Ma dove andiamo?

ConsumismoD

di Vincenzo G. PALIOTTI

L’argomento del giorno è la norma contenuta nel Jobs Act riguardante il controllo a distanza del lavoratore da parte dell’azienda. Così, sic et simpliciter, sembra che sia una pesante limitazione della libertà dell’individuo, cosa già grave, ma va al di là di tutto questo perché getta le basi su una serie di considerazioni di dove stia andando la società. Perché la cosa oggi riguarda solo il mondo del lavoro, ma domani potrebbe degenerare.

Come ha spiegato efficacemente Alessandro Gilioli, “In altri termini, se ti viene assegnato sul lavoro uno strumento elettronico aziendale (un computer o anche un telefonino, tipicamente) questo può essere usato con funzioni di controllo anche senza alcun accordo sindacale, a pieno arbitrio del datore di lavoro, e senza bisogno di alcuna motivazione. Non c’è molto da aggiungere: è il Grande Fratello aziendale legalizzato. Ed è una norma limpidamente e schiettamente propria della destra economica”.

In una società moderna, pulita, onesta c’è un fattore che si viene a determinare per disciplinare ogni genere di rapporto sia esso lavorativo, amichevole, sentimentale: questo è la fiducia reciproca. Fiducia reciproca che significa anche senso di responsabilità, senso civico, lealtà e quindi onestà.

Se questo cade, cadrà ogni genere di rapporto e si arriverà così ad un ulteriore motivo di degrado della società.

Se un cittadino, un lavoratore, un amico, un partner deve essere controllato significa che in partenza si ammette la possibilità che questi possa fregarti e qui viene chiamata in causa qualcosa che dovrebbe e deve partire dalla base di ogni individuo: l’educazione (scolastica e famigliare), che non è imposizione, ma creazione di un senso umano e spontaneo.

Se noi continuiamo a svilire il compito degli educatori, se semplifichiamo il ruolo che hanno le regole, le contestualizziamo avremo un cittadino poco responsabile, poco educato al valore della correttezza e della lealtà e tutto questo si rifletterà in tutte le sue funzioni, ovvero avremo allora bisogno del controllo perché saremo stati noi a creare un cittadino, un lavoratore, un partner che per essere affidabile deve essere costretto ad esserlo e non per convinzione, per senso di responsabilità, per senso civico, “per educazione”, come invece dovrebbe essere in un società civile e moderna.

E non dimentichiamoci i pessimi esempi che abbiamo di fronte.

Abbiamo creato per esempio un’immagine di “capo” completamente sbagliata: una tipologia del tutto negativa l’abbiamo a Palazzo Chigi. Il leader che invece di educare e quindi formare si limita a controllare, invece di suscitare rispetto lo impone, questo sempre perché manca l’educazione di base, a partire da egli stesso.

Naturalmente, non sempre è colpa del capo ma la responsabilità più grande ce l’ha, a parere mio, chi ha generalizzato il problema che invece va circoscritto, va combattuto non con metodi coercitivi ma con l’educazione, che è lo strumento più efficace per la formazione non solo del lavoratore ma del cittadino.

E’ vero che c’è chi approfitta di quel rapporto fiduciario tra azienda e lavoratore, ma è anche vero che questi sono l’eccezione che conferma la regola mentre invece tanti qualunquisti invertono le posizioni facendo quindi passare la maggioranza dei lavoratori per frodatori e questa non è la realtà.

In questo modo, con il proverbiale “giro di vite” si crea solo una situazione di disagio, una conflittualità tra azienda e lavoratore che rende l’habitat irrespirabile mentre chi lavora ha bisogno di sentirsi a suo agio, a casa sua per poter poi dare il meglio di sé.
Lotta agli eccessi, certo, lotta a chi froda (anche tra gli imprenditori), a chi non rispetta le regole scritte, ma non per questo dobbiamo fare di tutt’erba un fascio e bruciarlo, non per questo dobbiamo usare metodi da Inquisizione.

Non ci rendiamo conto che stiamo gettando le basi per creare un cittadino nemico dello società, di qualità molto scadente, per educazione e preparazione alla vita e questo, a mio modo di vedere, è il primo passo che come ho detto potrebbe portare ad una degenerazione dell’utilizzo di un mezzo che si ritrova solo in certi sistemi dittatoriali.

 

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3 Pensieri su &Idquo;Ma dove andiamo?

  1. Dove andiamo? Verso una dittatura morbida! Un tema come questo viene forse affrontato dai “mezzi di disinformazione di massa”? Ora c’è l’emergenza immigrati e dopo, chissà, arriverà una nuova emergenza! Sai che tanta gente che ritenevo amica, passa dal mio blog e se ne va in silenzio…perché sto scrivendo sul periodo fascista! Siccome sono iscritti lasciano una traccia…E che dire che qua non ci sono commenti? Non c’e’ più nessuno a cui interessi qualcosa di sinistra? Scusatemi, ma sono molto amareggiata, la gente sta male, ma non passa a darvi un saluto che sarebbe già un bel sostegno. Scusatemi ancora…mi fermerò anch’io.

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    • Giusy, guarda che c’è molta attività. Vieni a trovarci nel gruppo Facebook “La proposta – Essere Sinistra”. Vedrai che tante persone la pensano proprio come te. Come noi.

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      • Non ho Facebook, mi rincuori se tante persone vi seguono. Spero siano giovani, io posso raccontare il passato, ma il futuro devono cominciare a costruirselo da soli. Hanno studiato, per cui sono in grado di riappropriarsi del loro futuro. Sarà dura perché il sistema è incancrenito è c’è tanta voglia di fascismo in giro. Nico sa, quello che ho fatto io. Che la forza sia con voi! Giusy

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