Giù le barriere

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di Elisabetta DESTASIO

Sono impopolare, lo so.

E me ne fotto.
Dopo il familyday, come incipit di questo solstizio, io scelgo la libertà di scelta.

Ieri, rispondendo ad un post straordinario del mio compagno, avevo dato la risposta che segue:  “… Io verrei a cena fuori con te anche non sapendo cosa indosseresti ed ancor di più non conoscendo la natura del tuo sesso. Amo la persona, senza genere di appartenenza. Il muro è nella testa ed in special modo, nella non condivisione e nella mancanza di laicità di uno Stato. In certi casi è proprio là, che ha luogo ed attecchisce la “cultura catto-fascio-maschio-cazzo dipendente” ed è proprio quella che, spesso, lascia indietro “la realtà dei sentimenti” e che si affida al pudicismo, al bigottismo, fino a giungere alla violenza per non condivisione. Viva pure la famiglia, sì. Ma la famiglia che mi pare e piace, anche col rossetto rosso e le scarpe alte di vernice e tra le gambe infinito Amore.”

Avevo scritto un brano, qualche anno fa, in merito alla questione di cui sopra.
Bene: siccome ognuno è libero di professare il proprio credo e di vivere in base alle proprie filosofie di vita, in egual misura mi sento libera anche io di esprimere la mia.
Puttane, trans e papponi, sono un po’ ovunque. E opportunisti e stronzi poi, non vi dico quanti! Magari anche potenti, politici, intellettuali.

E non comprendo sinceramente, dove sia il problema, visto che i più si nascondono proprio dietro altre identità.
Alcune signore che incontro lungo i viali hanno da raccontare storie più interessanti di chi prega un dio in chiesa e poi si traveste in gran segreto, per paura di far torto a qualcuno, di non essere adeguato.

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Viva la scuola! Abbasso Renzi

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Articolo 33 della Costituzione Italiana

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
E` prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

di Claudia BALDINI

Da tempo in questo Paese succede che ogni governo, ogni ministro dell’Istruzione, dice che la scuola è il primo pensiero, la priorità nel proprio programma. E questa priorità la concretizzano, oltre che con visite d’immagine e “batti il cinque” con i bambini delle scuole, con una nuova Riforma. Tutti i governi l’hanno fatto. E non si preoccupano certamente di non avere ancora applicato completamente la precedente. Già questo la dice lunga: sia sulla priorità , sia sulla competenza. Così non si concorda la riforma con gli insegnanti , ma ad esempio si applicano i modelli Marchionne alla scuola.

La mentalità che affiora è chiara: punire gli insegnanti scarsi. Come? Lo decide il Preside. Pochi fondi per la gestione sia ordinaria (manutenzione compresa)? Le scuole si cerchino sponsor. Come si assume? Ci pensa il Preside. E tutti i docenti che già hanno fatto abilitazione, concorsi, speso soldi per stare in graduatoria supplenze? Vabbè dai, a settembre assumiamo quelli che hanno già cattedre a giugno , circa 100.000 e buona lì. Di programmi ? Non è affar loro. Scuole professionali “ghetto”? Non è affar loro.

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