Sconfiggere la troika, la vera Idra, si può. Uscendo dall’euro

denaro

di Nico MAXWEBER

Assurdo, vero?
Eppure a molti sembrava già fatta con la vittoria del NO al referendum dei fratelli greci, quasi tutti pensavano che la questione si chiudesse con quel NO.
All’indomani del voto vista la grande euforia, già immaginavamo i titoli cubitali sui giornali con scritto “La Grecia mette in ginocchio la Troika” scusate…ma veramente siamo riusciti ad immaginare cosi facilmente una cosa del genere così, come non immaginavamo facilmente le dimissioni di Varoufakis?

No, combattere contro questo mostro simile all’Idra di Lerna non è possibile da soli, nemmeno Ercole poté farlo da solo, dovette chiedere aiuto a Iolao per sconfiggere le nove teste di Idra, tagliandone una alla volta mentre Iolao provvedeva a cauterizzarle per non farle ricrescere, quindi per battere la Troika occorre che tutta la sinistra dei paesi sud europei si unisca in un vincolo politico atto alla disgregazione delle catene rappresentate dalla servitù del debito.

Sin da Marzo del 2014, mentre Grillo proponeva di fare un referendum per uscire dall’Euro, io ed altri amici competenti in materia, scrivevamo intanto sul suo blog che occorreva uscire e basta, preparazione tecnica di 6/8 mesi, poi via il più lontano possibile dalla moneta unica. Guarda caso, a Luglio del 2014 anche Grillo fù convinto dalle teorie Keynesiane del prof. Gallegati e dal prof. Giannuli che il referendum non fosse più necessario e che quindi occorreva uscire dall’Euro il più presto possibile.
Si, per convincere Grillo ad abbandonare la proposta del referendum ci sono voluti due Prof., mentre noi lo scrivevamo 4 mesi prima.

Nell’apparente realtà economico-finanziaria, qualsiasi formula potrebbe funzionare, la Curva di Laffer per decidere il moltiplicatore delle entrate fiscali, l’Ottimo Paretiano per migliorare le condizioni di un soggetto o una classe operaia senza però peggiorarla ad altri, la “teoria delle scelte collettive” (tanto osteggiata da Arrow quanto seguita dai maggiori economisti) per gestire le scelte economiche in ambito politico, il criterio -Maximin- di John Rawls il quale permette di scegliere la possibilità più favorevole tra risultati economici negativi, il teorema di Modigliani-Miller, il criterio di efficienza di Kaldor-Hicks: insomma sono molte le teorie a cui far riferimento.

Ma in una realtà oggettiva a noi resa inconoscibile, per poter agire in modo adeguato, come possiamo tener conto di tutte le variabili economiche se il controllo delle stesse sono precluse?

Fra queste: la bolla speculativa dei CDS (credit default swap), arrivata oramai ad un livello non più sostenibile e pronta ad esplodere a breve, i vari trattati capestro a cui siamo vincolati come MES (il Meccanismo Europeo di Stabilità), Fiscal Compact, ERF (European Redemption Fund), TTIP, ma anche le agenzie di rating che fanno il bello e cattivo tempo a loro piacimento (senza nessun mandato e controllo politico) e non dimentichiamo infine il vero problema su cui poggia l’Unione Europea: la mancanza di una politica economica comune.

Dov’è la solidarietà tanto decantata posta a base dell’unione Europea, dov’è la solidarietà per il popolo greco a cui basterebbero 370 MLD di euro per pagare i debiti e iniziare una nuova vita?
Come è possibile non trovare quella somma per il salvataggio di quel paese, come è possibile ricattare un intero popolo e portarlo alla miseria se non fosse questa la vera intenzione di coloro che hanno voluto la moneta unica?
Non ci sono i soldi per alleviare le sofferenze di un popolo quando invece hanno trovato migliaia di MLD di dollari per salvare le banche, un esempio: salvataggio Citigroup (2.513 miliardi di dollari), Morgan Stanley (2.041 miliardi), Barclays (868 miliardi), Goldman Sachs (814 miliardi), JP Morgan (391 miliardi), BNP Paribas (175 miliardi) e la Dresdner Bank (135 miliardi).

Come potete notare, le probabilità di una ripresa economica seguendo determinate teorie, sono nulle, secondo il mio modesto parere per poter “rinascere” economicamente, abbiamo una sola scelta che comporterà anche dei sacrifici nell’immediato ma potrà almeno far ripartire la ripresa economica, ritornare quindi ad avere una Banca Nazionale prestatore di ultima istanza e il ritorno alla sovranità monetaria.

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8 Pensieri su &Idquo;Sconfiggere la troika, la vera Idra, si può. Uscendo dall’euro

  1. Non sono pregiudizialmente contrario, ma è necessario che l’operazione sia condotta molto bene, con piu’ razionalità che entusiasmo, affinchè, per far dispetto a quella troika della moglie, non ci togliamo gli attributi definitivamente.

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  2. Non riuscendo a demonizzare più il capitalismo liberista, ora chiamiamo troika il ns problema del momento. Idra, scomodiamo perfino mostri mitologici. I teorizzatori della sinistra non possono, evidentemente, cambiare. Nessuno, nel mondo occidentale, escluse esigue minoranze, pensano sia possibile una società socialista, quindi quale deve essere la forma che contenga i principi della solidarietà, della uguaglianza dei diritti, della equanimità dei doveri? “sinistra”, ormai, suona sinistro.

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  3. Cioè sostanzialmente abbiamo passato anni (evidentemente non tu, Nico) a deprecare Grillo per dire adesso che Grillo sull’uscita dallEuro aveva ragione?
    Questa Europa non mi piace punto ma mi (ci) serve una pausa di rifllessione.

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  4. Ho un solo dubbio: non si tratta della trojka né dell’Europa, ma del capitalismo finanziario, che non scompare (né scompare il suo potere) se si esce dall’euro. Siamo sicuri che una serie di politiche nazionali (Italia, Spagna, Grecia ecc.) abbiano la forza di reagire meglio e prima di una entità come l’Europa? Ho l’impressione che l’uscita dall’Euro e la ripresa dell’autonomia monetaria siano preferibili in teoria, se tutto il resto rimanesse fermo. Ma non rimarrebbe fermo: l’Europa si sfascerebbe anche come entità politica, mercato unico e zona di pace interna, e molto difficilmente (ancora più difficilmente) si potrebbero affrontare sfide strategiche globali.

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    • Gentile Paolo, tu scrivi “ho l’impressione”. Sei l’unico a dichiarare di non sapere come andrebbe a finire. Tutti gli “esperti” invece, chi pro euro, chi contro, sanno tutti con estrema certezza l’esito. Purtroppo siamo pieni di gente piena di certezze.

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  5. Leggo l’articolo con molto ritardo e non posso fare a meno di notare che, grosso modo, la motivazione sottostante suona come un:
    “noi, che ci capiamo, già da tempo siamo arrivati alla conclusione che è meglio uscire dall’Euro……… ergo”.
    Opinione pochissimo circostanziata, se non tramite accenni a economisti e teorie economiche che, presumibilmente, dovrebbero risultare eloquenti in sé. Correggetemi se sbaglio.

    Io non sono un esperto di economia ma una cosa l’ho capita. I vari esperti si affannano a definire l’economia come una “scienza”, ma si tratta di una pretesa velleitaria e inconsistente.
    L’economia, se va bene, è una valutazione discrezionale di elementi statistici raccolti con metodologie potenzialmente orientate, successivamente analizzate in modo da sostenere la propria tesi di partenza.

    Quando si parla di economia, in realtà, si parla della stampella operativa di un modo preciso di intendere società e relazioni sociali. La pretesa è di essere scienza, ma la realtà dei fatti è che il più delle volte si parla di ideologia.

    Ora qui si ipotizza che l’unico modo per uscire dai nostri guai, che sono sgradevolmente strutturali, sia quello di uscirsene dall’Euro, dato che rimanendovi saremmo sottoposti ad un regime, politico non meno che economico, di assoluta sudditanza alle ragioni del turbocapitalismo occidentale e della compagine nordica dell’unione.

    Quello che mi chiedo però è: basterà abbandonare l’Euro per isolarsi dalla soffocante influenza delle relazioni economiche internazionali? Questa opzione basterà, da sola, a bypassare le caratteristiche strutturali della nostra economia? La nostra natura di paese privo di risorse e con economia tuttora di trasformazione? Uscire dall’Euro, in che modo ci “isolerà” dai meccanismi e dai rapporti di potere che, presumibilmente, continueranno a mantenerci tra i soggetti sotto osservazione?

    E poi: uscire dall’Euro per fare cosa? Tornare alla liretta? Entrare in una valuta sovrannazionale che riunisca i “parenti poveri” del sud Europa? Perché sono cose differenti e con effetti rilevanti e non comparabili tra di loro.
    Una scelta come questa ha effetti totali sulla vita delle persone, dunque bisognerebbe circostanziare piuttosto ampiamente.

    Il ritorno ad una valuta nazionale cosa dovrebbe propiziare,alla fine di tutto? Una maggiore concorrenzialità dei nostri prodotti per via del tasso di cambio? Davvero? Pur continuando a doverci approvvigionare all’estero di risorse ed energie che dovranno essere pagate in valuta forte? Non siamo più l’Italietta del ’63, adesso ci sono nazioni che quel ruolo lo svolgono già da tempo, e a condizioni per noi inarrivabili.

    Pensiamo davvero di poter continuare a “rimanere sul mercato” con produzioni a basso valore aggiunto e basso contenuto tecnologico? Sicuri che possiamo giocarcela con Slovenia e Polonia, da una parte, e Cina dall’altra?

    Certamente non potremo aspirare a prodotti ad alti contenuto tecnologico e valore aggiunto, per i quali dovremmo finanziare ricerca e sviluppo coi “dollari del Monopoli”, costantemente in “svalutazione competitiva”, altra magica etichetta che, magari, favorisce un recupero, parziale e temporaneo, di marginalità, ma che comporta inevitabilmente inflazione la quale, nel nostro caso potrebbe tornare a galoppare a due cifre, come ai bei tempi ai quali si vorrebbe tornare.

    E, di grazia, come potrebbe tutto ciò isolarci dal prevalere, economico e politico, di un nord Europa protervo e che continuerebbe ad avere tutte le briscole in mano?
    La Germania cesserebbe di essere uno sbocco per le nostre merci, e noi smetteremmo di essere un approdo per le sue? Non credo proprio. Solo che esporteremmo a condizioni svantaggiose ed importeremmo molto meno in quanto a volumi, ma non certo in termini economici reali, dissanguandoci ancora di più.

    Cosa dovremmo fare? Costruirci un mercato tutto nostro, magari “mediterraneo”? Ma che, davero davero, con la sponda sud che ci ritroviamo, in ebollizione e sotto scacco dell’ISIS?
    Dovremmo far comunella coi nostri vicini europei? La Grecia moribonda, la Francia troppo occupata a coltivare la propria grandeur o la Spagna il cui export, agroalimentare, sovrasta già ora il nostro comparto agricolo? Parliamone.

    Dunque che si fa? Non lo so. Non sono un economista e dunque “non possiedo” la verità, ma certo ci si dimentica che, come in tutte le cose, la chiave sta nella politica.
    Il male dell’Europa, e nostro, e della Grecia, non sta nell’Euro, ma in classi dirigenti e politiche fallimentari e nel prevalere di un disegno politico di miope egemonia da parte della Germania.
    Sta nella concezione malata di una “democrazia” parziale e di facciata, imitata, ma non praticata, dove c’è qualcuno che è “più uguale” di altri, come avviene nell’ONU, la quale, guarda caso, è a sua volta un organismo tenuto in vita solo grazie ad un vero e proprio accanimento terapeutico.

    L’uscita dall’Euro è una strategia caldeggiata da Lega e M5S. Questo vorrà pur dire qualcosa no?

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