Noi siamo qui. Capire cosa sta avvenendo per cambiare la situazione

ricchezza_poverta

di Roberto BRAIBANTI

A mio avviso quanto sta avvenendo in Europa, soprattutto quella del sud, è solo la coda di una compressione dei salari e del correlato accumulo delle ricchezze iniziato già alla fine degli anni 70 e che oggi raggiunge il suo culmine.
Infatti la questione della ridistribuzione dei redditi resta sempre più attuale nella società odierna.

Questione, come va sottolineato, ovviamente insoluta da tempo, dibattuta da Malthus e Young tra il XVII e il XVIII secolo per i quali all’epoca, la minaccia era la sovrappopolazione e poi da David Ricardo nel XIX secolo, per il quale ll punto si trovava nella crescita e nell’accumulo del terreno da parte dei latifondisti con la conseguente crescita di capitali e di sproporzioni economiche e quindi sociali con la maggior parte di popoli.

E poi da Marx e Engels che spostano, rispetto a Ricardo, l’attenzione dai terreni all’industria, alla nascita del proletariato industriale, allo sviluppo di quella enorme miseria urbana ben narrata da Charles Dickens in Oliver Twist o nei Miserabili di Victor Hugo.
A quelle giornate lavorative lunghissime con salari bassissimi, lavoro adolescenziale e livelli di vita degradati nella miseria più nera che cominciano a ridiventare troppo spesso realtà odierne nei paesi europei, sopratutto mediterranei.

Tutte queste teorie avevano e conservano parti importanti di verità ma scontavano la non lettura nelle loro conclusioni dell’inevitabile progresso scientifico che cambiava il campo in cui la partita si giocava.

A loro si contrappose Kuznets nel XX secolo con “la teoria della U rovesciata” secondo cui le diseguaglianze sarebbero in crescita nella prima fase di un’industrializzione della società e poi nella seconda parte (appunto la U rovesciata) in diminuzione.

Analisi ottimistica (nasce e trova credito dalla compressione delle diseguaglianze negli USA tra il 1950 e il 1960) e molto strumentalizzata politicamente dalla Destra liberale, dato che non contemplava che, per funzionare, questa teoria ha bisogno di appoggiarsi a una parte economicamente debole (cioè che il terzo mondo restasse tale…e sappiamo che non è andata e non sta andando così, come, per esempio, Cina, India, Brasile ci insegnano).

Tutti i dati storici ci dicono che nessuna diminuzione strutturale delle disuguaglianze è avvenuta prima dei conflitti mondiali, che sono stati da un lato un inevitabile “azzeratore” sociale di posizioni di rendita e dall’altro un motore economico potentissimo.

Ma quali sono le grandi dinamiche che guidano l’accumulo e la distribuzione del capitale?
Da questa domanda partono tutte le altre domande (che ci dovremmo fare sempre più spesso…) sull’evoluzione a lungo termine dell’ineguaglianza, sulla concentrazione della ricchezza e sulle prospettive reali della crescita economica che sono poi il cuore della politica.

Fino ad oggi, non abbiamo modificato le strutture profonde del capitale e delle ineguaglianze, come i più ottimisti economisti invece prevedevano nei decenni di crescita socioeconomica imperiosa, dopo la II guerra mondiale.

E mai come in questi anni il motore principale dell’ineguaglianza (cioè la tendenza straordinariamente evidente di puntare sulla crescita dei capitali finanziari per “gonfiare” la crescita economica) rischia di generare diseguaglianze tali da far esplodere malcontento popolare, nazionalismi, razzismi e di mettere a rischio gli ordinamenti e sopratutto i valori democratici europei.

E se vi guardate attorno, questo sta già avvenendo.
Movimenti nazisti e di estrema destra raggiungono percentuali di consenso oltre il 6%-10% in Grecia, Bulgaria, Austria, Polonia, Ungheria, Scandinavia, Finlandia, Italia e Germania.
In Francia addirittura si teme che Marine Le Pen possa correre per governare il Paese, prossimamente.

Il crescente odio verso i più poveri, verso i diversi (come Rom e migranti) è sintomo di egoismi sempre più forti (che spingono a “guerre tra poveri” per distrarre dai veri problemi le masse) che sono stati sempre tipiche di periodi di forti crisi economiche e che, nel 1929 per esempio, trovarono poi sfogo nelle dittature nazifasciste in Europa e nella II guerra mondiale.

Il vero, improvviso e pericoloso, salto di qualità però lo abbiamo visto poche settimane fa in Grecia.
Dove si è rivelata in tutto la sua spietatezza lo forza del capitale nello schiacciare addirittura un paese sovrano,che democraticamente aveva fatto scelte diverse.
E, mi piace ricordare, che malgrado le richieste finanziare del gruppo dirigente greco siano state “sbeffeggiate” come se fossero fatte da dilettanti, queste sono state ritenute una valida base di inversione di tendenza da due premi nobel per l’economia come Krugman (2008) e Stiglitz ( 2011) oltre che da Thomas Piketty e molti altri.

Ma la violenta sferzata, era già avvenuta, in maniera meno clamorosamente visibile ma sostanzialmente uguale, negli anni scorsi da noi in Italia con Monti e prima ancora in Irlanda, Portogallo e Spagna.

Già, perché il capitalismo sa diventare violento e spietato per difendere le sue posizioni di forza.

Il 16 agosto del 2012 la polizia sud africana intervenne nel conflitto che opponeva gli operai della miniera di platino di Marikana vicino Johannesburg ai proprietari azionisti che sono il gruppo Lonmin, con sede a Londra.
I militari spararono ad altezza d’uomo sugli scioperanti.
Bilancio: 34 morti
Il conflitto era basato come sempre su una questione salariale: i lavoratori chiedevano di passare da 500 Eu al mese a 1000. Dopo 35 morti, ne hanno avuti 75 eu in più al mese.
Le diseguaglianze salariali sono evidenti ovunque: a partire dal nostro Marchionne,AD Fiat, che guadagnava nel 2013 19,2 milioni lordi: quasi lo stipendio di 7500 operai.

Ma è evidente in maniera macroscopica ovunque, in ogni azienda, per non parlare del management bancario, finanziario nazionale e internazionale.
In Europa oggi sono stimati più di 100 milioni di poveri.
E sappiamo per certo che più del 50% della ricchezza dei paesi è nella mani del 10% delle famiglie.

Di fatto siamo alle oligarchie economiche, che in queste ore continuano a rafforzarsi in maniera imponente.
E tutti questi numeri si tengono.
A livello mondiale abbiamo paesi in cui il reddito medio pro capite si aggira sui 150 eu mensili (India e Africa Sub sahariana) contrapposti ad altri in cui il reddito medio procapite mensile raggiunge i 2500/3000 eu (Europa del Nord, Giappone, USA), cioè 10/20 volte tanto. Sia chiaro che la media non significa ovviamente che tutti guadagnano quelle cifre. È un dato statistico, appunto, medio).
La media mondiale invece si attesta attorno ai 600/800 eu mensili della Cina.
La globalizzazione e la finanza mondiale sta provando da tempo a ridurre i diritti del lavoro nei paesi europei con l’obiettivo vero di sterilizzare la protesta delle masse per poi poter operare un livellamento verso il basso dei salari.

Cosa che già avviene oggi dato che un giovane neo assunto precario, laureato, guadagna in media molto meno di suo padre, quando fu assunto 35 anni prima.
E Draghi, governatore della BCE,nel suo intervento a Jackson Hole un anno fa’, fece capire con chiarezza di favorire una maggiore differenziazione salariale, magari spostando la contrattazione nazionale dei contratti di lavoro ad una contrattazione di secondo livello che, non sfugge a nessuno, renderebbe meno efficaci le richieste di categoria dei lavoratori.
In due parole: ” divide et impera”…
Come se ne esce, non lo so.
La storia ci dice che dalla rivoluzione francese in poi, solo guerre e tumulti hanno modificato i rapporti di forza tra capitale e popoli, dando luogo a periodi di redistribuzione.Ma il prezzo pagato fu altissimo, come tutti sappiamo.
Credo che la consapevolezza sia già un’ottima arma rivoluzionaria contro lo status quo che pesca negli oceani di ignoranza e superficialità che pervadono le nostre società.
Sempre più abbrutite dal consumismo spinto dai mass media, e da livelli di istruzione (non a caso…) sempre più carenti per le masse popolari.

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3 Pensieri su &Idquo;Noi siamo qui. Capire cosa sta avvenendo per cambiare la situazione

  1. “La globalizzazione e la finanza mondiale sta provando da tempo a ridurre i diritti del lavoro nei paesi europei con l’obiettivo vero di sterilizzare la protesta delle masse per poi poter operare un livellamento verso il basso dei salari.”
    quindi sembrerebbe che lo scopo è la riduzione dei salari ? io credo che la riduzione sia una conseguenza dell’impossibilità di modificare i tassi di cambio dell’euro . io credo che sia impossibile ( vedi grecia ) chiamarsi fuori perche l’intento è quello di creare un’area geografica dove sia possibile indifferenzazione d’investimenti quindi ( dato che l’area è l’europa comunitaria ) diventa necessario avere le stesse opportunita ( per chi vuole investire ) che ci sono negli usa . succederà che , le ragioni sono conseguenti a quanto ho appena scritto e facilmente comprensibili , tagli alla sanità , tagli alle pensioni , tagli alle istruzione e taglio in generali ai sevizi al cittadino saranno attuati mascherandoli come necessari quando invece sono solo funzionali ad abbassare il valore per una furtura svebndita . il tagli o dei salari conseguente anche alla messa in pratica del reddito di cittadinanza ( c’è gia chi è pronto a coglierne l’occaidsone e renderlo strumentale … ) finira con il rendere l’italia un paese dove sia possibile per la multinazionale X decidere sulla opportunità di investirci .tutto questo in europa e non altrove perche differentemente dall’altrove l’europa è ricca . tutto questo è e sara perche se prendi un mappamondo ed escludi OVVIAMENTE cina russia india e la quasi totalita del sud america , agli usa noi siamo necessari come il pane e ci useranno per drenarci liquidità utile a tenere in piedi il loro sistema .
    saluti .

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  2. passante
    ripeto ma lo dico un pò meglio .
    Il consolidamento fiscale ( impostoci contro costituzione ) non è finalizzato a risolvere il problema del debito pubblico ma è connesso al mero mantenimento di una valuta comune ( che non è controllata da nessuno degli stati membri e che non puo essere usata variandone i tassi di cambio internazionali per favorire esportazione di manifattura nazionale e creare ripresa economica )perche sia facile creare una situazione di indifferenza di investimenti ( usa ue – e per chi volesse saperne di piu invito a considerare i trattati TTIP) , sul presupposto di un mercato del lavoro che “deve” adeguarsi al modello usa e per ridurre gli squilibri commerciali hanno dovuto distruggere la domanda interna ( evitando ogni possibile crescita anzi adoperandosi perche avvenga il contrario ) dato che questo è l’unico mezzo di correzione degli squilibri commerciali, per distruggere la domanda interna hanno favorito la disoccupazione e la riduzione dei salari( le ultime riforme sul lavoro sono li a testimoniarlo ) e con la scusa del pareggio di bilancio imposto da una entità extraterritoriale quindi in barba alla costituzione e con la complicità fattiva della sx italiana che ha appoggiato gli ultimi governi a partire da quello di monti che trovò anche legittimazione a sx sbandierata “ letteralmente “ finanche dal quotidiano di riferimento l’unità “ vedi prima pagina del 13 novembre del 2011 “ ) .l’europa è la valvola di sfogo del dollaro e guai ad essa se per velleita economiche intende perseguire quello che la stessa natura terrestre sembra consigliargli “ unione euroasiatica “. l’italia è un paese a sovranità limitata che è caratterizzato da una via di sviluppo manifatturiera ed esportativa che puo sopravvivere solo in concomitanza con la vivacità della domanda interna e dell’accumulo di risparmio e investimento produttivo e questa via italiana allo sviluppo è contraria al nuovo mercato del lavoro imposto (da investitori privati) che invece esiste per via della finanziarizzazione a “debito privato” concomitante ad una competitività deflazionistica attuabile con la riduzione dei salari e dei servizi al cittadino, questi ultimi anche funzionali alle prossime svebndite . attualmente assistiamo ad un’attacco alla proprietà privata ( prima casa … ) alla sanità , all’istruzione e se volete potete considerare queste ultime come gli ultimi bastioni di resistenza utile ad evitarci una definitiva atomizzazione per il bene del mercato usa/eu(germania bancaria). Il mercato del lavoro ed i diritti dei lavoratori sono gia stati atomizzati dato che oggi la merce è diventata l’uomo lavoratore .
    qggi siamo nel luogo appena descritto dal quale è possibile uscire solo ritornando a controllare la moneta e bisogna farlo prima che l’attuale moneta crolli perche stanno gia correndo da ovunque per comprare tutto quello che abbiamo di buono acquisendo quella manifattura che ci ha resi competitivi.

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