#freegmdp Ve lo raccontiamo noi come è andata a Villa Adelante

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[Invitiamo tutti a firmare l’appello del Tpo di Bologna per la libertà di Gianmarco de Pieri. E pubblichiamo il comunicato sui fatti del 18 giugno degli ex occupanti di Villa Adelante. Siamo con loro. #iooccupo #FGMDP]

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Non ci dimenticheremo facilmente di quel 18 giugno. Alina allattava, i ragazzi cucinavano il pranzo per tutti coloro che si erano fermati in Villa dopo il presidio, qualcuno si era addormentato sul divano e qualcun’altro tirava un respiro di sollievo lavandosi di dosso la paura e la concentrazione del mattino.

In villa eravamo rimasti principalmente noi, inquilini da ormai otto mesi dello stesso rifugio, respiravamo un’ aria finalmente meno tesa, bastavano i semplici sguardi per percepire quel pensiero che in lingue diverse circolava in tutte le nostre menti : “Dai che neanche questa mattina sono arrivati”.

Il tempo di distribuire la pasta nei piatti che dal piano terra abbiamo sentito delle urla, qualcuno si è affacciato alla finestra e si è accorto che al posto delle bandiere e dei banchetti della mattina si erano sostituiti più di dieci blindati che bloccavano l’intero viale.

Le macchine non potevano più passare e la corsia era occupata da agenti in assetto antisommossa che si preparavano a sfondare la porta di casa nostra. La tranquillità del momento si è trasformata in pochi secondi in terrore : la piccolina non smetteva di piangere e la sua mamma con lei, qualcuno cercava di non rendersi conto di quello che stava accadendo, e noi abbiamo incominciato a correre nelle nostre camere per recuperare quello che di più importante avevamo, il resto non sapevamo se l’avremo più visto.

Dall’esterno qualcuno ha iniziato a sfondare il portone : continui colpi che aumentavano la paura e che facevano cadere i vetri della porta, un ragazzo si è fatto male, perdeva sangue dalla testa e dalla mano. A un certo punto abbiamo sentito un urlo “se non aprite quando entriamo vi facciamo del male”, ed è qui che ci siamo resi conto di essere soli, che coloro che fino al mattino erano rimasti con noi non c’erano più per fermare quella violenza. Abbiamo cercato di mantenere la calma e di salire ai piani superiori, ed è proprio mentre salivamo le scale che abbiamo sentito in lontananza la voce dei compagni, tra cui quella di Gianmarco.

Sono arrivati, quella voce ci ha scaldati e confortati, diceva di non avere paura e ci ricordava che è un dovere difendere la nostra casa e i nostri diritti. Abbiamo sentito gridare e dal bancone del primo piano abbiamo visto la polizia caricare Gianmarco e le persone che stavano cercando di aiutarci.

Chiedevano alla polizia di fermarsi, di non distruggere ciò che era stato costruito in tanti mesi attraverso l’impegno e la solidarietà e di non terrorizzare chi stava commettendo il reato di costruirsi un tetto sotto cui poter vivere.
Intanto una squadra di agenti è salita al primo piano, e davanti a noi sono sfilati uno dopo l’altro sul terrazzo come per dimostrare con fierezza di aver conquistato l’obbiettivo : casa nostra.

A questo punto la rabbia ha sostituito la nostra paura, quella rabbia che da tempo Gianmarco e gli altri compagni di Làbas e del Tpo ci insegnano a trasformare in cooperazione e organizzazione.

Quel 18 giugno coloro che in pochi minuti sono accorsi ad aiutarci hanno messo in gioco anche il proprio corpo per difendere i nostri diritti calpestati.

Non hanno pensato neanche un solo secondo di limitarsi a guardare cosa succedeva, ma sono prontamente intervenuti a far valere le nostre ragioni, a denunciare la crudeltà di questa strana legalità che vediamo applicata.

Se quella voce insieme a tante altre non ci fosse stata, la paura avrebbe finito per marchiarci.

Ciò che ha fatto Gianmarco quel giorno ci insegna ad aiutare chi ha bisogno, a vincere le differenze che ci sono tra di noi supportando le difficoltà che abbiamo, mettendo il cuore e la testa anche nel difendere i diritti di chi ci è intorno.

Eravamo al presidio in piazza San Francesco sabato sera, insieme ai nostri bambini e alla nostra indignazione nel pensare che Gianmarco non potrà più stare a Bologna e che chi come lui ha difeso la dignità altrui viene considerato pericoloso.

Anche se Villa Adelante è ritornata all’abbandono, sentiamo che continua ad essere presente nella nostra comunità e con lei il coraggio di chi riesce ancora a sentire il rumore assordante delle ingiustizie. Vogliamo Gianmarco libero.

Le e gli occupanti di Villa Adelante.

 

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