesso ciò, si comprende come non può essere il fine unico dell’imprenditore quello di aumentare il suo capitale, quindi la mera speculazione finanziaria, perchè questo afferisce al bisogno soggettivo di arricchimento personale, finalità legittima, ma assolutamente indifferente sotto il profilo sociale.

Direte che questa è una concezione dell’imprenditore vista da sinistra.
Certo, non mi sono mai sognato di fare analisi da altri punti di vista, tuttavia mi picco di pensare che questo concetto sia il più aderente possibile alle esigenze del paese e della collettività e tratteggia una figura della produzione che è omologa a quella del lavoratore che insieme si spendono per la crescita ed il miglioramento della società.

Troppo spesso in Italia confondiamo speculatori con imprenditori in un unico mazzo, creando un danno enorme per la comprensione delle dinamiche che si sviluppano nel campo socio-economico che ci vede interessati tutti, in maggiore o minore misura.
Un altro distinguo fondamentale che in questo settore va fatto è del come si afferma l’imprenditore in Italia.

La normalità vorrebbe che il successo di un’impresa fosse determinato dalle caratteristiche del prodotto, dalla capacità di produzione e di mettere in campo le proposte che scaturiscono dalla ricerca dell’innovazione tecnologica, dalla qualità e unicità delle proposte, dall’ottimizzazione dei mezzi di produzione e dalla conseguente qualità di vita offerta ai dipendenti, dalla qualità del costo in termini di materie prime ed energetiche che la collettività pagherà nel futuro.

È su questi criteri e parametri che le imprese dovrebbero competere anche in un paese capitalista dove ci si riempie la bocca delle parole concorrenza e mercato come panacea di tutti i mali.

La realtà è ben altra purtroppo, la concorrenza e la differenza della conquista del mercato tra un’impresa ed un’altra viene segnata dalla capacità di penetrazione che l’imprenditore (sic!) ha della macchina burocratica ed amministrativo-politica.

Questo è il cancro del sistema che sta distruggendo dall’interno l’economia italiana, escludendo in partenza l’imprenditore corretto ed interessato al suo prodotto, legato alle sue maestranze che si sono nel tempo formate e migliorate con lui stesso. Questa tipologia di imprenditore è tagliato fuori perchè i suoi canoni di produzione non rispondono – e come potrebbero? – alle richieste della burocrazia corrotta che in questo modo rigenera sé stessa, come teste dell’idra, proponendo, in un valzer mortale, norme su norme finalizzate a legittimare la sua inutile esistenza.

La corruzione completa il quadro, la corruzione seleziona le imprese, perché fa sopravvivere solo quelle adeguate ed acquiescenti al sistema che, rispondendo ai criteri del sottobanco e della mazzetta, non si curano sicuramente della qualità del prodotto finale, che non può essere altro che di infima qualità e votato solo al mero guadagno economico, saldando qui le due categorie delle imprese corrotte con quelle con finalità esclusiva del profitto, di cui si è ragionato precedentemente.

Richiamiamo poi alla mente quanto, alla luce della crisi dei partiti e della politica degli anni novanta, si è urlato forte e convinti, da parte della destra con muta accettazione di una certa sinistra, il criterio che governare fosse uguale a gestire un’impresa!

Errore fatale, in un paese dove le uniche imprese che avevano le strade spianate erano (e continuano ad esserlo) quelle corrotte o sodali con un certo sistema politico.

L’avvento al potere di Berlusconi da imprenditore quindi e non come politico perché non ne avrebbe avuto le caratteristiche, ha segnato la fine del sistema delle regole e delle leggi, poichè proprio per forma mentis, quindi nemmeno per disonestà entrinseca, questo signore, ha ragionato per eludere, superare, spianare le leggi e le normative ma non quelle legate alla burocrazia bensì quelle legate alla selezione della qualità ed alla scelta delle eccellenze, propagando questo sistema in tutti i campi dell’amministrazione della cosa pubblica.

L’avvento del PD ha peggiorato la situazione, in quanto non si è invertita la rotta, ma la si persegue con maggiore protervia ed addirittura la si affina, perchè Renzi ha capito, nella sua logica perversa, che per vincere bisogna battere (rectius: inseguire) l’avversario sul suo terreno e quindi essere più determinati negli obiettivi che la destra non aveva raggiunto! Non a caso l’alleanza di centrodestra è sintomatica della sua linea politica, ma questo è un altro capitolo…

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5 Pensieri su &Idquo;L’imprenditore e lo speculatore. Due soggetti differenti

  1. gli squali nel loro habitat naturale sono dei predatori …normale ma l’uomo che sfrutta l’uomo su l’uomo no …qui’ si offende la natura .

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  2. Bellissimo articolo, c’è da dire però che esiste anche un Capitalismo Etico, denominato la “terza via”, un bellissimo studio ad opera dell’economista svizzero Ropke basato sull’Etica del Capitale.
    Dovrei avere da qualche parte una mia interpretazione scritta su tale argomento, se riesco a trovarla ve la faccio leggere.
    In parole povere, tra Capitalismo liberista e socialismo, esiste questa cosiddetta “via di mezzo”, in Italia la Brunello Cucinelli ne è un raro esempio.

    Notte.

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