Il cinismo

di Vincenzo G. PALIOTTI

Sono stato in vacanza pochi giorni a ritemprarmi, al mare, dove io considero di avere le mie radici. Sono nato a Napoli a 500 metri in linea d’aria ho quindi cominciato a respirare aria salmastra non appena ho aperto gli occhi e ritornare anche per poco in quei luoghi mi aiuta molto anche a ritrovare dei pezzi di me che non si sono di certo persi, ma forse assopiti, qualche volta, si.

Ma non è di questo che voglio parlarvi, anche se questo mio ritorno nella mia terra c’entra e ne capirete poi il perché. Sto leggendo quanto accade nel nostro Paese, la politica che si allontana sempre più dai bisogni della gente, un rigurgito del passato, un passato che ha privato per tanti anni il nostro popolo del bene più grande che possa esistere al mondo: la libertà.

Con il silenzio assordante del governo che somiglia tanto ad un “assenso”, fedeli al detto: “chi tace acconsente”.

Un’ondata di omofobia con conseguente razzismo e intolleranza verso qualsiasi diversità che sta cambiando quella che è sempre stata la nostra maggiore “virtù”: la solidarietà, ma anche lo spirito di appartenenza ad un Paese che aveva sempre aperto le porte a tutti e che oggi invece chiude gli occhi e le orecchie a spettacoli terribili come quei barconi che partendo da paesi distrutti da guerre, da dittatori che li opprimono portano uomini, donne e bambini verso quella che per loro è una speranza di vita, non certo di lusso, non certo agiata ma almeno che non metta a rischio la propria esistenza. E noi chiudiamo le porte a questi, cancellando in loro anche quella cosa che non deve mai essere negata a nessuno: la speranza. Come diceva Ghandi questo è il delitto più atroce che si possa commettere contro un uomo.

Stiamo quindi diventando cinici in nome di tante cose che sono discutibili e che non hanno nessun valore di fronte alla vita, perché niente è più importante. Ma specialmente “per il bene del Paese”, e della troika aggiungo io.

Tutto questo non è espresso solo in questa circostanza, ci sono altri momenti in cui, forse, non ci rendiamo conto di come consideriamo l’essere umano, il cittadino, il lavoratore, il pensionato. Dimentichiamo per esempio che le riforme che il nostro governo sta attuando lasciano indietro proprio l’aspetto umano, quel fattore che dovrebbe sempre essere presente quando si prendono decisioni importanti. Un fattore che questo governo ignora.

Sempre quando si prendono decisioni vanno valutate le conseguenze che queste possono portare:  io non voglio discutere quì di questioni tecniche, c’è chi lo fa meglio di me e tutti i giorni, io voglio solo evidenziare come queste pecchino di umanità, manchino di quel “mettersi nei panni altrui” per poi essere giusti e non arrecare danni a nessuno, ricco o povero che sia. Invece la mancanza di umanità, il cinismo più cieco, appunto l’ignorare le conseguenze porta un Paese, come il nostro, ad un’indigenza sempre più diffusa. Per esempio come si può ignorare ancora gli esodati, quei cinquantenni che perso il posto di lavoro non sanno da che parte e a chi rivolgersi per mettere in tavola un piatto per la propria famiglia? L’abbiamo dimenticato, e con quale coraggio parliamo di Expo quando c’è gente per le quali l’alimentazione non è certo un lusso ma una necessità alla quale risponde con difficoltà?

Quanto cinismo c’è in queste celebrazioni?

E poi, tagliare stipendi, pensioni cinicamente perché oltre agli aspetti tecnici negativi, come ho detto, questo procura conseguenze nefaste perché aumenta il numero di persone in difficoltà, e continuo con il sottolineare “esseri umani”, famiglie. Eppure questo governo, ma non solo loro, va avanti con gli occhi chiusi e la coscienza completamente in silenzio, si dice: per il “bene dello Stato”. Ma se lo stato siamo noi cittadini, il “fattore umano” cioè, questo “bene” non lo intravediamo assolutamente, anzi vediamo ogni giorno di più l’aumentare delle difficoltà. E parliamo anche della sua arroganza perché per questo governo le minoranze sono costituite solo da quella parte del partito del premier in dissenso, ma non è così. Il dissenso è molto più ampio e riguarda tutti quei cittadini che, di destra, di sinistra o di qualsiasi altro schieramento politico non importa, si trovano in difficoltà e per i quali questo governo non fa nulla cinicamente, dimenticando che dietro ad ogni posto di lavoro perso c’è una famiglia che perde i mezzi di sostentamento, ovvero quel necessario per sopravvivere. Eppure va avanti con cinismo ed arroganza.

Qualcuno, ancora più cinicamente, addossa colpe a quei disperati che arrivano per mare affermando che vengono da noi per togliere il pane di bocca ai nostri figli tentando di convincere la gente, con qualche “successo”, che questo è il problema del Paese. Basta quindi eliminare gli sbarchi perché poi si starà tutti meglio. Questo inciso va a testimoniare quanto si stia facendo per “abituarci” a considerare quasi una “benedizione” se quei disperati non arrivino alla meta, “per il bene del Paese”, sempre con il silenzio complice del governo che non fa nulla per tacitare queste voci.

Ricordo poi a tutti che proprio per il “bene del paese” che Mussolini promosse le guerre coloniali, che proprio per il “bene del paese”, e della razza che Hitler cominciò con lo sterilizzare prima i malati di mente, poi tutti quelli che non appartenevano alla “razza ariana” arrivando poi alla “soluzione finale”. Non esagero amici, quando qualcuno inietta il germe: “per il bene del Paese” è come un’epidemia che si diffonde dappertutto e che vi farà credere anche che la notte sia diventata giorno.

Bisognerà quindi tenere ben alta la guardia e non credere mai altro che ai nostri sentimenti, alla nostra umanità, alla nostra coscienza. Renzi, e mi costa nominarlo, con il suo atteggiamento vuole narcotizzarci ancora peggio di Berlusconi, “per il bene del Paese”. Cancella i diritti dei lavoratori, Jobs Act; cancella i diritti dei cittadini, legge elettorale; distrugge la “culla” della cultura e della società, riforma della scuola; per non parlare dei tagli alla sanità che certamente colpirà chi ne approfitta ma anche chi veramente ne ha bisogno, che poi è una prerogativa di questo governo: dove ci sono problemi non si cerca una soluzione si elimina la cosa del tutto, come se io direttore d’albergo avessi un cameriere maleducato al ristorante e per ovviare al problema chiudessi il ristorante invece di trovare una soluzione.

Ora, “per il bene del Paese” cercherà di strapparci l’anima, di zittire le nostre coscienze, i nostri sentimenti da arrivista convinto sostituendo tutto questo con il cinismo. Quel cinismo che ha sempre costituito l’elemento principale che ha animato ogni genere di dittatura, ma che ha anche prodotto cittadini, esseri umani di scarso valore morale e sociale.

Un esempio che deve far capire come questi la pensa anche sul fascismo è l’assenza totale dello Stato alle celebrazione dell’eccidio di S. Anna di Stazzema, dove neppure un messo di Montecitorio vi ha preso parte.

Questi sono i miei pensieri immediati dopo il ritorno dalla mia breve vacanza.

Buon Ferragosto a tutti, meno che ad uno, o anche a più d’uno.

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