Enrico Rossi e Matteo Renzi: una vergogna per la Toscana e per la sinistra

rossierenzi

di Tommaso FATTORI

Né con la Merkel né con Tzipras (con la “z”, poi l’ha corretto ndr)”, scrive il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, echeggiando un triste slogan del secolo scorso.

Poi, aggiunge che Syriza sarebbe “populista” e invoca una terza via: una sinistra europea svincolata dalla subordinazione al capitalismo finanziario. Ecco, vorrei ricordargli che questa sinistra esiste ed è proprio quella di Syriza, in prima linea nella battaglia per il superamento delle politiche di austerità. Una sinistra che Rossi e il PD stanno lasciando completamente sola.

Proprio mentre Enrico Rossi, nel suo programma di governo regionale, si lamenta dei vincoli del pareggio di bilancio (peraltro votati dal PD in parlamento), ecco che attacca l’unico governo europeo che coraggiosamente fa quello che lui, a parole, afferma altrove di voler fare. Ritirando poi la mano.

Syriza è andata al governo dopo 4 anni di fallimento dei governi di grande coalizione e della troika. Per 4 anni, le istituzioni europee e il FMI, dopo aver salvato le banche che avevano truccato i conti greci, hanno imposto alla Grecia condizioni assurde, che hanno distrutto l’economia del paese, mandato in miseria milioni di persone e, oltretutto, aumentando il debito pubblico di quel paese cresciuto al 180%, mentre il Pil è crollato del 25%.

La situazione greca è la prova del fallimento drammatico delle politiche di austerità. Non c’è nessuna possibilità di ripresa per la Grecia, né di pagamento del debito, se non si libera l’economia greca dai paletti dell’austerità e non si ristruttura il pagamento del debito. Come può un paese riprendersi dalla crisi se non può investire, se non può pagare gli stipendi, se non può garantire ai suoi cittadini livelli di dignità necessari a far ripartire i consumi basilari, perché tutte le risorse devono andare a pagare gli interessi sul debito?

Le proposte del governo Tsipras sono l’unica soluzione ragionevole: continuare con sacrifici pesanti e necessari (come la riforma delle pensioni) ma allentandone il peso e rinegoziando il pagamento del debito.

In questo modo il governo potrebbe rispondere all’emergenza umanitaria che colpisce i suoi cittadini e destinare un po’ di risorse a far ripartire il paese.

Non è una questione ideologica, caro Rossi, è una questione di salvezza della Grecia da chi, da 4 anni, fa di tutto per distruggerla. Ed è una questione di democrazia, della possibilità per il popolo greco di decidere sul proprio futuro, senza il ricatto costante del debito.

La posizione del PD, di Matto Renzi ed Enrico Rossi sulla Grecia è una vergogna per l’Italia e per la Toscana. Perché quello che sta succedendo alla Grecia, un giorno non molto lontano, potrebbe succedere a noi.

L’Italia ha un debito pubblico 4 volte più grande di quello greco.

Vogliamo anche noi assistere ai licenziamenti di massa, alla chiusura degli ospedali, al collasso dell’economia e dei servizi pubblici? Oppure vogliamo provare a cambiare strada, a farla finita con l’austerità, a mettere in campo un new deal per creare lavoro e diritti e far ripartire l’economia?

Crediamo veramente che possa sopravvivere un’Europa che distrugge i diritti delle persone, che strozza l’economia con il debito, che nega il diritto dei cittadini a decidere democraticamente? La scelta è questa: austerità o democrazia?
Noi siamo dalla parte della democrazia, del popolo greco, di un’Europa nuova da costruire sui diritti e sul lavoro. Matteo Renzi, firmando il comunicato dell’Eurogruppo che condanna il referendum, si è schierato dalla parte dell’austerità. Se Rossi la pensa diversamente, abbia il coraggio di dirlo. Altrimenti sarà anche lui complice di quello che succedendo alla Grecia e che, un giorno, lo ripeto, potrebbe succedere anche a noi.

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