Combattere il caporalato, che è una vera mafia

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di Luca SOLDI

Le indagini sulla morte della povera Paola Clemente, come dei tanti migranti, devono andare avanti perché nascondono i segni dello sfruttamento e delle mafie. Se le cause sono naturali queste non possono l’alibi per fare di finta di niente di fronte a quello che succede nel mondo della terra, dell’agricoltura.

A maggior ragione quando questo avviene nell’anno in cui il Paese ospita l’Expo e giustamente eleva la qualità e l’eccellenza dei prodotti della sua terra. Anzi, proprio dall’opportunità data dall’esposizione internazionale, l‘attenzione, la cura, la tutela di chi vive su quella terra, vive e lavora deve essere maggiore e non può essere quantificata da un valore che si riflette in pochi centesimi. Si, perché deve essere chiaro, la linea sottile e feroce che separa la tutela dei diritti e della qualità, rispetto a quello che i consumatori pagano ai banchi del mercato o del supermercato, è fatta davvero di centesimi, di millesimi di euro. Soldi, elemosine, ininfluenti se guardiamo il prezzo corrisposto al già misero valore spesso “imposto” agli stessi produttori.

Essere consapevoli di ciò è un primo riconoscimento al rispetto dei diritti che va’ dall’ultimo dei braccianti fino al proprietario di quelle terre, di quei campi coltivati e che poi si riflette su quello che arriva sulle nostre tavole.

Nel segno di una cultura del cibo che si faccia anche carico di non utilizzare fitofarmaci, o prodotti chimici dannosi o utilizzati in modo improprio.

E così s’impone, se volessimo imparare la lezione più importante data dall’occasione dell’Expo, un’attenzione, una cura a quel mondo che mancando spesso dello Stato e delle istituzioni è da sempre oggetto di altre mire.

Interessi criminali che vengono dal mondo delle mafie. Da quelle mafie sempre presenti nel mondo contadino, malgrado abbiano trovato nel tempo nuove evoluzioni citando solo quelle dei “colletti bianchi”, oppure delle tante “mafie capitale”.

Così, appunto, torniamo al tema principale, quello che riguarda quanto avvenuto in queste settimane dopo i malori, la morte di Paola, dei tantissimi Mohammed, dei loro familiari che chiedono giustizia cominciando a colpire sul serie a quella piaga che è ancora la pratica del caporalato.

Se ne è reso conto anche il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina che proprio in queste ore ha dichiarato il che il caporalato è una piaga: “da combattere come la mafia”, facendo eco alle dichiarazioni, di poche ore prima, da parte dal pm di Trani Alessandro Pesce e dal procuratore Carlo Maria Capristo che promette: “L’inchiesta sul decesso di Paola Clemente andrà a fondo e darà giustizia alla famiglia della vittima”. Ma questo non basta perché: “Sul fenomeno del caporalato – si sfoga il procuratore – c’è però un muro di gomma. La gente non collabora, preferisce guadagnare pochi spiccioli anziché collaborare alle nostre indagini finalizzate a debellare il fenomeno”.

Capristo sollecita “i sindacati e i lavoratori a dare indicazioni utili alle indagini sul caporalato”. Ricorda che il fenomeno del caporalato è “diffusissimo”.

Parole che pesano ed impongono decisioni condivisibili da tutti, o più semplicemente l’applicazione di norme già esistenti che sono già alla base di un Paese che vuole considerarsi democratico e rispettoso dei diritti.

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2 Pensieri su &Idquo;Combattere il caporalato, che è una vera mafia

  1. Non facciamoci ridere dietro, il caporalato come altre associazioni malavitose sono ISTITUZIONI DELLO STATO e non si toccano. Lo sanno anche i marciapiedi chi sono cosa fanno e per conto di chi operano, ma lo stato e li a picchiare gli operai che vogliono applicare l’art. N°1 della costituzione PER IL LAVORO.

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