La democrazia è una superstizione

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di Franz ALTOMARE

Se la DEMOCRAZIA non fosse una SUPERSTIZIONE, una credenza popolare, non riusciremmo a spiegarci l’evidente contraddizione tra la volontà di un popolo espressa attraverso un referendum e l’accordo che probabilmente sarà sottoscritto tra il governo di Tsipras e i rappresentanti della Troika.

L’accordo, come si profila dall’intesa raggiunta in linea di massima nelle ultime ore, sarà una NEGAZIONE della volontà espressa dal popolo greco attraverso il voto del 5 luglio, voto che rifiutava in maniera perentoria pesanti ingerenze nella sovranità del paese ellenico e le drastiche misure d’austerità che inevitabilmente andranno a ripercuotersi sul tenore di vita già abbastanza compromesso delle classi popolari e del ceto medio.

Tanti sono gli interrogativi oggi e lo sconforto diffuso per una speranza rivelatasi illusoria. Ma a questo delirio della suggestione non si è sottratta gran parte della sinistra radicale allorché già dal primo giorno dopo il referendum greco era impossibile denunciare il palese e incomprensibile contrasto tra le aspettative di un popolo in forza del risultato democratico del voto e le dichiarazioni del leader di Syriza e capo di governo Alexis Tsipras.

L’ossessione, io la definisco così, di Tsipras che il dogma inviolabile della moneta unica sia compatibile con la democrazia e il suo confermare la permanenza della Grecia nell’Eurozona a tutti i costi e quindi di rassicurare tutti e tutto, compresi coloro che non ne sentivano il bisogno, lasciava presagire una sola strada e una sola soluzione alla faccenda greca: la soluzione imposta dalla Troika che prevede il commissariamento della Grecia ridotta a protettorato e un fondo ipotecario dei beni nazionali dati a garanzia per un prossimo e molto probabile pignoramento.

Viene da chiedersi allora del perché sia stato indetto quel referendum. Perché sono state alimentate a sinistra illusioni e speranze dentro e fuori la madrepatria della democrazia? Come ha potuto una sindrome da superstizione impedire il confronto a sinistra tra quelli che Tsipras doveva essere sostenuto senza se e senza ma e i pochi che sollevando dubbi di fronte alle dimissioni apparentemente inspiegabili di Varoufakis e a tante altre contraddizioni hanno osato criticare la conduzione di questi negoziati?

Ancora una volta certa sinistra ha preferito chiudere gli occhi e stringere tra le mani un amuleto, compiacendosi di slogan che assomigliavano più a degli scongiuri e apostrofando come menagramo o disfattista chi osava rivendicare il primato della ragione sulla superstizione.

Quella di Tsipras e della maggioranza di Syriza, a mio giudizio, non era l’unica strada percorribile ed è molto di più di un’occasione perduta: è il trionfo dell’idea tanto cara al pensiero unico del capitalismo che il potere è dato e nessuna cosa è possibile cambiare; idea odiosa ma vincente ogni volta che le sinistre miopi evitano di andare alla radice dei problemi.

E’ l’ammissione, frutto della falsa coscienza metafisica e antistorica, che non ci possono essere alternative all’ordine costituito del neoliberismo.

E’ l’aborto di una democrazia mai nata che ci riporta al trauma nietzschiano del Dio che è morto e ci condanna ancora una volta alla rassegnazione del pessimismo storico.

 

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6 Pensieri su &Idquo;La democrazia è una superstizione

    • Non sono del tutto convinto di quanto scrive l’autore. Se è vero che Tsipras è stato visto come acqua nel deserto da parte di un popolo che da tempo immemore è stato abbandonato e condannato a vagare tra dune infuocate, a me sembra che troppo prematuramente stiamo seppellendo il cadavere di Tsipras e di Syriza, dimenticando che tutto quanto accaduto ha messo finalmente davanti agli occhi di ognuno la vera natura di questa finta Europa unita. Almeno questo glielo dobbiamo a Tsipras.

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      • Sì, la finta Europa unita è venuta fuori e stanno ipotecando il Partenone…e anche noi di gioelli di famiglia ne possediamo molti! Non sono un’esperta di politica, vedo comunque che il popolo aveva chiesto altre cose con il referendum. Spero vada tutto per il meglio, ma la Grecia è il nostro specchio, dove anche noi pieni di debiti, dobbiamo ogni giorno vedere quel riflesso. Buona giornata, Giusy

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  1. Articolo insensato, chi stabilisce che un referendum sia democrazia e le elezioni NO? Seduti a quel tavolo c’erano eletti nei loro paesi come lo era Tsipras, perché lui avrebbe dovuto essere l’eletto vincente e gli altri 18 perdenti?

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    • Ma lui non voleva cambiare gli accordi. Voleva solo avere il diritto, sancito nei Trattati stessi, di governare lui, nel suo Paese, il COME voler contenere il debito e pagare gli interessi. Con una necessaria ridefinizione del debito consigliata anche dal FMI.

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  2. La democrazia non è certo una superstizione, ma come tutte le umane cose deve fare i conti con i rapporti di forza, la vera superstizione sta nel dimenticarsi questo fatto del tutto basilare.
    La democrazia è una creatura fragile perché deve poter contare sulla collaborazione di tutti gli attori coinvolti. Se anche uno solo non fa la sua parte il processo ne viene turbato.
    La democrazia, una volta stabilita va difesa e l’esecutivo greco, con buona pace di Varoufakis e delle frange estreme di Syriza, non aveva poi molto da opporre alle pretese della sua controparte.
    Vuote le casse, impossibilitati ad alimentare i processi anche più fondamentali dello stato per più di pochi giorni ancora, tenuti letteralmente per le palle, i greci hanno dovuto abbozzare e, al momento, hanno guadagnato l’unica cosa che potevano realisticamente guadagnare: un pochino di tempo.
    A distanza di pochi giorni emerge anche un inizio di spaccatura nel fronte dei carnefici della Repubblica Greca. L’FMI tiene a distinguere la propria posizione da quella della Germania e sostiene che la cosa più realistica consisterebbe nel ristrutturare il debito greco.
    Tsipras aveva in mano una sola realistica carta, alquanto rischiosa e controversa. Avrebbe potuto gettarsi nelle “braccia” di Putin, passando da un padrone all’altro. Una dichiarazione di indipendenza alquanto discutibile, piena di incognite geostrategiche e che comunque avrebbe comportato un periodo di transizione COMUNQUE costosissimo per la popolazione.
    Io aspetto ancora, dai numerosi fustigatori di Tsipras un abbozzo realistico e costruttivo di una qualsiasi alternativa che non fosse “lacrime e sangue”.

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