Ciak si gira. L’Italia è come un film

sedia-regista

di Nello BALZANO

Nel 2006 uscì nelle sale cinematografiche “Il Caimano” di Nanni MORETTI. Le polemiche che lo accompagnarono, furono molte e in piccola misura, nonostante le intenzioni sempre negate dal regista di dare un colpo al potere berlusconiano, successe qualcosa che potremo sommare alle tante cause dell’inconcludenza politica italiana, che ci hanno portato a vedere ciò che viviamo oggi. La spettacolarizzazione mediatica della vita politica. Una vera e propria postdemocrazia.

Le elezioni politiche di quello stesso anno segnarono l’inutile vittoria dell’Unione di centrosinistra per pochi voti (24000), che per gli effetti del Porcellum (una legge incostituzionale, ricordiamolo), comportò una maggioranza in termini numerici alla Camera dei Deputati netta che non corrispose al Senato, dove per governare risultavano determinanti i voti dei Senatori a vita, con la conseguenza che al Cavaliere bastò “convincere” pochi per far cadere il Governo. Anche se questa non fu l’unica causa: per correttezza non bisogna dimenticare ciò che fece all’epoca Veltroni: cavalcando le difficoltà del “professore”, anticipò strumentalmente l’innaturale nascita del Partito Democratico, per le sue velleitarie voglie di leaderismo. Molti italiani stanchi di un centrosinistra che non riusciva a trovare uno sbocco, si illusero che fosse la volta buona ed alle elezioni del 2008, nonostante l’ottimo 34% si vide un centrodestra compatto che sfiorò il 40% e lo portò ad avere numeri importanti per la governabilità anche al Senato.

Il resto della storia lo conosciamo e quando parlo di inconcludenza intendo anche questo: l’incapacità di prevalere politicamente sugli avversari porta ad accettare tutto, la via giudiziaria non era più sufficiente, anzi l’averla caricata di quella responsabilità ha contribuito ad indebolirne le fondamenta.

Con la lettera dell’agosto 2011 che la Commissione europea consegnò nel pieno della crisi economica a Berlusconi, l’Europa della Finanza ci comunicò in chiaro ciò che da tempo stava realizzando attraverso l’esaltazione del Mercato, ovvero la perdita della nostra sovranità.

Con questo non voglio certo fornire un assist alle tesi del centrodestra, ma qui sta l’incapacità della Politica sana di rispondere in modo chiaro ed alternativo, senza ricorrere a stratagemmi non richiesti e non certo opportunamente risolutivi a vantaggio dei deboli.

Ma riprendo da dove ho iniziato: siamo immersi in un film. Provo ad immaginarne una sceneggiatura, cosa ben difficile per me. La storia di un gruppo di potere che cerca di impadronirsi della vita democratica di un Paese, per dirottare tutti i comportamenti verso la loro volontà.

Bisogna trovare i personaggi, creare un clima adatto non è semplice, ma in questo Paese c’è un problema di libertà di informazione che aiuta notevolmente il percorso che si vuole intraprendere, un sistema controllato dalla Politica e dai gruppi imprenditoriali più importanti: creare e gestire i protagonisti è più semplice di quanto si poteva immaginare, non servono grandi impegni economici.

C’è un Partito che, per l’atteggiamento di responsabilità che ha osservato negli ultimi anni potrebbe facilmente vincere le elezioni, ma si poggia su basi inconsistenti, è diviso al suo interno, ma soprattutto ha una componente che ha ancora una visione solidale, pur se con molte difficoltà, vicino alle classi sociali più basse; tutto questo può essere un problema. C’è un avversario che è uscito con le ossa rotte nell’ultima legislatura, ma che rappresenta un impedimento (è pur sempre un tycoon mediatico concorrente, un oligarca) non per le sue idee programmatiche, ma per il controllo che può ancora praticare su una parte importante del popolo.

C’è però una novità politica che non ha risorse importanti per crescere, ma si regge sulla spettacolarità, su un uso disinvolto della rete, rifiuta ogni contatto con i mezzi di informazione, va nelle piazze, ma tutto ciò non è sufficiente per fargli ottenere un risultato importante. La maggioranza degli elettori cerca risposte ancora nei mezzi di informazione tradizionali, è un Paese con l’età media avanzata, l’utilizzo di internet deve ancora raggiungere i livelli di altre nazioni dell’occidente sviluppato, il modo migliore è quindi dargli ampio spazio, ma con cura, evidenziando gli aspetti che più possono attirare, insomma si può riuscire nell’intento di non far vincere nessuno: sopratutto il partito che ha ancora una base di sinistra. Quella da eliminare dalla scena.

È necessaria una soluzione, sapendo che questa forza politica ha al suo interno ancora principi solidi, regole ferree nello statuto, ha una base che quando vede il pericolo di un attacco anche dal suo interno sa come reagire ed agire di conseguenza. Ecco: qui bisogna trovare una soluzione che richiede capitali, che deve vedere una mobilitazione mediatica importante, occorre un personaggio che sappia stare sulla scena che non si presenti con idee particolari ed innovative, ma sappia demolire soprattutto coloro che politicamente gli stanno accanto, trovarlo non è difficile anche se si sa che non sarà risolutivo, perché il partito reagisce, l’importante è però aver creato la spaccatura, da lì ogni cosa sarà più immediata.

Dal complicato risultato elettorale che vede tre forze contendersi quasi alla pari il corpo elettorale, dalle difficoltà a formare un governo, che non può godere di una maggioranza omogenea, scaturisce il clima adatto per creare qualcosa che è ben lontano dalla volontà dei cittadini, nel nome di una sempre presente “responsabilità” e i morsi di una crisi sempre più a fondo nella carne viva dell’economia: trovare i “complici” è semplice non è necessario corrompere, è sufficiente giocare sulle debolezze dei coprotagonisti.

Dopo pochi passaggi inconcludenti, infatti arriva il governo che si auspicava dall’inizio, il leader c’era già ed è stato ulteriormente legittimato con un altro passaggio interno, le mitologiche primarie, nel partito che ha vinto seppur di poco le elezioni. Ha tutte le caratteristiche: è giovane, è spigliato, ma soprattutto non ha dietro un gruppo di idee politiche, ma supporter che finalmente vedono l’occasione del trionfo, la sua presenza mediatica è curata nei minimi particolari: mai confronti diretti con gli avversari, frasi ad effetto e soprattutto attaccare i nemici senza identificarli, ma ridicolizzarli alla stregua di incontentabili piagnoni, dove nessuno saprà mai a chi si rivolge, l’importante è far passare il messaggio, che le uniche soluzioni valide sono le sue.

Non serve nemmeno un partito forte, anzi questo può essere un problema allora si delegittima tutto ciò che contrasta, non importa se ciò può allontanare gli elettori. L’importante è non offuscare l’aura del successo, chi guarda dall’esterno tutto questo capisce che è così, perché un vero leader chiederebbe agli elettori di essere misurato in un ulteriore passaggio, ma non può correre questo rischio, allora si continua imperterriti, sostituire i pezzi che vanno via, con altri è semplice, l’opposizione delle piazze deve essere schiacciata o sminuita, nel nome di fantomatiche riforme, l’opposizione politica non deve esistere mediaticamente, ma bisogna lasciarla sparsa in mille innocui rivoli in rete, dove ognuno può dire la sua, ma una sintesi sarà impossibile trovarla.

Insomma sembra che tutto scorra come si era disegnato, chi governa non ha ostacoli insormontabili davanti, il tempo necessario per portare a fondo il progetto non sembra che debba subire interruzioni.

Come in tutti i film d’azione bisognerebbe trovare un finale che faccia vincere “i buoni”: chi sta subendo questo stato di cose. Non è semplice perché questo significherebbe uscire dagli schemi, andare oltre alle solite proteste. Si corre il rischio (lo si dovrebbe correre) di trasgredire regole ferree, affrontare giudizi e incomprensioni, ma in un film tutto ciò è possibile farlo ed è anche semplice. Nella realtà, si sa, è molto più complicato, rompere determinati schemi non è agevole.

Quindi il finale lo lascio lì sospeso, nella speranza che qualcuno riesca a scriverlo meglio di quanto potrei fare io. È un film e come tale: ogni riferimento a fatti e persone della realtà è puramente casuale.

Un aspetto però è certo, mai come oggi l’Italia si offre come set cinematografico, con tutti gli ingredienti necessari. Per la solita commedia. O per una tragedia. Oppure, lo vorremmo, un film epico sul riscatto di un popolo. Fate voi.

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