Io dico OXI

oxi

di Andrea PROVVISIONATO

Qualche tempo fa ho scritto un articolo per Essere Sinistra in cui ipotizzavo un’uscita della Grecia dalla zona Euro. In quel pezzo tentavo di analizzare le conseguenze che questo avvenimento avrebbe avuto sull’Europa tutta. Oggi, quella che allora era solo un’eventualità, è divenuta una concreta possibilità.

Il prossimo 5 Luglio la Grecia potrebbe decidere di dire Oxi alla Troika. Potrebbe avere quel moto d’orgoglio che chiediamo noi italiani ai commercianti taglieggiati a Palermo. I greci potrebbero dire: “Oxi! Non ci stiamo più. Noi non vi paghiamo e voi spiegate ai vostri elettori perché e come avete perso 150 miliardi di euro”. Un bel problema per i creditori Europei, Francia e Germania in primis, ma anche per l’Italia che sarebbe esposta per miliardi di euro. Ma, al contrario di quello che leggiamo oggi sui giornali è un’opportunità per i greci.

Ipotizziamo che domenica 5 luglio, le cose vadano come tutti si aspettano: Oxi vince con schiacciante maggioranza. A questo punto la Troika avrebbe due opzioni a disposizione: fare un passo indietro, prendendo atto politicamente che non sta trattando con un governicchio di Sinistra, ma con milioni di greci alquanto alterati; per usare un eufemismo. Oppure iniziare immediatamente la procedura di default.

La prima opzione creerebbe il famoso “precedente”: le banche si piegano al volere popolare e le trattative tornano a Bruxelles, spostandosi dalle scrivanie dei banchieri a quelle dei politici.

Strada poco realistica questa per due motivi: a oggi le banche non si sono mai piegate. E poi quali sarebbero queste scrivanie politiche di Bruxelles? Le trattative dovrebbero necessariamente ripartire da Berlino. E la perennemente indecisa Merkel non ha la forza politica, né la capacità personale, di imporre il primato della politica. Spiegare al suo elettorato e al mondo intero che in futuro gli storici giudicheranno l’operato della Germania degli ultimi anni, le sue responsabilità. E che il giudizio finale della Storia potrebbe essere devastante, com’è già accaduto. Solo 70 anni fa.

Quindi (sempre per ipotesi) rimane in piedi solo la seconda possibilità: Merkel, Hollande fanno fronte comune con le banche. Renzi, come al solito, scodinzola e segue i padroni. La Grecia va in default e tanti saluti ad Atene, i Paesi Europei dicono addio a 152 miliardi di euro (152.000.000.000). E con loro al sogno di personaggini da quattro soldi come Churchill, De Gasperi e Monnet.

La Grecia si troverebbe alla deriva improvvisamente. Dovrebbe da subito iniziare a stampare una nuova moneta. Per permettere ai suoi cittadini di comprare qualcosa. Il rischio inflazione sarebbe altissimo e nessuno vuole vedere i greci andare al mercato con le valige piene di soldi, perché un chilo di pomodori costa un milione di dracme.

Tsipras & Co. sono perfettamente consapevoli del fatto che oggi come oggi, con un mondo e un’economia ampiamente globalizzati, fare da soli vuol dire morire. Avrebbero la necessità di trovare un nuovo canale di libero scambio.

Ed esiste un’unica possibilità. Quella d’altronde già ipotizzata dal governo ellenico: uscire dall’Europa significa iniziare un avvicinamento ai BRICS. Il gruppo di Paesi in via di sviluppo di cui fanno parte potenze economiche globali come Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.

I 150 miliardi di euro necessari per ripianare il debito potrebbero arrivare da questo canale. Mosca ha promesso già 52miliardi, in cambio di qualche riforma già concordata con Atene e della realizzazione del sogno di una vita: dare la possibilità alle sue navi da guerra di attraccare nel Mediterraneo. La Cina è pronta a pagare altrettanto per avere la stessa possibilità per la sua flotta mercantile. E di fatto si è già accaparrata lo sfruttamento del superporto del Pireo. Per Atene si aprirebbe la possibilità di firmare accordi di libero scambio con superpotenze emergenti come Brasile e India. Non parliamo di pomodori greci in cambio di petrolio venezuelano. Ma della possibilità per le navi greche (la flotta mercantile con il maggiore tonnellaggio d’Europa) di trasportare merci indiane, argentine e brasiliane in tutto il mondo. Il debito greco sarebbe ripianato aprendo dei canali economici e politici che stravolgerebbero il quadro mondiale odierno, creando un bel calderone.

All’acqua che bolle aggiungiamo che il comando sud della Nato e dislocato tra Grecia e Turchia per controllare lo stretto dei Dardanelli. Che la Turchia è ormai un Paese ampiamente compromesso da un governo autoritario che appoggia apertamente le azioni dei terroristi dell’IS in chiave anticurda.

Insaporiamo con una manciata di carrarmati Russi e Nato che si fronteggiano nelle steppe dell’Ucraina. Condiamo il tutto con le trattative in corso tra Iran e Usa sul nucleare (trattative che a detta di tutti gli esperti se non si concludono per il meglio hanno un solo sbocco: la guerra). E serviamo a tavola la Terza Guerra Mondiale pronta per essere mangiata.

La crisi dura da troppo tempo. Il capitalismo è affamato di anime fresche. Marx si sbagliava. La storia si ripete, e non come farsa!

Sia ben chiaro, sto sempre ipotizzando. E allora per ipotesi mettiamo che i popoli europei prendono coscienza proprio grazie all’Oxi greco.

Che dicano tutti basta all’Europa delle banche. A favore di un’Europa Unita dei popoli. Un’Europa Federale, sul modello statunitense.

Un’Europa memore della sua storia, delle sue profonde ferite. E per questo accogliente e giusta. Che dicano Oxi a xenofobi fascisti come Salvini. Oxi al populismo becero e facile.

Io domenica 5 luglio dirò sicuramente Oxi. Non all’accordo tra Grecia e Ue (quella e una decisione che spetta ai greci). Ma dirò Oxi a un sistema economico e di sviluppo fallimentare. Oxi alle frontiere. Oxi al potere popolare subalterno a quello economico. Oxi alla guerra.

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2 Pensieri su &Idquo;Io dico OXI

  1. Francamente caro Sonobruno la narrativa della cicala e la formica sta diventando stucchevole. Basta leggere dichiarazioni di personaggi che hanno fatto l’euro (vedi Prodi) per comprendere che i conti sono stati truccati su richiesta della stessa Germania che a suo tempo aveva il problema di un Marco forte e necessita di una moneta che si sarebbe svalutata nel giro di un paio d’anni; com’è puntualmente avvenuto con l’Euro. Anche questa cosa di onorare il debito è un’analisi errata. A oggi la Grecia ha solo onorato parte degli interessi dovuti alle banche e noi (come europei, ma anche come italiani) continuiamo a prestargli soldi solo per poter permettere ai greci di pagare gli interessi alle banche tedesche. È come se uno strozzino ti presta i soldi per continuare a pagare gli interessi che hai maturato sul prestito iniziale. È quello che il capitale ha fatto e continua a fare con i Paesi africani. Alla Germania fu annullato il debito di guerra. Certo questo non potrebbe avvenire per la Grecia e neanche Tsipras lo chiede. La Grecia chiede solo di rinegoziare un debito e di non ragionare con dei “cravattari”, si direbbe a Roma.

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