Il collasso dell’euro(pa)

bandierastrappata

di Michele CASALUCCI

In questi giorni di torrido caldo non è difficile prevedere scenari di turbolenza in rapidissimo avvicinamento.

Non è solo il mio ginocchio “malato” che prevede modifiche climatiche anche a distanza di molto tempo.

E’ l’attenzione di qualsiasi persona dotata di buon senso che riesca a leggere notizie e informazioni, dopo averle depurate di quella propaganda mainstream nella quale si è trasformata l’informazione, decadendo a mera comunicazione di concetti ed informazioni dettate da quanti detengono il potere in rappresentanza del capitalismo finanziario dominante.

Pavento uno scenario preoccupante perché lo schiaffo dei greci impartito con il referendum di domenica scorso ai “dirigenti” di questa europa e ai rappresentanti dei singoli stati, assuefatti e addomesticati alla rigida disciplina della Merkel, sembra non aver sortito effetto alcuno se non il loro vano ripetere che Tzipras deve dimostrare ragionevolezza e, soprattutto, deve “rispettare gli impegni”.

Pacta sunt servanda”. Tuttavia questo principio, invocato a dismisura da giornalisti (sic!) e sedicenti economisti di casa nostra, oltre che da rappresentanti (nel senso di figurine) del governo nazionale, non deve essere applicato quando si tratta di riformare le pensioni innalzando i tetti dell’età, ovvero quando la Corte Costituzionale decide in merito alle spettanze pregresse nel caso dei pensionati stessi o dei dipendenti del pubblico impiego.

Idem dicasi, riportando il concetto in europa, quando le costituzioni nazionali, i loro principi costitutivi (e non solo quelli ispirativi), devono essere piegati al volere di un “superiore” interesse che esclude i diritti delle persone e conclama il diritto del capitale (cosa altro sono se non questo i concetti di “pareggio di bilancio” e la conseguente imposizione dei principi di “austerità?).

La locomotiva tedesca mostra segni di rallentamento e di cedimento; dopo aver imposto una strategia economica fondata sull’esportazione allargando prepotentemente verso est i mercati di sbocco delle merci, avendo piegato a questo scopo scelte politiche e militari (per educazione si dice “securitarie”) degli stati dell’unione, inglobandone alcuni (stati dell’est) dentro l’Unione stessa; dopo aver (con il contributo consapevole e responsabile (o irresponsabile?) di molti stati dell’Unione, fagocitato nella propria area di controllo alcune delle nazioni “uscite” dalla catastrofica rottura della ex Jugoslavia (rottura peraltro perseguita e fomentata con inusitato cinismo): alcuni segni di rallentamento si cominciano ad evidenziare, tanto da dover far ricorso a progressivi restringimenti nell’intervento dello stato sociale.

Il resto dell’europa viaggia in condizioni ancora peggiori. A parte il caso della Grecia, negli altri paesi dell’Unione la situazione economica e sociale non migliora certamente nonostante (io direi anzi, a causa di) le cosiddette “riforme”, tanto decantate ed apprezzate, ma che in realtà determinano un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro (anzi soprattutto di non lavoro), di parti non marginali della popolazione. In Italia, in Spagna, In Portogallo, in Irlanda, ma anche in Francia e negli altri paesi dell’Unione la disoccupazione, soprattutto giovanile, si mantiene a livelli alti, non scende, nonostante leggi che colpiscono, come in italia, i diritti acquisiti dei lavoratori e spostano a favore delle imprese e delle banche ingenti risorse e masse consistenti di denaro.

Né le benedette (maledette, in verità) ricette di austerità, per le quali tal Renzi ha mietuto espliciti apprezzamenti dalla Merkel, hanno intaccato il differenziale deficit/pil. In Italia, ma anche negli altri stati, nonostante il quantitativo significativo di denaro pompato dalla Bce (il famoso QE), nonostante le sopraddette “riforme”, nonostante l’aumento costante di precarietà (economica e sociale), si è potuto registrare un miglioramento dello stato dell’economia.

E questo mentre la svalutazione (indotta) dell’euro procede.

E questo mentre il mercato energetico registra prezzi stabili al ribasso.

E cosa succede adesso che anche a livello mondiale, la situazione comincia a presentarsi meno tranquilla?  Il dollaro la fa ancora da padrone, ma il preoccupante crollo delle borse asiatiche insidiano ulteriormente l’attuale stato delle cose. Si è parlato (proprio in questi ultimi giorni) di una bolla asiatica e di conseguente intervento del governo cinese che in questo modo sta cercando di correre ai ripari. Ma se questo è, sicuramente non mancheranno conseguenze, e certamente non positive, per le nostre economie.

Ma apprendiamo anche che le banche tedesche sono in una situazione difficile. Lo analizza con dovizia di particolari un articolo, cui vi rimando, di Vincenzo Comito (“Gli scheletri della Deutsche Bank” in il Manifesto, 8 luglio 2015). In difficoltà nonostante la grande quantità di denaro ricevuto, le politiche di sostegno, il trasferimento dei debiti dalle loro casse a quelle dello stato (e degli altri stati europei).

La situazione sociale in Germania è sempre più appesantita: la disoccupazione non cala, anzi aumentano condizioni di disagio materiale e sociale per alcuni strati della popolazione (soprattutto nei lander dell’est).

In conclusione, un gruppo dirigente miope ed inefficace, continua a propugnare politiche di austerità chiedendo ai governi dell’europa di insistere in politiche di “riforma” che hanno dimostrato la loro inefficacia: in Grecia, ma anche in Italia con il Jobs Act e in Spagna e in Portogallo e così via.

Persino la Francia, con la quale Angela Merkel, vorrebbe gestire “l’affaire” grecia, mostra debolezza e crepe, che, abbiamo visto, ci sono nella stessa Germania.

E, nonostante la vergognosa sconfessione politica subita da un piccolo, ma fiero popolo, dopo aver fatto una vergognosa propaganda a favore del “si” (compresi i dirigenti dei partiti socialdemocratici!), dopo aver mietuto continui insuccessi, vorrebbero continuare a gestire la rotta di questa nave alla deriva?

L’insipienza e il grottesco arriva poi quando questi governanti “liberali” arrivano a sborsare senza battere ciglio ben 11 miliardi all’Ucraina, rischiando di aggravare pesantemente una situazione di frizione con la Russia di Putin (cui certamente non vanno le mie simpatie). 11 miliardi per sostenere una economia totalmente dissestata all’Ucraina e 7 miliardi alla Grecia no?

Verso quale direzione ci stanno conducendo i “governati” dell’Unione, la Merkel e il suo incredibile circolo di ubbidienti scolaretti?

C’è di che essere molto preoccupati per gli scenari futuri.

Ha affermato Massimo Cacciari in un’intervista di qualche giorno fa, dopo il referendum ellenico, che “un’Europa combinata così, a direzione unicamente tedesca, con un nuovo obiettivo di stabilità sta collassando e collasserà.”

Il punto è che le conseguenze ricadranno, ancora una volta, solo e soltanto sui popoli dei paesi che compongono l’Unione.

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Un pensiero su &Idquo;Il collasso dell’euro(pa)

  1. Grazie, bell’articolo.
    Porto solo una piccola “aggiunta” al tuo ultimo paragrafo: “ll punto è che le conseguenze ricadranno, ancora una volta, solo e soltanto sulle classi povere e sulle ex-classi medie (ora decadute) dei popoli dei paesi che compongono l’Unione.”

    Mi piace

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