Il debito dei colonizzati

lagardeschauble

di Giuseppe SCHERPIANI

Il debito. Parola che oggi evoca scenari tetri, di rovina e di squallore. La dissipazione delle risorse nazionali da parte di una borghesia folleggiante e spendacciona. L’incosciente “vivere al di sopra delle proprie risorse” di una certa gente comune greca, italiota, spagnola, portoghese e magari un tantinello anche francaise. Latina, in definitiva.Così, giusto per dare alle argomentazioni dei convinti saccenti un tocco di cipria.

Da contrapporre ai rigidi e seriosi calvinisti anglo-americo-germanici, gente che, osservante dell’evangelio, si comporta sempre in modo che il sì sia sempre sì e il no, no.

Invece il debito, oggi, è la prosecuzione della politica delle cannoniere con altri mezzi.

Non c’è bisogno di creare il casus belli, infatti, come fu nel 1964 fra Nord VietNam e USA nel Golfo del Tonkino. Ci si può servire di altri strumenti, quali il Fondo Monetario Internazionale, La Banca Mondiale e della loro dependance europea BCE. Che del resto non a caso furono il frutto (BCE esclusa) degli accordi di Bretton Woods del 1944. Guerra mondiale seconda ancora in corso. Accadde dunque che, per rendere molti paesi emergenti assoggettati alla maggior potenza mondiale, fu messo a punto un meccanismo che si muoveva sulle seguenti direttrici:
1. concessione di un prestito da parte di Banca Mondiale o FMI ad una nazione qualsiasi a condizioni apparentemente vantaggiose;
2. stipula di contratti bilaterali fra i paesi poveri e (più spesso di altri paesi ricchi) gli USA;
3. obbligazione per il paese povero contraente, di fornitura di una materia prima, di cui esso era produttore, al paese ricco sua controparte, il quale, dal canto suo, si impegnava a fornire al suo partner prodotti finiti;
4. a questo punto le Borse manovravano in modo di far correre al ribasso i prezzi delle materie prime e al rialzo quelli dei prodotti lavorati:
5. dopo un periodo medio-breve la situazione diventava insostenibile per i poveri che venivano poi costretti ad “onorare “(si dice cosi?) i contratti firmati. Era, ed è, semplicemente COLONIALISMO DI RITORNO.

Di questo fenomeno si occupò anche la Chiesa cattolica, ai suoi massimi livelli, negli anni a cavallo tra il XX e il XXI secolo.
Il quale, peraltro, fu anche nell’agenda del G8 di Genova del 2001 e nelle ragioni di molti giovani che manifestarono allora.
E fu anche oggetto di inviti e perorazioni, forse per marketing forse per gloria, da parte di alcuni Jovanotti americani. Con ben altro stile, artistico et ultra.

Quindi la Grecia non è altro che la tappa di un cammino che era stato tracciato da lunga pezza dall’Occidente capitalistico più forte e avanzato. E non si va molto lontani dal vero se si conclude che la procedura de quo è stata adottata, o è in corso, anche per quanto riguarda l’Italia.

Berlusconi, Monti, Letta e Renzi sono la borghesia “compradora” (che non significa “compratrice”, ma “comprata”, in cambio di benefici personali, ovviamente). Insieme con gli Squinzi, le Marcegaglia, i Marchionne-Agnelli etc. che vendono il benessere del paese anteponendo ad esso il loro.

Perciò occorre ricordare che non bastano mai i politici, da soli, per fare le porcherie. Anche nel 1992, quando in Italia scoppiò il bubbone della corruzione, si scoprì (sembra ieri e sembra strano) che c’era per ogni corrotto almeno un corruttore. Mavà?
Corrispondenza biunivoca indispensabile.

Per cui, di questa situazione che angoscia noi e i nostri figli, sono ugualmente responsabili anche i doppiopetto blu, con cravatta e senza, della finanza mondiale. Il resto è fuffa o malafede.

Chi oggi, perciò, si scaglia contro i lavoratori, i sindacati, i dissenzienti, i ribelli e tutti coloro che agiscono nell’irrazionalità del moto popolare, della jacquerie, molto spesso non sa. E qualche volta, purtroppo, sa anche troppo bene ma comunque finge di ignorare ogni cosa.

E questo è veramente grave.

 

(immagine dal web)

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