La mia è una solidarietà militante. Contro i guerrafondai. Contro i razzisti. Sempre

solidarity

di Vincenzo G. PALIOTTI

Ho atteso qualche giorno per dire la mia sulla foto del piccolo Aylan raccolto senza vita sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, che scappava dalla Siria per raggiungere il Canada dove il padre aveva deciso di trovare rifugio con tutta la famiglia.
La foto ha fatto il giro del mondo ed è stato tema di discussione l’opportunità di averla pubblicata.

Dico subito che io sono d’accordo, io voglio vedere queste scene, come quelle che ho impresse nella mente di donne anziane che rovistavano nella spazzatura per cercare qualcosa da riciclare e da mangiare. Non è scappando o chiudendo gli occhi che si risolvono queste questioni, non è evitando di vederle certe scene che se ne sminuisce la tragicità.

Contestualmente a questi pensieri mi sono detto che è tempo di “chiarire” il concetto di solidarietà, perchè c’è chi lo limita, lo ingabbia nei distinguo per giustificarne l’avversione ed è per questo che non dobbiamo accettare, da nessuno, che si discuta su quanti ne arrivano, se sono troppi o sono pochi, o peggio ancora se vanno “concentrati”: questa parola mi fa orrore, perchè sono un uomo di sinistra.

Come tanti altri valori anche la solidarietà è diventata qualcosa che certi personaggi, anche taluni che si definiscono di sinistra, credono di poter contestualizzare.

Io credo invece che su questi concetti, su questi principi primi, non ci sia nulla da relativizzare o contestualizzare. Non si deve concedere niente al nemico: al razzista, allo xenofobo. E qui non si tratta di opinioni diverse, qui si tratta di accettare senza riserve un concetto, nel nostro caso quello di essere dalla parte di chi fugge da guerre, dittature, colpi di Stato, fame e povertà, senza contestualizzare, senza trovare i ma, o i però, o i perché. Qui viene fuori una questione ideologica, che è anche di ordine pratico. Chi è contro questi “disperati” infatti, ricorre ad ogni genere di scusa, e/o di menzogna, per giustificare l’odio, per dimostrare a tutti quanto sia sbagliata questa solidarietà e quanto invece si debba fare per tenerli lontani da noi, dal nostro territorio. In questo caso, contestualizzare e permettere distinguo è come aprirsi alla discussione, che significa aprire dei varchi pericolosi per dare loro anche un briciolo di ragione.

Si. La mia è una guerra contro i guerrafondai. Sono intollerante contro gli intolleranti.

O si sta da una parte o dall’altra, trovare anche un minimo di confronto con questi razzisti significa legittimarne la posizione, significa giustificarne i pressuposti ed è per questo che non dobbiamo accettare, da nessuno, che si discuta su quanti ne arrivano, se sono troppi o sono pochi, o peggio ancora se vanno “concentrati”: questa parola mi dà i brividi, perchè sono un uomo di sinistra.

Il commento peggiore? “Poi, tutto sommato, non è un problema nostro”.

Ogni azione disumana è un problema di tutti. Non si può dire di avere pietà per queste persone se poi si vogliono inquadrare, se si vogliono specialmente tenere lontani: “va bene tutto, basta che non interessino la mia sfera”. Dare anche un minimo di ragione a queste persone, pensando di parlare con logica, significa seminare il dubbio di quale sia la parte sana e quale quella malata, quella da evitare che prevalga.

E purtroppo tanti ascoltano queste logiche del tipo: “sono troppi”; “tolgono i posti di lavoro a noi che già siamo in crisi”; “non tutti sono spinti dalla paura, dalle guerre, rivoluzioni e quant’altro per cercare rifugio da noi”.

In Africa negli ultimi 15 anni si sono combattute più guerre che in tutto il resto del mondo. La situazione in Tunisia, Libia, Algeria, Egitto sappiamo tutti qual è.
E della Siria in quanti ne sanno? Quanti se ne sono interessati? Tanti finalmente capiscono qualcosa di quello che succede in Siria proprio per aver letto la storia di quel piccolo martire, morto tra l’altro insieme alla sua mamma e a un fratellino.
E’ per questo che non voglio più accettare chi, per amore di una “logica” ipocrita ceda anche un centimetro di spazio a questi che inneggiano alla xenofobia e al razzismo. Bisogna prendere quindi una posizione chiara e netta che non ammetta giustificazioni, che non porga il fianco al nemico che deve essere combattuto e sconfitto, nelle ragioni, nelle motivazioni, nei valori umani, “senza fare prigionieri”, senza dare loro margini di discussione con il mondo civile. Vanno condannati e combattuti in una lotta culturale, politica e di civiltà senza quartiere.

Lasciatemi fare un’ultima personalissima opinione su quanti dissentono o dissentiranno dopo questo mio scritto. Essere veramente sinistra è una cosa impegnativa e non significa solo opporsi a Renzi tralasciando tutto il resto. Io ne ho fatto una missione da compiere per far prevalere i suoi principi che prevedono la solidarietà, la lotta al razzismo, alla xenofobia e che sono contro ogni genere di discriminazione. Io la intendo così, e ne sono fiero.

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2 Pensieri su &Idquo;La mia è una solidarietà militante. Contro i guerrafondai. Contro i razzisti. Sempre

  1. Però senza offese giudizi a me pare che ti metti al di sopra delle parti e tu tenti di giudicare gli altri. Come si può dare un giudizio del perché di quello che sta succedendo senza andare a fondo del passato anche recente? Sono contro tutte le carità e le elemosine di questo mondo perché penso che ugni uno si deve liberare con le proprie forze e naturalmente L’UNIONE FA LA FORZA delle catene senza attendere Il salvatore e sono convinto che—IL POPOLO UNITO NON SARA’ MAI VINTO.

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    • Mistifichi e confondi. Lui non sta dando un giudizio. Ma una valutazione. Il popolo, cos’è, non sei tu a definirlo, Antonio. Il popolo ha le armi cognitive per combattere. Non è massa. Viste le tue argomentazioni, fai parte della massa. Indistinta e inconsapevole.

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