Il problema: le banche

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di Nello BALZANO

Il problema sono sempre le banche, sì perché oggi questi istituti hanno problemi di solvibilità, ma non sentiremo mai che falliranno, perché si farà sempre di tutto per salvarle.
Oggi vediamo la contraddizione che le banche che compiono in modo normale il loro dovere, vengono chiamate “etiche”.

Prima della nefasta riforma del Presidente americano Bill Clinton, il Gramm-Leach-Bliley Act, che ha dato a tutti la facoltà di operare nei mercati, insieme ai pochi allora specializzati, le banche di credito erano tutte etiche, poi quando il modello proposto da quello che si riteneva un uomo di sinistra (sic!) è approdato anche nel resto del mondo, chiunque ha un capitale pari ad un cinquantesimo del rischio, può aprire un istituto bancario e giocare con la finanza, con i nostri stipendi, con i nostri risparmi, con i nostri fondi pensioni.
Ma non rischiano niente, perché giocano con i nostri soldi senza chiedercelo.

Se una volta i nostri tanti piccoli versamenti o conti corrente, servivano a finanziare l’economia reale, oggi ci troviamo davanti al fatto che ci rendono inconsapevoli complici di operazioni che alla lunga portano ad affondare economie di Paesi deboli. Il profitto è quello. L’altrui povertà.

Per l’economia reale non c’è più spazio di manovra, perché i fondi sono nei mercati speculativi.
E allora dimentichiamo quante persone hanno subito gravi danni con i bond argentini, con la Parmalat, con la Cirio, con Tiscali, (e nessuno ricorda più Enron negli Usa): bolle speculative gonfiate ad arte per invogliare le persone comuni, che nulla sapevano di quelle truffe legalizzate, ma erano attirate da guadagni facili e dimenticavano quanta fatica bisognava fare per avere quel piccolo accredito il 27 di ogni mese. E nessun banchiere ha mai pagato davvero. Anzi, molti hanno avuto premi e scatti di carriera.


Ciò che oggi è etico ieri era normale, senti dire che non bisogna guardare al passato, ma bisogna guardare avanti, ma mai come oggi sarebbe opportuno rivolgere uno sguardo al passato: se di una riforma oggi si sente il bisogno forse è proprio questa, a noi non costerebbe niente e l’impresa vivrebbe solo perché lo merita….
Provate a chiedere interessi alle vostre banche anche minimi, vedete cosa vi rispondono, se non accettate vincoli assurdi o di partecipare ad un “gioco finanziario”, scordatevelo, perché non si possono permettere di distrarre risorse, fuori dai loro sporchi giochi, nonostante le spese di gestione siano diminuite e il personale tagliato all’inverosimile, insomma i nostri soldi che servivano a finanziare anche la piccola azienda dove lavoriamo, vengono dirottati altrove e i fallimenti per questioni economiche, perché gli viene di fatto impedito di crescere e fare ricerca, sono all’ordine del giorno.

Si è giunti al paradosso che è normale fallire perché non si riescono a pagare le tasse, perchè l’azienda non finanziata, non è competitiva e non regge la concorrenza di chi in modo sleale usa la fame di lavoro per ricattare le persone e schiavizzarle.
E noi siamo complici anche se inconsapevoli.

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