Roma non pensa ai bambini e favorisce l’illegalità

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Il Comune di Roma incentiva l’illegalità. La permette quotidianamente e lo fa sulla pelle dei bambini. Potrebbero sembrare parole esagerate ma è questo, detto in modo brutale, quello che sta succedendo. Ricapitoliamo, che la vicenda è complessa.
Fin da subito diciamo che c’è una petizione in ballo che potete leggere e firmare qui. L’iniziativa è lanciata dell’associazione Onda Gialla che più volte abbiamo incontrato.
Ma qual’è il problema in poche parole? Il Comune paga poco e male i servizi educativi in convenzione, che non sono esattamente pochi, dato che tra nidi e Spazi B.eB.i sono oltre 200 e accolgono quasi 7mila bimbi. Educatori e titolari dei servizi sono tanti e sono arrabbiati.
Le cifre del risparmio invece sono queste: se un bimbo al nido comunale, in media, ha un costo di 1800 euro mensili, per il privato in convenzione (che per legge deve garantire pari qualità) ne spende meno della metà. E come sempre, quando due più due fa quattro, chi ci rimette sono i bambini e i lavoratori.
Intanto le iscrizioni ai servizi sono calate drasticamente mentre le rette per i genitori sono aumentate (con cifre anche di 450 euro mensili). Il risultato? Semplice: un proliferare di servizi privati poco o per niente qualificati, dai costi molto ridotti. Ne abbiamo avuto esperienza tante volte e non solo a Roma, quando si chiudono appartamenti adibiti a nidi, senza alcun tipo di qualifica, o baby parking che funzionavano come nidi.
E così Roma sta davvero sfatando e insultando uno dei punti espressi durante la campagna elettorale quando il sindaco rilanciava “Roma città dell’infanzia”.
Nell’ultimo anno nella capitale abbiamo seguito numerose proteste: dei servizi pubblici che lavoravano con rapporti numerici pessimi (fino ad un educatore con 20 bimbi), dei genitori, che hanno portato il comune davanti al Tar per un aumento delle rette in corso d’anno e le numerose battaglie pacifiche di Onda Gialla.
All’orizzonte si profila la delicatissima modifica alla legge regionale che riordina i servizi.
Sarà l’occasioni per i tanti soggetti in protesta per rendersi rendere conto che insieme possono fare la differenza?
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