Maurizio Landini: con il popolo greco nella lotta contro il debito e l’austerità

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[traduzione dell’intervista su AVGI di Argyrios Argiris PANAGOUPOLOS]

“Il governo greco ha sollevato la questione della ristrutturazione del debito dei Paesi, la fine dell’austerità e la ricostruzione dell’Europa su basi democratiche e di solidarietà”, ha detto ad “Avgi” Maurizio Landini, il segretario generale del più grande sindacato italiano di metalmeccanici, la Fiom – Cgil, che come è noto ha sostenuto le iniziative a favore della Grecia in Italia. Il leader del sindacato italiano ha avvertito che la democrazia in Europa è in pericolo, sottolineando che il governo greco, con la sua posizione durante la dura negoziazione con l’UE, è riuscito a dimostrare che “il re è nudo”.

Renzi ha promesso una grande riduzione delle imposte partendo con l’abolizione della tassa sulla prima casa….

I governi in Italia da vent’anni promettono di tagliare le tasse. Ma lo hanno fatto determinando da un lato un grande aumento della tassazione del lavoro dipendente e dall’altro l’aumento dell’evasione fiscale, che in Italia non ha precedenti per i suoi livelli alti. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio hanno più il sapore delle promesse elettorali (per altro rivolte solo a determinate categorie a partire dalle imprese) e non facilitano nessun modo la ridistribuzione della ricchezza. Non ha detto una parola sulla lotta all’evasione fiscale, come non ha detto nulla su come ridurre il debito pubblico del nostro Paese. Queste sono in realtà le due condizioni preliminari, se si vuole una seria riforma fiscale, che colpisca l’evasione fiscale e riduca con questo modo la tassazione sul lavoro dipendente. Ma contemporaneamente bisogna cominciare a tassare i patrimoni, perché in Italia esiste il paradosso di avere bassi redditi ad alta tassazione, anche per i lavoratori autonomi e gli imprenditori, ma non esiste nessun tipo di imposte che colpisca i grandi patrimoni e le grandi ricchezze. Peraltro il governo Berlusconi aveva ridotto persino la tassa di successione, che Prodi prima di lui aveva alzato, ma nessuno ha poi rimediato a quell’errore.

Il presidente del consiglio ha detto che l’abolizione della tassa sulla prima casa si farà se si applicheranno le riforme. Questo significa che ci sarà un nuova ondata di austerità e un nuovo attacco ai diritti dei lavoratori e dei cittadini?

Questo è in realtà un messaggio al Parlamento e al suo partito, perché questo momento cerca di far passare la riforma della scuola, della costituzione e della legge elettorale. Ci troviamo di fronte ad una situazione assurda, perché si promuovono riforme che non hanno nessuna relazione con i bisogni del Paese.

La Fiom si sta organizzando per la costruzione di una coalizione sociale, per la difesa dei diritti dei lavoratori nei luoghi di lavoro, mentre altri si muovono per l’organizzazione dei referendum popolari…

La realtà è di fronte gli occhi di tutti. I dati ufficiali mostrano che nonostante il taglio delle pensioni, l’abolizione dei diritti dei lavoratori e i tagli alla pubblica istruzione il debito pubblico italiano è salito ulteriormente. Il nostro debito è aumentato di 80 miliardi di euro. Questo rappresenta un vero problema, ma nessuno vuole discutere come affrontarlo. Al contrario, doveva essere l’obiettivo di una grande campagna politica in tutta l’Europa. Abbiamo bisogno di discutere e di ridefinire la ristrutturazione dei debiti in tutti i paesi. Ne abbiamo assolutamente bisogno.
Per quando riguarda le azioni e le mobilitazioni della Fiom abbiamo in programma di organizzare nel mese di ottobre una grande manifestazione mettendo al centro le relazioni sul lavoro e le diseguaglianze sociali, partendo dalla rivendicazione di un reddito di dignità per tutti i disoccupati. Abbiamo bisogno di lotte vere per cambiare le politiche economiche e sociali del governo.

Come ha visto la situazione in Europa partendo dalla crisi greca?

Il governo greco e Alexis Tsipras in prima persona hanno fatto quello che potevano. Si sono trovati da soli contro tutta l’Europa, contro tutti i paesi. Quello che è successo a Bruxelles segna la fine della socialdemocrazia in Europa, perché quando i socialdemocratici tedeschi arrivano a urlare parole più pesanti contro la Grecia persino di quelle usate dal governo tedesco vuol dire che ci troviamo di fronte ad un pericoloso “pensiero unico”. Dall’altro lato la cosa positiva di questa dura e difficile vicenda per il popolo greco e le misure che è stato costretto ad accettare, è il fatto che il governo greco è riuscito a mostrarci che “il re è nudo”. Nessuno ha ora un alibi. Se non cambieranno le politiche di austerità e non si riaprirà il dialogo per la riduzione e ristrutturazione del debito, non solo in Grecia o in l’Italia ma in tutta l’Europa, ci troveremo di fronte al crollo dell’Europa stessa, come la abbiamo conosciuta o come l’avevano costruita. Questa è la grande sfida e la battaglia che dobbiamo continuare.

Mi dispiace del fatto che il governo italiano in sostanza non ha mosso un dito, non ha aperto una vera battaglia per chiedere una Conferenza Europa per il Debito, non solo come elemento di solidarietà verso il popolo greco, ma come un grave problema che affronta lo stesso nostro paese.
L’Italia paga ogni anno almeno 80 miliardi di euro per gli interessi del suo debito pubblico. Oggi i paesi più poveri pagano gli interessi alle banche dei paesi più ricchi dell’Europa. I sindacati devono stare in prima linea per affrontare il problema del debito. Il governo greco e lo stesso Tsipras continuano a svolgere un ruolo molto importante per aprire una nuova prospettiva per l’Europa.

Alcuni sostengono che l’eurozona non si può riformare e che alcuni paesi dovranno abbandonarla, anche in modo organizzato…

Queste opinioni non mi convincono molto. Non sono un economista, ma l’uscita dall’euro non mi piacerebbe, perché possiamo correre il pericolo di trovarci con i salari dei lavoratori in lire e per di più svalutate e con un enorme debito che rimane in euro. Si può capire le difficoltà. La sfida comune è di riformare realmente l’Europa, di riscrivere i trattati e di cambiare gli equilibri politici nei nostri paesi. La vera sfida è la ricostruzione dell’Europa. Mi sembra che i tedeschi non vogliano semplicemente avere l’euro ma proprio costruire “due Europe”, quella del Nord e quella del Sud.     La strada non è semplice e non riguarda la partecipazione o no nell’eurozona. Personalmente l’uscita non mi convince. È necessario allargare le nostre alleanze e le nostre lotte per la ristrutturazione del debito e per riscrivere i principali trattati europei.

L’accordo che ha firmato la Grecia prevede tra l’altro investimenti pubblici di 35 miliardi attraverso i fondi comunitari. Le nostre economie possono ripartire?

Siamo obbligati a far ripartire le nostre economie dei nostri paesi, che hanno complessivamente 25 milioni di disoccupati. In Italia, nonostante le supposte riforme, il numero dei disoccupati non solo non diminuisce ma aumenta di continuo. Si devono fare investimenti pubblici e privati attravers piani di investimenti straordinari perché altrimenti non usciremo dalla crisi. La rinegoziazione e la ristrutturazione del debito serve a liberare fondi per sostenere l’economia reale. Dobbiamo smettere di pagare interessi alle banche dei paesi ricchi e cominciare a liberare fondi per costruire il nostro futuro con una straordinario programma di investimenti per sostenere l’occupazione. Altrimenti non avremo una vera giustizia sociale.

Che ruolo possono avere i sindacati europei?

Siamo in una situazione difficile. Nonostante prese di posizione della Confederazione dei Sindacati Europei e dei sindacati internazionali ci troviamo nella reale difficoltà nel mobilitare i lavoratori, perché ci manca un piano cha valga in tutta l’Europa. Dobbiamo riconoscere che c’è un ritardo, ma è fondamentale capire che quello che è successo nello scontro con la Grecia ha disvelato la grave situazione che abbiamo di fronte. La democrazia in Europa è in pericolo. Spero che con l’occasione del Congresso della Confederazione dei Sindacati Europei che ci sarà nei prossimi mesi i sindacati europei assumano un’iniziativa autonoma di grande mobilitazione contro l’austerità.

 

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