L’unità della sinistra. Ovvero, la grande ammucchiata

disoccupati

di Franz ALTOMARE

Chi di noi non desidera l’Unità della Sinistra?
Ma quanti di noi sono capaci di spiegare cosa potrebbe essere questa unità, oltre il cartello elettorale utile a riciclare politici alle svendite da fallimento?
La sinistra d’apparato è il cancro della sinistra.

Se chiedi a uno qualsiasi dei sostenitori dei vari Civati, Vendola, Ferrero, Revelli quali potrebbero essere i primi tre obiettivi di una coalizione di sinistra degna di questo nome,
nessuno sa rispondere.
Nessuno!

Tutto il loro impegno è nel copia incolla fatto male di Syriza (che, dobbiamo confessarcelo, ha fallito), di Podemos ( che deve ancora passare il vaglio di una eventuale vittoria elettorale)… per il resto nessuna idea.

I presunti leader a loro volta fanno discorsi vaghi e non dichiarano nemmeno un obiettivo concreto di governo che dovrebbe costituire la base del consenso.
A loro basta essere eletti e ai loro sparuti elettori è sufficiente che i loro idoli vengano eletti.
Ma per fare cosa?
Resta un mistero.
Continuo a leggere documenti politici (se così si possono definire) e dichiarazioni astruse provenienti da quella parte che si dice di sinistra ma che è il vero ostacolo all’avvio di un processo di emancipazione politica.
Ci sono domande (poche) e piagnistei (tanti), ma non c’è una risposta.

Eppure non è così difficile.
Basta farsi un giro per strada e soffermarsi a parlare con un po’ di persone.

Fulvio lavora come barista a Firenze per 1200 euro al mese, 49 ore la settimana, giorno di riposo, nessuno, contratto non pervenuto, voucher uno, massimo due alla settimana per un importo dichiarato di 20 euro, nessuna previdenza in caso di malattia, niente ferie pagate o tredicesima o quattordicesima prevista nei contratti commerciali, zero TFR.
Praticamente in nero.

Eleonora lavora in un ristorante al sud, a Taranto.
Sei giorni su sette per 50 ore. Nessun contratto nessun voucher.
Totalmente in nero per 500 euro al mese; ha due figli e il marito è in cassa integrazione; si considera fortunata.

Marco lavora in un centro di spedizioni a Bologna. Contratto a tempo determinato sei mesi, rinnovato una volta sì e l’altra no. Nessun diritto sindacale per 1130 euro mensili ma lavora sei mesi l’anno; il cambio di proprietà dell’azienda prevede una ristrutturazione con licenziamenti ed estensione di contratti atipici. E’ incazzato e l’unico sostegno gli viene dai sindacati di base e dai centri sociali.

Potrei andare avanti all’infinito…
Mi chiedo se è così difficile rivendicare cose ovvie e non mi spiego perché la sinistra cancerogena non se ne preoccupa.
Anzi, purtroppo me lo spiego.
Ancora una volta non è così difficile.

*Una legge che garantisca il lavoro per tutti quelli che non lo trovano sul mercato: un salario sociale, o reddito di cittadinanza; chiamatelo come volete, basta che non sia una semplice elemosina.

*L’abolizione della maggior parte dei contratti atipici, a tempo determinato, obbligo del full time per l’80% della forza lavoro di una azienda,
controllo severo e limitazione dei voucher,
paga oraria minima e salario complessivo minimo stabilito per legge.

Quella sinistra cancerogena non ci arriva o non ci vuole arrivare?
Io dico che non ci vuole arrivare perché obiettivi di questo tipo, perfettamente praticabili attraverso la via legale prevedono una contrapposizione al sistema che una sinistra d’apparato non può permettersi.

Adesso mi spiego il fastidio provato da alcuni rispetto a certe nostre proposte, quando ho dovuto insistere per strappare un’opinione su determinati contenuti…
E’ tutto chiaro.
Di quella sinistra falsa e opportunista dobbiamo liberarci.

Fulvio, Eleonora e Marco non sono interessati e con loro milioni di persone che non andranno a votare finché si presenteranno i soliti noti con curriculum da fallimento.
Non votare finché non sarà possibile non è una tragedia se sapremo sostenere la lotta dei tanti Marco, Eleonora e Fulvio.
Loro ci sono.
Ma noi, ci siamo?

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10 Pensieri su &Idquo;L’unità della sinistra. Ovvero, la grande ammucchiata

    • Nell’articolo si lamenta una mancanza di contenuti e obiettivi praticabili da parte di un’area della sinistra di sistema.
      Per tutta risposta, alcuni, preferiscono liquidare la critica in questo modo:
      “E tu cosa sei?un grillino infiltrato o un provocatore Renziano?”
      Ora, visto che l’articolo è pubblicato in Essere Sinistra, dove non ci sono né grillini infiltrati né provocatori o rottamatori renziani, proviamo a rispondere a queste reazioni scomposte.
      Il M5S è un movimento populista e interclassista che si limita ad una critica di gestione del sistema senza mai mettere in discussione di fatto i rapporti di forza economica che generano certe contraddizioni, e la genesi di alcuni suoi esponenti oltre che dei proprietari, la dice lunga.
      In sostanza M5S non critica mai il capitalismo nella sua essenza e molte sue proposte, come il reddito di cittadinanza, di per sé non rigettabile, rientra però in una visione in cui si omette la causa vera del sacrificio della disoccupazione, che è e resta nel conflitto tra capitale e lavoro, cioè tra salari e profitti.
      Chi scrive propone qui il diritto a un salario dignitoso per tutti, compresi quelli che non trovano collocazione sul libero mercato del lavoro e si chiede, nell’ambito di un nuovo patto sociale, che la collettività nel suo insieme, a partire dai soggetti economici che lucrano profitti, se ne faccia carico, attraverso politiche economiche promosse dall’ente pubblico che si chiama Stato.
      Chi osa criticare la vuotezza di contenuti della sinistra falso-riformista viene iscritto nel libro nero e accusato di essere infiltrato grillino o un provocatore renziano.
      In altre occasioni si è usato il termine rottamatori, riferendosi sempre a Renzi.
      I rottamatori come Renzi esistono nella misura in cui le parti dissidenti di un soggetto politico di sinistra o di centro sinistra, decidono di farsi rottamare.
      Nessuno obbliga nessuno a non prendere atto di una deriva destrorsa dell’area PD o attigua al PD,anche se formalmente esterna.
      Ma evidentemente, piuttosto che rompere con un certo sistema si preferisce essere rottamati e relegati nel magazzino degli scarti dove però sempre qualche interesse pratico lo si può tutelare e in questo senso si parla di sinistra d’apparato che non può permettersi di contestare seriamente il sistema senza accettare di perdere alcuni vantaggi che esso garantisce, anche ai rottamati.
      Le reazioni di stizza che non entrano mai nel merito denunciano un atteggiamento rancoroso, questo sì assimilabile a quello di tanti grillini.
      Si dimentica che la critica di sinistra a una certa sinistra muove proprio dall’insofferenza del monopolio che politici d’apparato, che hanno governato e governano col PD in tante regioni italiane, detengono grazie alla visibilità mediatica, congelando ogni reale confronto o possibilità di unione sulla base di obiettivi politici concreti, come quelli abbozzati nell’articolo ma che non possono essere dichiarati o sostenuti proprio perché quella sinistra d’apparato non può permettersi un attacco frontale a quel sistema che in ultima istanza ne garantisce la sopravvivenza.
      Volgarmente si dice che non è giusto sputare nel piatto in cui si mangia.
      La conclusione è la stessa.
      Mancano le risposte su argomenti cruciali come il diritto a un lavoro stabile degnamente retribuito, la piena occupazione e l’abolizione del precariato.
      Quando qualcosa di credibile in tal senso verrà proposta, da qualsiasi parte della sinistra provenga, saremo i primi a dare sostegno e militanza per una UNITA’ fondata non su cartelli elettorali ma su obiettivi a tutela delle classi subordinate.
      P.S.
      A Nonna Claudia chiedo gentilmente di favorire a Essere Sinistra i documenti politici di quell’area che ci siamo permessi di criticare e in cui sono contenuti gli obiettivi di cui lamentiamo l’assenza.
      Grazie

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  1. L’assunto da cui parti non funziona. Tu dai per scontato che le forze politiche citate non abbiano proposte concrete condivisibili, ma siano solo involucri vuoti che si ammucchiano a fini elettorali. E per dimostrarlo fai degli esempi di obiettivi concreti che, a parte l’essere obiettivi giocati tutti in difesa invece che attaccando, fanno parte della storia di ciascuno di loro.

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    • Guarda Laura che non lo dà per scontato. Lo stiamo leggendo tutti. Civati parte da un patto repubblicano. Cosa significa dentro il governo nondemocratico della Troika? Vendola e Rifondazione parlano di Lavoro. Come lo dai? Hai possibilità di politiche economiche espansive non governate dalle banche private? NO. quindi stanno facendo propaganda. Va detto.

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    • Non voglio togliere nessuna responsabilità a chi li sostiene, ma se lo fanno è perchè gli stessi leader vendono adeguate quantità di fumo a gente poco politicizzata o che non conosce e ricorda cosa significhi essere di sinistra.
      Un po’ come sparare sulla Croce Rossa, dare tutta la responsabilità a loro, non trovi?

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  2. Concordo di fondo con l’analisi dei difetti di certe accozzaglie o coalizioni sedicenti di sinistra, ma discordo al contempo con chiunque, anche in questo articolo, non guardi al di là del proprio naso e limite ideologico e di partito: esiste una realtà validissima e sempre più ampia e solida, come il M5S, che sta conducendo le battaglie che dovrebbero esser condotte dalla Sinistra, se Essa fosse tale, ed esiste altresì la Coalizione di Landini, realtà entrambe, insieme a tutte le altre, che dovrebbero guardare tutte, a propria volta, oltre il loro confine ideologico iniziale, per guardare alle persone, alle azioni concrete e agli obiettivi comuni.
    Sinché non sarà fatto ciò, la deriva di milioni di voti, e le alleanze dalla parte opposta, saranno la sempre attuale realtà, con le conseguenze e le responsabilità che tutt* da molti anni perfettamente conosciamo e subiamo.

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