Giù le barriere

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di Elisabetta DESTASIO

Sono impopolare, lo so.

E me ne fotto.
Dopo il familyday, come incipit di questo solstizio, io scelgo la libertà di scelta.

Ieri, rispondendo ad un post straordinario del mio compagno, avevo dato la risposta che segue:  “… Io verrei a cena fuori con te anche non sapendo cosa indosseresti ed ancor di più non conoscendo la natura del tuo sesso. Amo la persona, senza genere di appartenenza. Il muro è nella testa ed in special modo, nella non condivisione e nella mancanza di laicità di uno Stato. In certi casi è proprio là, che ha luogo ed attecchisce la “cultura catto-fascio-maschio-cazzo dipendente” ed è proprio quella che, spesso, lascia indietro “la realtà dei sentimenti” e che si affida al pudicismo, al bigottismo, fino a giungere alla violenza per non condivisione. Viva pure la famiglia, sì. Ma la famiglia che mi pare e piace, anche col rossetto rosso e le scarpe alte di vernice e tra le gambe infinito Amore.”

Avevo scritto un brano, qualche anno fa, in merito alla questione di cui sopra.
Bene: siccome ognuno è libero di professare il proprio credo e di vivere in base alle proprie filosofie di vita, in egual misura mi sento libera anche io di esprimere la mia.
Puttane, trans e papponi, sono un po’ ovunque. E opportunisti e stronzi poi, non vi dico quanti! Magari anche potenti, politici, intellettuali.

E non comprendo sinceramente, dove sia il problema, visto che i più si nascondono proprio dietro altre identità.
Alcune signore che incontro lungo i viali hanno da raccontare storie più interessanti di chi prega un dio in chiesa e poi si traveste in gran segreto, per paura di far torto a qualcuno, di non essere adeguato.

Alcuni adescano chi capita, sfogano il proprio sesso e poi tornano a casa a far fare i compiti ai propri figli, battendosi il petto, dopo essersi fatti il bidet e la moglie… magari!
Non ho nessun problema, nell’accettare le scelte opinabili di ciascuno.
Il problema è di coscienza di ciascuno.
E non venite a farmi la predica. Non ci provate con la sottoscritta.
E non fate del bigottismo o provincialismo da quattro centesimi, che qui, vi garantisco, non funziona proprio.
Il mio dio mi rende libera, non schiava.
Il mio dio, forse ha amato e fatto sesso con Maria Maddalena.
E allora, viva dio o chiunque sia al suo posto.
Quando e se lo incontrerò, faremo il punto della situazione lui ed io.
O forse, sarà una lei, sotto i pantaloni.
Non mi scandalizzerò e continuerò a sostenere che gran figo è stato e a tenere fermi i miei principi di libertà nel concepire la famiglia.
Mio figlio, non sarebbe meno amato se accanto avessi una donna o un uomo.
Mio figlio, crescerebbe sano e libero di scegliere se io fossi lesbica o etero o stessi con un trans.
La famiglia è dove risiede rispetto per le proprie scelte e non dove le scelte vengono imposte da una società cattodittatoriale, che ghettizza, umilia, divide e miete vittime per omofobia.
Tant’è. Senza amen.

“Desidero rispetto.
Per ciò che sento.
Per chi scelgo d’amare.
Per come nutro la mia anima e come la dono.
Rispetto, se scelgo un “colore” diverso dal tuo.
Un corpo diverso dal tuo e uguale al mio.
Un gesto o degli occhi diversi da quelli che scegli tu di guardare
ed in cui perdermi dentro e tra le vie della mia città.
Rispetto,
per la bocca che scelgo di baciare.
Per i miei versi.
Per la notte che scelgo di attraversare.
Per il giorno che vivo.
Fosse anche uno soltanto ancora.”

 

“Giù le barriere”© di Elisabetta Destasio -tutti i diritti riservati all’autore-

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2 Pensieri su &Idquo;Giù le barriere

  1. Carissima ELISABETTA DESTASIO, collocare TUTTA LA STORIA DEL MONDO nell’ambito angusto della vita di una singola persona ( la quale può gridare : “Vivendo così, sono FELICE e provo un senso di ESPANSIONE ” ) credo che non sia una proposta accettabile e ragionevole. Perchè chiudersi nel cerchio ristretto di una esistenza individuale, che non ha una AVVENIRE, perchè , per limiti oggettivi, non può generare una prole ? Io preferisco una vita diversa : quella che non si esaurisce e non si conclude con la mia personale esistenza, ma continua a sussistere nella prole , da me generata, cioè nei miei figli, e poi nei figli dei miei figli, e così per sempre. Un caro saluto da FRANCESCO PAOLO MAGNO.

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    • Crediamo che l’articolo vada letto. Si parla espressamente di famiglia. Ma non di una famiglia chiusa e costretta all’omologazione nell’ambito delle scelte. Anche gli omosessuali la pensano come te, Francesco.

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