#ioccupo. Solidarietà a Gianmarco De Pieri. Per lui il divieto di dimora. Una misura che ricorda il confino fascista

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Bologna, 28 ago. – La Digos della Questura di Bologna ha notificato il divieto di dimora nel capoluogo emiliano nei confronti di Gianmarco De Pieri, leader del centro sociale Tpo. Il provvedimento è stato disposto dal Gip Letizio Magliaro, su richiesta del Pm Antonello Gustapane, nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri con le forze dell’ordine del 18 giugno, per lo sgombero di una villetta Liberty in viale Aldini. La palazzina, di proprietà di Unifica Holding, era occupata dal collettivo Labàs. (ANSA).

di Massimo RIBAUDO

Il sindaco di Barcellona, Ada Colau, è una donna che si è fatta arrestare per le sue proteste contro gli sfratti e per le occupazioni per tutelare il diritto alla casa dei cittadini più poveri.

A Bologna lottano PER questo diritto il TPO, il collettivo Labàs Occupato, ADL Cobas. Oh, già i centri sociali. Quelli che devono essere spazzati via, quelli che organizzano ancora la protesta viva nelle città e l’autorganizzazione della società. Che esiste, nonostante tutte la Margharet Thatcher che vogliono negarlo.

Esiste e lotta grazie a persone come Gianmarco De Pieri, che, di fronte allo sgombero di villa Adelante a Bologna del 18 giugno,  ha resistito con il presidio solidale.

E oggi viene raggiunto da un ordine di divieto di dimora. Come si legge nel comunicato del TPO: “Poco fa a Gianmarco è stato comunicato che entro le 19.00 [di oggi] dovrà lasciare Bologna, costretto da una misura cautelare del codice Rocco, risalente al ventennio più buio della nostra storia: il divieto di dimora.
A Gianmarco e a molti di noi viene imputata la resistenza al vile sgombero di Villa Adelante, dove per 9 mesi trovarono casa famiglie, pensionati, giovani precari e disoccupati che hanno deciso di non piegarsi alla crisi. Ma non basta: la più grave colpa di Gianmarco sarebbe quella di essere sempre presente in ogni luogo in cui si lotta per i diritti, per la dignità delle persone, per la possibilità di costruire una città più libera”.

E’ un atto gravissimo. Cosa fare? Se potete, partecipate tutti al presidio in piazza San Francesco alle ore 20.00 di oggi, sabato 29. Se non potete recarvi lì, fate sapere a quante più persone possibile che oggi, nell’Italia dove mafiosi e neofascisti fanno affari con le amministrazioni locali, e i loro famigliari si possono permettere sontuosi funerali, a chi lotta per appropriarsi di un diritto all’esistenza viene dato “il confino”. L’obbligo di allontanarsi dalla sua casa e dai suoi affetti.

L’ho ascoltato a Roma, Gianmarco. All’assemblea della Coalizione Sociale indetta da Maurizio Landini. Dice cose molto importanti nel suo intervento. C’è una rottura di paradigma storico con il passato, per la lotta sociale e politica.

E’ vero.

Purtroppo il passato è sempre lo stesso nelle sue forme di repressione. A volte più subdole, a volte più spietate. Ma sempre le stesse. Controllare, impaurire, piegare, spezzare ogni resistenza.

C’è un rigurgito fascista, nell’aria. E ne aveva già parlato Claudio Bazzocchi su Essere Sinistra. A questo bisogna opporsi in tutte le forme possibili.

Perchè a Barcellona Ada Colau è sindaco. A Bologna, Gianmarco De Pieri è costretto al divieto di residenza. E vogliono entrambi la stessa cosa. Che tutti possano avere uno spazio per vivere.

#iooccupo non è solo un’hashtag su Twitter. Ma un modello di lotta.

Quindi, i bolognesi che hanno ancora del sangue nelle vene vadano a gridare “Gianmarco Libero!”E si facciano sentire.

Perchè Gianmarco possa tornare con la sua famiglia, nella sua città. Perchè chi lotta non sia trattato come un criminale. Perchè chi lotta per i diritti, lotta per il futuro di tutti.

Articolo 283 del Codice di procedura Penale

– Divieto e obbligo di dimora

PARTE PRIMA
LIBRO IV – MISURE CAUTELARI
TITOLO I – Misure cautelari personali
Capo II – Misure coercitive

Divieto e obbligo di dimora

1. Con il provvedimento che dispone il divieto di dimora, il giudice prescrive all’imputato di non dimorare in un determinato luogo e di non accedervi senza l’autorizzazione del giudice che procede.

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