Il Catasto: una riforma che non arriva mai

atterraggio

di  Marzia BERNARDINI

Rinviata la Riforma del Catasto: il Governo dice: «Troppo alto il rischio di far aumentare le tasse», ma per chi di preciso?

Sulla decisione del Governo di rimandare la discussione della tanto attesa riforma del Catasto, sembra abbia pesato l’osservazione fatta da Daniele Capezzone (già radicale, adesso PDL).

Capezzone, in qualità di relatore della legge in Parlamento, pare infatti che abbia messo in guardia il Governo circa il rischio di un aumento generalizzato delle tasse sulla casa, provocando nuovi ed ulteriori salassi per le tasche degli italiani, in un momento già così difficile. E così il nostro Premier Renzi, ha deciso di togliere il relativo decreto dall’ordine del giorno del consiglio dei ministri, fino a data da destinarsi.

Ma davvero sarebbe un salasso a tappeto per le nostre tasche, oppure sarebbe un salasso solo per le tasche di qualcuno ed in particolare per chi le tasche ce l’ha già belle piene da un pezzo?

Vediamo qual è il succo di questa riforma, ma proprio in forma scarnificata, tralasciando categorie catastali e sigle e attenendoci semplicemente ai concetti fondamentali sui quali si fonda.

Il sistema al quale siamo abituati da circa 70 anni classifica gli immobili esistenti attraverso vani, classi e categorie; la riforma invece prevede il calcolo della consistenza dell’immobile e la conseguente tassa da pagare, rifacendosi al valore patrimoniale medio e alla rendita, calcolandone la consistenza, attraverso delle funzioni statistiche e cercando di allineare il valore catastale al valore di mercato: il metro quadrato verrebbe preso come unità di calcolo, ma contribuiranno a determinare il valore effettivo dell’immobile anche ascensore, balconi, ubicazione e tutto ciò che contribuisce già da ora a determinarne il reale valore commerciale, in caso ad esempio di compravendita.

Insomma un’operazione, quella della Riforma del Catasto, che dovrebbe servire a colmare il gap oggi esistente tra valore catastale e reale valore di mercato.

Nella pratica, facciamo l’esempio di una città come Firenze e confrontiamo le quotazioni di un appartamento di 60 metri quadrati in pieno centro storico, magari vista Duomo, e che ad oggi è generalmente classificato secondo l’attuale accatastamento come ultrapopolare. Il suo valore commerciale a metro quadro si aggira dai 3.813 euro fino ad un massimo di 4.575. Ma la tassa comunale, basata sui parametri attuali, classificandolo come ultrapopolare, sarà di gran lunga inferiore a quella da corrispondersi per un appartamento di nuova costruzione, ubicato in periferia, magari vista Aeroporto e di valore commerciale che va dai 2.517 ad un massimo di 2.858 a metro quadro, poiché per questo tipo di immobile si applicano i parametri relativi ad una categoria superiore, popolare o civile abitazione.

Così attualmente, c’è chi si gode l’aperitivo all’ombra della Cupola del Brunelleschi e paga una cifra irrisoria di tasse sulla casa e chi va a stendere i panni sul balcone, schivando gli aeroplani che gli passano a due metri dalla testa, ed ha una tassazione molto maggiore.

Dunque cari Capezzone e Renzi, stendiamo un velo sul fatto che anche con questa Riforma del Catasto i luoghi di culto continueranno ad essere esentasse esattamente come adesso, ma chi ci guadagna alla fine a vedere rimandata la sua attuazione?

Ma non avevamo detto che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e che il sistema tributario è informato a criteri di progressività? Non ricordo più dove l’ ho letta questa frase, però mi è piaciuta! (Credo sia in Costituzione, ma mi sbaglierò).

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