Un paese ipocrita che dimentica i bambini

solitude

di Luca SOLDI

Mentre arrivano dati che raccontano di un Paese a crescita demografica zero (salvato solo dagli immigrati), vanno anche ricordate, sopratutto in risposta agli ipocriti che dicono di pensare agli italiani, le cifre fornite dal sito di Unicef, già a Novembre dello scorso anno,  che ci condannano severamente per la scarsa attenzione nei confronti dei bambini che vivono nel nostro territorio.

Numeri che confermano una triste realtà che non fa altro che evidenziare quanto lontano sia il raggiungimento di quei diritti minimi almeno nei confronti della prima infanzia. Leggendo questi dati ci arriva la conferma che questo nostro Paese offre ben poco per i suoi bambini e di conseguenza per le sue famiglie.

 

Insomma, il Paese non investe nelle nuove generazioni e dunque non investe nel suo stesso futuro. Non valorizza questa autentica ricchezza. La trascura, la ricorda a livello di proclama ma poi la snobba ipocritamente. Non crea le condizioni per un ricambio generazionale che sta alla base della sua stessa esistenza. Disattende ogni principio costituzionale riferito alla dignità di quella fascia così debole ma determinante della sua popolazione. Rinuncia alla salvaguardia di quel fondamento che è la famiglia, comunque sia costituita,  togliendole ogni tipo di protezione e garanzia.

I bambini italiani, infatti, sono tra i meno protetti dal rischio povertà e ciò evidenzia lo scarso o quasi nullo impatto del welfare state, rendendo elevata ed ancora più evidente ogni disparità economica. Denunciando che i livelli di privazioni materiali sono sei volte più alti da noi che nel Nord Europa. I dati che seguono emergono dal rapporto sulla povertà, sulle privazioni nell’infanzia e nell’adolescenza, pongono il nostro Paese in una posizione decisamente poco onorevole.

Decisamente imbarazzante.

In particolare se proviamo a confrontarci con i risultati raggiunti da altri Paesi europei.

Infatti, malgrado l’Italia sia tra i 15 Paesi europei più ricchi, il 15,9% dei bambini e degli adolescenti tra 0 e 17 anni vive in una condizione di povertà relativa. Risulta dunque che in Italia, un bambino su sette soffre di povertà e di privazioni insopportabili per un Paese del ricco occidente. Un bambino su sette non riesce ad avere almeno un pasto al giorno contenente proteine. Non può avere libri e giochi adatti all’eta’. Non ha a disposizione un posto tranquillo con spazio e luce a sufficienza per fare i compiti. Probabilmente vive in un contesto sociale degradato o prossimo ad esserlo tale.

Il rapporto presenta anche delle analisi che misurano il tasso delle privazioni materiali tra i bambini e gli adolescenti in alcuni gruppi considerati a rischio:

– Tra i bambini che vivono in famiglie con un solo genitore il tasso tasso di deprivazione materiale è del 17,6%; – Tra i bambini che vivono in famiglie con genitori con un basso livello di istruzione il tasso è del 27,9%; – Tra i bambini che vivono in famiglie senza lavoro: il tasso è del 34,3%; – Tra i bambini che vivono in famiglie migranti: il tasso è del 23,7%.

E tutto questo mentre da molte parti si ascoltano promesse e proclami di attenzione nei confronti dell’infanzia e della famiglia. Promesse e proclami che alla luce di quanto leggiamo risuonano come delle evidenti prese in giro nei confronti di tutto il Paese. Mentre la popolazione italiana non cresce più. Mentre risulta vicino allo zero il bilancio tra i nuovi nati e i decessi, con un saldo in negativo, ripeto: solo parzialmente evitato grazie agli immigrati – di quasi 100mila unità, come non lo si vedeva dal biennio 1917-1918, quando era ancora in corso la Prima guerra mondiale.

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