Questo è un paese per giovani (vecchi)

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di Alessandro GALATIOTO

È un paese di vecchi.

Attraversando per lavoro l ‘Italia mi sto rendendo conto di quanto molta della retorica giovanilista assai di moda oggi – in quanto abilmente cavalcata dai media che devono fargli aprire nuovi conti in banca -, contrasti con la realtà.

Basta non fermarsi ai termini mezzo-inglesi, all’affabulazione delle startup, al diventare imprenditori di te stesso grazie alla lettura di un manuale, all’imparare la comunicazione politica dopo tre giorni a pagamento con il guru dello staff di Obama, e si scopre che sotto nuove definizioni si nascondono vecchie aspettative.

C’è il trentacinquenne che aveva aperto un baretto sulla spiaggia, poi il negozio di magliette alla moda e ora, plurisegnalato in centrale rischi, cerca fondi in crowdfunding per una “startup innovativa”.

In genere, per vendere fuffa.

Sono i nuovi protagonisti di quella classe disagiata che, nell’avere come punto di riferimento i beni posizionali di Veblen, ha visto crollare il suo status in relazione al crollo delle retribuzioni provocato dalla stessa ideologia alla quale si era completamente votato. Quella del successo a ogni costo, della competizione individualista e del desiderio effimero. Un desiderio, la cui realizzazione, nessuno è più interessato a pagare.

Ci sono tanti giovani, anche con buone idee, che fondano “startup innovative” con la speranza di essere acquistati da Microsoft o Apple e così avere finalmente uno stipendio.

Come se Apple fosse la Cassa del Mezzogiorno.

Ci sono giovani (ed anche non piu giovanissimi) che si impegnano in politica non con l’idea di far qualcosa per il loro Paese, o di analizzare e creare forme nuove di partecipazione e rappresentanza,  ma per trovare un “posto”, da consigliere, da assessore, perchè no, da deputato e “sistemarsi”.

Questi sono i più seri. C’è a chi  basta la nomina a presidente, coordinatore, staff manager, di qualche comitato elettorale per poter finalmente avere qualche titolo da inserire sul bigliettino da visita. E andarne fiero.

Ecco queste persone sono sintomo e causa del declino sociale del nostro Paese: un paese di vecchi, vecchi dentro, incapaci di uscire dagli schemi che furono, ormai, dei loro nonni.

E si lamentano perchè nessuno dà loro credito, se non chi li sfutta per cercare qualche voto. Piazzisti, come è in fondo piazzista il presidente del Consiglio. E con idee e tecniche di vendita molto vecchie, appunto.

E lo vediamo: un Paese ripiegato su se stesso che si lamenta, ma nulla fa per cambiare davvero.

 

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Un pensiero su &Idquo;Questo è un paese per giovani (vecchi)

  1. Apprezzo, in particolare, la chiusa di questo articolo. Perché bisogna pure chiedersi perché queste generazioni, che ci rimproverano di essere alla base dei loro problemi (tesi peraltro non peregrina), sono anche quelle che non hanno avuto alcun moto di rigetto, rivolta o denuncia. Non dico diventare i katanga 2.0 di un inesistente movimento studentesco, ma neanche i teddy boys antisistema degli anni ’50.

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