Syriza: una coalizione politica. La sua forza e le questioni aperte

syriza

di Franz ALTOMARE

La Coalizione della Sinistra Radicale (Synaspismós Rizospastikís Aristerás), nota con l’acronimo SYRIZA (ΣΥΡΙΖΑ) è il partito greco, unico in Europa, che è riuscito là dove tanti finora hanno fallito: riunire sotto un’unica sigla e programma diversi partiti e movimenti della sinistra radicale e alternativa.

La necessità di contrapporsi in maniera decisa a quella sinistra ormai fusa e confusa nel conformismo neoliberista trova le ragioni di fondo nella grave crisi economica e sociale che la Grecia sta attraversando da circa sei anni. All’origine di questa coalizione nata nel 2004 troviamo quindi un elemento congiunturale che privilegia in prima battuta la necessità di partecipare alle elezioni politiche che si terranno in quella data e in cui otterrà il 3,3% dei consensi.

La seconda caratteristica senza precedenti storici è l’eterogeneità ideologica delle sue componenti. Partiti e movimenti che vanno dell’area socialista democratica, gruppi ambientalisti di sinistra, maoisti, trotskisti e organizzazioni eurocomuniste connotano subito questa coalizione, oltre le apparenti contraddizioni e incompatibilità, come prevalentemente anticapitalista e di ispirazione socialista democratica.

Si potrebbe concludere che Syriza rappresenta una sinistra radicale e antisistemica alternativa a quelle tradizionali di semplice ed inefficace gestione politica. L’elemento antisistemico dovrà però essere confermato alla luce della soluzione alla crisi greca successiva al referendum del prossimo 5 luglio. Quale sarà l’esito di questo referendum e come Tsipras e Varoufakis gestiranno la situazione che si verrà a creare successivamente ci forniranno elementi ulteriori per poter affermare con maggiore cognizione di causa quanto questa coalizione sia coerente con politiche antisistemiche e radicali come si può evincere dal suo programma.
Ma su questo punto ritorneremo più avanti, dopo avere analizzato gli altri elementi di un successo politico senza confronti in altri paesi dell’Eurozona.

Altro elemento inedito e che si è rivelato nella sua forza propulsiva è proprio la coesistenza tra anime politiche che fino ad allora non era concepibile vedere riunite in una sintesi organizzativa e programmatica. Come osserva Yorgos Mitralias “la coabitazione di differenti sensibilità, tendenze e anche organizzazioni in una stessa formazione politica della sinistra radicale può essere una lezione che insegna come una simile coalizione non solo è possibile, ma fruttuosa e, alla lunga, anche garanzia di grandi successi”.
Proviamo adesso ad analizzare punti di forza e gli aspetti critici di questa fortunata alchimia politica.

Un elemento di forza è certamente Alexis Tsipras, personalità che assume valenza simbolica e in cui confluiscono idealmente rivendicazioni sociali specifiche in chiave antagonista contro le politiche di austerity imposte dalla Troika. Il 10 febbraio 2008 il V congresso del Synaspismos elesse presidente il trentatreenne Tsipras.

Ulteriore elemento di consenso è stato l’avvicinamento di Syriza alle istanze sindacali e sociali benché tale scelta è stata vissuta cercando di mantenere un fragile equilibrio tra la necessità di apparire come credibile partito candidato al governo nella guida del popolo greco fuori dalla crisi e al contempo forza radicale capace di rappresentare istanze di equità sociale urgenti e non più derogabili.

Stathis Kouvelakis membro del comitato centrale ed esponente più noto di “Piattaforma di sinistra”, componente interna della coalizione, così esprime la contraddizione interna che rende la linea politica della leadership di difficile e incerta lettura rispetto all’attuale crisi e all’effettivo orientamento politico su questioni di fondo: “Costituito ormai in partito unificato, dotato di uno statuto, di documenti dal carattere programmatico e di una direzione eletta, Syriza appare comunque come un partito profondamente diviso su punti strategici essenziali, che sono al centro del dibattito nazionale ed europeo. E’ evidente che lo scontro tra i sostenitori di un approccio “realista” desideroso di accedere al potere “a freddo”, di non rompere con il quadro europeo e di padroneggiare i settori strategici delle forze dominanti e coloro che auspicano lo scontro aperto e la rottura con l’attuale quadro della Ue, tocca il nervo delicato delle questioni che riguardano la sinistra nel Vecchio continente”.

La questione di fondo che la sinistra europea anticapitalista deve porsi rispetto a Syriza è la seguente: se questa coalizione, a fronte del successo elettorale ottenuto in Grecia, possa essere un modello di riferimento quanto a metodo e programma. La risposta risiede nelle scelte che Tsipras farà all’indomani del voto quando la politica che deciderà di adottare rispecchierà una delle due opzioni possibili, ovvero quella socialdemocratica oppure quella radicale.

L’opzione socialdemocratica è quella che considera possibile uno sviluppo delle politiche economiche e sociali nell’ottica di un recupero di posizioni da parte delle classi lavoratrici e disoccupate nell’ambito del sistema dato dei trattati e dalle istituzioni demandate a realizzarli. Questa linea politica non mette in discussione il sistema in se stesso e i suoi limiti strutturali. Bce, Commissione europea e FMI vengono contestati nella loro linea di gestione e non nella funzione politica che essi svolgono per mandato.

L’ostinazione con cui si riconosce questa UE come progetto ma non come attuazione politica a vantaggio dei popoli europei mostra tutti i suoi limiti quando rivendica migliori condizioni per un ulteriore indebitamento, riforme neoliberiste meno aggressive su salari, pensioni e commercio e una dilazione più lunga nella restituzione del debito pubblico esistente verso i creditori privati e istituzionali. Questa soluzione può solo essre provvisoria se accettata dalla Troika ma non risolve il problema degli squilibri dovuti alla moneta unica e alla mancanza di sovranità monetaria per la Grecia e per tutti i paesi periferici dell’Eurozona.

L’opzione radicale parte da un’analisi dell’assetto economico e monetario dell’Eurozona e conduce inevitabilmente ad una critica di sistema, considerato incompatibile con politiche democratiche e di equità sociale.
Si prende atto dell’irriformabilità dall’interno di questo sistema di matrice neoliberista con la consapevolezza che nessuna politica di gestione è possibile se non si mettono in discussione i trattati e le istituzioni europee che che da essi traggono legittimazione.

La conclusione è che solo una rottura con tale sistema, congiunturale nel caso specifico della Grecia o programmata per quanto riguarda gli altri paesi, possa riportare i popoli europei ad essere artefici del proprio destino.

Il radicalismo non si riduce all’apparenza di una contestazione più marcata ma in una critica ed in una proposta che abbia il coraggio di riconoscere i limiti di un sistema che non prevede spazi di redistribuzione dei redditi a carico delle rendite finanziarie.

Le sinistre europee che si ispirano al programma e al metodo di Syriza e che hanno l’ambizione di rappresentare istanze popolari che richiedono un’inversione di rotta rispetto alle politiche neoliberiste, dovranno fare i conti e chiarire la propria posizione rispetto alle contraddizioni e incompatibilità tra linee politiche di improbabile e tiepido contenimento da una parte e una linea di coraggiosa rottura di regole imposte dal dominio neoliberista nella cornice euroatlantica.

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