Il silenzio assenso

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di Claudia BALDINI

Conoscete tutti quel detto che recita ‘Chi tace, acconsente’.

Quante volte l’avremo usato per indicare uno status ben preciso: se non ti va bene quello che dico o che faccio, devi dirlo, urlarlo, unirti ad altri per acquistare forza ed impedirmelo. Se dici sì, va bene, significa che stai con me. Se non dici nulla è come se stessi con me. Guardate che, raramente una frase, in così poche parole, racconta l’atteggiamento umano dinanzi alle scelte da compiere.

Conosco le obiezioni, ma non funzionano: tipo “mi sono stancato, diciamo sempre le stesse cose, non importa nulla a nessuno, etc”.

Non serve obiettare questo, ai fini del risultato: possiamo solidarizzare con lo sconforto, la stanchezza, ma starete sempre con chi ha scelto al vostro posto.

Così quando i berlusconiani nascondevano la testa nella sabbia, dinanzi alle nefandezze e alle frottole della classe dirigente, oppure dicevano che era colpa dei magistrati, oppure che uno con i suoi soldi fa quello che gli pare, anche incentivare la prostituzione, in realtà si voleva dire: non importa, basta che faccia la politica che serve a me.

Ecco, questo atteggiamento opportunista è quello che ha prevalso anche nei dirigenti comunisti che hanno taciuto di fronte alle malefatte di alcuni capibastone locali, perché sarebbe stato troppo difficile ed impopolare affrontare in toto la questione morale.

Ad esempio, perché mai i concorsi erano vinti sempre da quell’architetto? Perché tacevano i commissari? Perchè quel semplice assessore è riuscito a farsi la villa? I compagni di sala consiliare tacevano.

Pensavano male,ma tacevano. E così, di silenzio in silenzio siamo arrivati al capolinea. Non ci può più stare una corruzione così grande in un Paese così piccolo. Bisognerà sfrondare, tagliare teste. Perché ora bisogna fare una secca inversione, per il bene dei cittadini futuri.

Il PD dovrà pagare tutto questo silenzio. Ma non può pagare, se non andate a votare contro di lui. Perché il non voto è un Silenzio Assenso assoluto.

Il bivio è aspro e definitivo: o si torna ad occuparci della cosa pubblica, esercitando un controllo puntiglioso sui bilanci e sulle risorse, leggendo ed informandosi, o si va sempre per la stessa tratta, in discesa veloce verso un futuro di ritorno al passato. Verso la rovina.

Maurizio Landini raccoglie la questione in ambiente sindacale e di diritti: anche dalle Unions si parte per una nuova formazione politica che urli la necessità si smettere di foraggiare gli sciacalli con il nostro Silenzio-Assenso.

Lo dobbiamo promettere solennemente ogni volta che ricordiamo Berlinguer, per quelli di noi che hanno ancora negli occhi il comizio di Padova dove ancora una volta Enrico denunciava il malaffare non solo della DC, ma serpeggiante già da allora nel PCI.

Avanti, cari compagni: dobbiamo caricarsi in spalla la “Questione Morale”, così bene e pervicacemente riproposta dal NOSTRO amatissimo Enrico.

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3 Pensieri su &Idquo;Il silenzio assenso

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