Incubo 1918

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di Giovanni PUNZO

Tutti presi a celebrare o a maledire il ritorno della Guerra Fredda, ponendo però attenzione solo sugli ultimi decenni di storia dell’Europa orientale, non riusciamo a capire la vera natura dell’incubo che agita i sonni di Mosca. Ancora una volta l’elemento chiave per capire alcuni aspetti della vicenda ucraina è la Prima Guerra mondiale, o meglio una delle sue conseguenze quale fu la dissoluzione dell’impero zarista a occidente.

Mi riferisco in particolare alla situazione immediatamente successiva al trattato di Brest Litovsk (1918), che comportò la perdita della Polonia, dell’area baltica, della Finlandia e a sud la profonda penetrazione austro-tedesca nello spazio dell’attuale Ucraina, compresa la Crimea ed oltre. In altre parole si tratta dell’incubo di una catastrofe geopolitica, dopo che dai tempi di Pietro il Grande il limes occidentale dell’impero russo dal Baltico al mar Nero era durato trecento anni, e cioè dalla battaglia di Poltava (1709), sconfitta definitiva degli svedesi.

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Benché non sempre siano correttamente trattati e nemmeno conosciuti, i pericoli dell’attuale crisi ucraina sono molteplici intrecciandosi e interagendo con i paesi baltici, la Polonia e la Germania, ma anche l’Unione Europea nel suo complesso e le relazioni con gli Stati Uniti. In altre parole, e benché in Asia i pericoli di un conflitto che coinvolga Cina, Giappone e Usa sono probabilmente maggiori, l’Ucraina è oggi fonte di grande preoccupazione e tensione.

 

Il paese del resto è ricco di risorse agricole e naturali, è solcato da importanti vie di comunicazione e gode di una posizione strategica dominante per cui è perfettamente comprensibile l’attenzione rivolta. D’altra parte – e questo probabilmente è l’obiettivo russo non dichiarato – benché considerata in modo unitario, l’Ucraina non è un paese omogeneo: i quattro territori in cui si paventa la separazione (Leopoli, la Crimea, la parte orientale in mano ai filorussi e l’Ucraina propriamente detta) hanno storie ed identità diverse che artificiosamente erano state unificate nell’Ucraina sovietica.

La maggior preoccupazione russa resta oggi il pericolo dell’accerchiamento qualora l’Ucraina entrasse a far parte della Nato e dell’Unione Europea. Una possibile soluzione potrebbe essere simile alla cosiddetta ‘finladizzazione’. Nel 1948 infatti la Finlandia si trovò in una situazione analoga quando ad occidente Norvegia e Islanda erano entrate a far parte dell’Alleanza Atlantica e ad oriente l’Unione Sovietica premeva, memore insoddisfatta delle due guerre combattute per allontanare i confini da quella che al tempo si chiamava ancora Leningrado.

Non occorre precisare ulteriormente che la sistemazione successiva alla Seconda Guerra mondiale voluta da Stalin aveva praticamente riportato ad est i confini perduti trent’anni prima. Inutili motivi odierni di tensione sono provocati dal moltiplicarsi di tentativi basati su soluzioni militari che non risolvono e fanno aumentare la tensione.

Altrettanto pericolosa sarebbe una politica occidentale eccessivamente ‘russofoba’ che, percepita come ‘accerchiamento’, ridurrebbe ulteriormente i margini di trattativa.

Non bisogna dimenticare quanto perniciose siano state le conseguenze dell’isolamento russo da parte europea sullo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Infine, come ho scritto già una volta ricordando l’aspetto fondante nella teoria delle relazioni internazionali del dialogo dei Meli, non si dovrebbe sottovalutare l’insieme delle questioni psicologiche connesse. È vero – ed è già pericoloso – che la Russia provi tentazioni imperiali nel ridurre all’obbedienza la ribelle Ucraina, ma non bisogna dimenticare che la decisione di radere al suolo Melo non nacque tanto dalla necessità oggettiva dell’alleanza con l’isola, quanto dal fatto che si sarebbe creato un pericoloso precedente tra gli alleati di Atene.

La sola ragion di Stato ateniese – autonoma e staccata dalla volontà politica – elaborò insomma la scelta di annientare l’isola.

Per non irritare eccessivamente la Russia e per non provocare reazioni ulteriori poco controllabili, il congegno andrebbe disinnescato.

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