Al funerale di Roma

funeralecasamonica

di Riccardo ACHILLI

In fondo, il funerale a Vittorio Casamonica è il naturale manifesto mediatico di una città che ha visto, dagli anni Settanta – e con il contributo iniziale della banda della Magliana (che però non era ancora una organizzazione mafiosa ai sensi del 416 bis) e delle mafie siciliane, campane e calabresi che creavano terminali nella capitale per mediare meglio con il sistema politico – una progressiva trasformazione in senso mafioso della sua tradizionale criminalità.

Trasformazione che, con Mafia Capitale (dentro la quale i Casamonica risultano comunque indirettamente implicati in un sistema di spartizione del territorio di influenza) si è completata.

Gli stessi Casamonica, che nascono come clan di rapinatori, estorsori, organizzatori di bische e gioco d’azzardo clandestino, e che diventano un vero e proprio clan mafioso, con radicamento sociale, sono l’emblema di questa traiettoria.

Roma oggi ha una penetrazione mafiosa non seconda, e anzi superiore, per pericolosità sociale ed inquinamento istituzionale, a Palermo.

E non è sufficiente prendersela con la sola gestione Alemanno (che indubbiamente ha accelerato la degenerazione degli apparati amministrativi del Comune e delle sue partecipate, e contribuito a quel clima di “cameratismo” che ha fatto affiorare una mafia connotata da forti legami politici nel mondo dell’eversione neofascista degli anni Settanta ed Ottanta).

La struttura territoriale del PD romano è ampiamente inquinata, i sindaci precedenti, e soprattutto Veltroni, hanno abbandonato a sè stessa la periferia, che si è rapidamente trasformata in no-man’s land e brodo di coltura della destra collusa con la criminalità, i sindacati non hanno controllato con la severità con cui avrebbero dovuto controllare nei posti di lavoro pubblici, il mondo dell’impresa ha vissuto parassitariamente su appalti e gare pubbliche comunali, producendo la base di un business mafioso, il mondo della cooperazione è stato aziendalizzato, perdendo la sua finalità sociale originaria, e divenendo canale per un capitalismo aggressivo basato sul denaro pubblico, facilmente infiltrabile dalla criminalità organizzata.

 

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6 Pensieri su &Idquo;Al funerale di Roma

  1. Gentile Achilli, scusa la mia incompetenza in materia, ma uno non è ladro per costituzione, lo è quando commette un furto e così uno non è mafioso per costituzione, ma lo è quando lui personalmente , nemmeno la sua famiglia, commette un reato mafioso. Se non è in galera o c’è qualcuno che ve l’ha mandato o lui è innocente. Se c’è già stato ed ha scontato , ne esce libero e con ogni diritto come qualsiasi altro cittadino. Non capisco il senso del marchio infamante di mafioso. Poi la pacchianeria dei funerali è un’altra cosa…. Forse questo dà fastidio perchè se fossero stati come quelli di un qualunque poveraccio , credo che nessuno avrebbe detto niente. Forse è qualcosa che non ho capito ? Grazie

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  2. E i cittadini romani erano stati rinchiusi nel Colosseo ? Chi sono andati a votare , probabilmente compresi quelli che ora si ergono a giudici di tutti? Ora io penso : Rutelli è salvo? Da qui , mi spiace , ma ancora una volta i colpevoli della penetrazione mafiosa sono i sindacati (senza distinzioni) , Veltroni ( mai denunciato di nulla) le coop che non dovevano divenire libero mercato ( che sono pure d’accordo, ma non che siano tutte mafiose).Alla fine le mani più pulite ce le ha Alemanno , la polizia , lo Stato.
    Guardi volendo si potrebbero includere i Papi e tutti i sindaci del dopoguerra. Si salvino solo coloro che li hanno così volentieri e per due mandati , votati. Saranno osservazioni politiche , ma sono molto del senno di poi. Ossia della facile analisi a posteriori di ciò che è stato un falso benessere.
    Col rispetto di ogni opinione

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