11 Settembre. L’anniversario della tragedia. Quella della democrazia in Cile

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di Luca SOLDI

Oggi non e’ solo l’anniversario della strage, di quell’incredibile serie di attentati, le cui contraddizioni non sono mai venute completamente alla luce, che colpirono, insieme agli Stati Uniti, tutto il nostro modo di guardare il mondo.

Oggi ricordiamo anche quello che avvenne molti anni prima in America Latina.

A Santiago del Cile, l’11 settembre 1973, con un colpo di Stato le forze armate del generale Augusto Pinochet, rovesciano il legittimo governo di Unità Popolare guidato da Salvador Allende. Con il presidente che muore durante l’assedio al palazzo presidenziale muore la democrazia.

Le sue ultime parole, dopo aver gridato attraverso Radio Magallanes, sono : “Viva il Cile!, Viva il popolo!, Viva i lavoratori!“.

La giunta militare instaura un regime dittatoriale, pienamente antidemocratico che resterà al potere per 17 anni, mentre la figura di Allende diventerà presidente un’icona per tutto il mondo della sinistra. Per quei lunghi anni il regime di Pinochet commetterà le peggiori barbarie. Oltre ad eliminare le libertà personali e quelle politiche, la giunta militare si macchierà di omicidi e deportazioni di massa: saranno circa diecimila i cileni torturati, e centinaia le migliaia di persone costrette all’esilio. Tutto viene distrutto. Tristi roghi di libri illumineranno le notti di Santiago.

Ancora una volta, alle tante colpe interne di un paese povero e pieno di contraddizioni dove un’oligarchia militare e di poche famiglie si era sentita minacciata dal governo Allende, si aggiungeranno le colpe, le trame e le indifferenze del mondo occidentale. Un mondo che anche allora si sentiva scalfito negli equilibri e per questo fu complice e colluso di questo “altro” 11 settembre.

In Cile si svolse anche il primo esperimento economico di politiche neoliberiste, miseramente fallito, che fu promosso grazie ai Chicago Boys, i professori di economia facenti capo a Milton Friedman. Vanno quindi ricordate le politiche economiche praticate dal governo di Pinochet insieme ai consiglieri americani dell’Università di Chicago. Per gli storici del neoliberismo la dittatura cilena fu il primo laboratorio di privatizzazioni e smantellamento delle politiche statali a vantaggio delle imprese multinazionali.

Il sindaco di Barcellona, Ada Colau, ha voluto ricordare l’anniversario dei trenta anni della Piazza Salvador Allende nella sua città, per esaltare e promuovere l’esempio di quei governi che hanno dimostrato “che la storia potrebbe andare in un altro modo”.

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Per ricordare meglio, per chi voglia andare a quei tempi e misurarsi con le proprie emozioni ecco due passaggi davvero fondamentali su cui soffermarsi ancora per qualche istante.

L’ultima poesia di Pablo Neruda, scritta in quelle drammatiche ore, in un sofferto dolore che lo vedrà morire pochi giorni.

I SATRAPI

Nixon, Frei e Pinochet fino ad oggi, fino a questo amaro mese di settembre dell’anno 1973, con Bordaberry, Garrastazu e Banzer, iene voraci della nostra storia, roditori delle bandiere conquistate con tanto sangue e tanto fuoco, impantanati nei loro orticelli, predatori, infernali, satrapi mille volte venduti e traditori, eccitati dai lupi di New York, macchine affamate di sofferenze, macchiate dal sacrificio dei loro popoli martirizzati, mercanti prostitute del pane e dell’aria d’ America, fogne, boia, branco di cacicchi di lupanare, senza altra legge che la tortura e la fame frustrata del popolo. 11 settembre 1973

Questo invece è l’ultimo discorso di Salvador Allende dal palazzo della Moneda, pronunciato alle otto del mattino dell’11 settembre.

“La storia è nostra e la fanno i popoli ; perché è troppo vero, è troppo bello, è troppo giusto ed opportuno”.

“Pagherò con la mia vita la difesa dei principi che sono cari a questa patria. Cadrà la vergogna su coloro che hanno disatteso i propri impegni, venendo meno alla propria parola, rotto la disciplina delle Forze Armate. Il popolo deve stare all’erta, vigilare, non deve lasciarsi provocare, né massacrare, ma deve anche difendere le sue conquiste. Deve difendere il diritto a costruire con il proprio lavoro una vita degna e migliore. Una parola per quelli che, autoproclamandosi democratici, hanno istigato questa rivolta, per quelli che, definendosi rappresentanti del popolo, hanno tramato in modo stolto e losco per rendere possibile questo passo che spinge il Cile nel baratro. In nome dei più sacri interessi del popolo, in nome della patria vi chiamo per dirvi di avere fede. La storia non si ferma né con la repressione né con il crimine; questa è una tappa che sarà superata, è un momento duro e difficile. E’ possibile che ci schiaccino, ma il domani sarà del popolo, sarà dei lavoratori. L’umanità avanza per la conquista di una vita migliore. Compatrioti: è possibile che facciano tacere la radio, e mi accomiato da voi. In questo momento stanno passando gli aerei. E’ possibile che sparino su di noi. Ma sappiate che siamo qui, per lo meno con questo esempio, per mostrare che in questo paese ci sono uomini che compiono la loro funzione fino in fondo. Io lo farò per mandato del popolo e con la volontà cosciente di un presidente consapevole della dignità dell’incarico. Forse questa sarà l’ultima opportunità che avrò per rivolgermi a voi. Le Forze Aeree hanno bombardato le antenne di radio Portales e di radio Corporacion. Le mie parole non sono amare ma deluse; esse saranno il castigo morale per quelli che hanno tradito il giuramento che fecero. Soldati del Cile, comandanti in capo e associati – all’ammiraglio Merino – il generale Mendoza, generale meschino che solo ieri aveva dichiarato la sua solidarietà e lealtà al governo, si è nominato comandante generale dei Carabineros. Di fronte a questi eventi posso solo dire ai lavoratori: io non rinuncerò. Collocato in un passaggio storico pagherò con la mia vita la lealtà del popolo. E vi dico che ho la certezza che il seme che consegnammo alla coscienza degna di migliaia e migliaia di cileni non potrà essere distrutto definitivamente. Hanno la forza, potranno asservirci, ma non si arrestano i processi sociali, né con il crimine, né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli. Lavoratori della mia patria, voglio ringraziarvi per la lealtà che sempre avete avuto, la fiducia che avete riposto in un uomo che è stato soltanto interprete di grande desiderio di giustizia, che giurò che avrebbe rispettato la costituzione e la legge, così come in realtà ha fatto. In questo momento finale, l’ultimo nel quale io possa rivolgermi a voi, spero che sia chiara la lezione. Il capitale straniero, l’imperialismo, insieme alla reazione ha creato il clima perché le Forze Armate rompessero la loro tradizione: quella che mostrò Schneider e che avrebbe riaffermato il comandante Araya, vittima di quel settore che oggi starà nelle proprie case sperando di poter conquistare il potere con mano straniera a difendere le proprietà e i privilegi. Mi rivolgo, soprattutto, alla semplice donna della nostra terra: alla contadina che ha creduto in noi; all’operaia che ha lavorato di più, alla madre che ha sempre curato i propri figli. Mi rivolgo ai professionisti della patria, ai professionisti patrioti, a coloro che da giorni stanno lavorando contro la rivolta auspicata dagli ordini professionali, ordini di classe che solo vogliono difendere i vantaggi di una società capitalista. Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che hanno cantato la loro allegria e il loro spirito di lotta. Mi rivolgo all’ uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo è già presente da tempo negli attentati terroristici, facendo saltare ponti, interrompendo le vie ferroviarie, distruggendo oleodotti e gasdotti. Di fronte al silenzio di quelli che avevano l’obbligo di intervenire, la storia li giudicherà. Sicuramente radio Magallanes sarà fatta tacere e il suono tranquillo della mia voce non vi giungerà. Non importa, continuerete ad ascoltarmi. Sarò sempre vicino a voi, per lo meno il ricordo che avrete di me sarà quello di un uomo degno che fu leale con la patria. Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve lasciarsi sterminare e non deve farsi umiliare. Lavoratori della mia patria: ho fiducia nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno il momento grigio ed amaro in cui il tradimento vuole imporsi. Andate avanti sapendo che, molto presto, si apriranno grandi viali attraverso cui passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile, viva il popolo, viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole, ho la certezza che il sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una punizione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento”.

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