La Primavera di Atene – 4. L’euro pone gli Stati e le popolazioni in un conflitto continuo

yanis-varoufakis-jean-luc-melenchon-oskar-lafontaine-et-stefano-fassina-a-la-fete-de-l-humanite-samedi-12-septembre-2015

di Yanis VAROUFAKIS

[La quarta parte della traduzione del discorso di Yanis Varoufakis alla Festa della Rosa di Frangy-en-Bresse. Per le parti precedenti 12 – 3]

Vorrei ora riportarvi alla fine di giugno. Il primo ministro Tsipras aveva annunciato il referendum sulla base del fatto che non avevamo né il mandato per accettare un accordo mortale, né di scontrarci con l’Europa. Così, abbiamo messo l’ultimatum della troika di fronte al popolo greco.

Nella riunione dell’Eurogruppo che ha avuto seguito il 27 Giugno, sono stato criticato aspramente da diversi ministri delle finanze per aver osato porre di fronte alla gente comune questioni finanziarie complesse. Che cosa? Non è questo il punto della democrazia? Porre domande complesse a gente comune, in base al principio di una persona un voto? Stavo sentendo questo correttamente? L’Eurogruppo – l’organo della più grande economia del mondo dove vengono prese tutte le decisioni che modellano le nostre economie sociali – mi rigettava la democrazia in faccia?

In quella riunione, il presidente Dijsselbloem annunciò che stava per convocare una seconda riunione dopo quella sera senza di me; senza che la Grecia fosse rappresentata. Ho protestato che non poteva, di sua iniziativa, escludere il ministro delle Finanze di uno stato membro della zona euro e ho chiesto un parere legale sulla questione.

Dopo una breve pausa, il parere è arrivato dal Segretariato dell’Eurogruppo: “L’Eurogruppo non esiste nel diritto europeo. Si tratta di un gruppo informale e, di conseguenza, non ci sono regole scritte per vincolare il suo Presidente”.

Regole non scritte, relazioni non pubblicate e registrate (di modo che i cittadini possano vedere ciò che è stato deciso a loro nome), senza alcun rispetto per la democrazia. Questa è l’istituzione che decide per te e per me, per i vostri figli e la mia.

È questa l’Europa per cui Adenauer, De Gaulle, Brandt, Giscard, Schmidt, Kohl, Mitterrand, etc. hanno lavorato? O è l’epitaffio dell’Europa che avevamo sempre pensato come nostro punto di riferimento, la nostra bussola?

Una settimana dopo, il popolo greco, nonostante le banche chiuse e la paura diffusa dai media greci, ci ha consegnato un sonoro NO al referendum. Il giorno dopo il vertice euro ha risposto imponendo al nostro Presidente del Consiglio un accordo che può essere descritto solo come “termini di resa” del nostro governo. E qual’è stata l’arma di ricatto del vertice euro? La minaccia illegale di amputare la Grecia dalla zona euro.

Qualunque cosa si pensi del nostro governo, e nonostante le divisioni tra di noi causate da quella resa, questo episodio passerà alla storia europea come il momento in cui l’Europa ufficiale ha dichiarato guerra alla democrazia europea.

La Grecia si è arresa ma è l’Europa che è stata sconfitta.

Il nostro disaccordo

Come avrete sentito, in quella notte non ero d’accordo con il Primo Ministro Tsipras e mi sono dimesso. Noi eravamo in disaccordo già prima su una serie di problemi.

Facendo concessioni alla Troika alla fine di aprile sulla promessa di avanzi primari ridicolmente elevati, senza il mio consenso, si stava andando sempre più a incoraggiare i nostri creditori. Una volta che si ammettono elevati avanzi primari, cioè si accetta nuova austerità, si segnala che non si è seriamente intenzionati a una ristrutturazione del debito. E una volta che si rinuncia a porre in discussione austerità e debito, la Troika sa che ti sta battendo. Tutto quello che dovevano fare era di aspettare la nostra capitolazione.

La ragione per cui non mi sono dimesso allora, alla fine di aprile o all’inizio di maggio, era che la mia sicurezza che la Troika non avrebbe offerto al mio primo ministro nessun accordo anche mezzo decente dopo che avesse concesso loro quasi tutto quello che avevano chiesto. Per loro, lo scopo era la nostra umiliazione, piuttosto che un duro, austero accordo. E così ho aspettato perché Alexis irriggidisse il suo tono. Il referendum gli ha dato questa possibilità.

Quando l’Eurogruppo ha segnalato alla BCE di chiudere le nostre banche per rappresaglia al nostro referendum – le stesse banche che la BCE aveva ripetutamente dichiarato solventi – ho consigliato due o tre atti di rappresaglia favorevoli a noi. Quando sono stato messo in minoranza all’interno del nostro “gabinetto di guerra”, sapevo che eravamo al game over.

Ma poi i coraggiosi, la gente senza paura della Grecia, nonostante la propaganda condotta dagli oligarchi delle stazioni televisive e radiofoniche, ignorando le banche chiuse, hanno votato un sonoro ‘No’ alla resa. Quella notte Danae e io abbiamo sentito che avevamo avuto un’altra possibilità. O che, per lo meno, dovevamo dimetterci se pensavamo che le nostre armi fossero state tutte usate, e scendere in piazza con il nostro coraggioso popolo.

‘Non in nostro nome’, avrebbe dovuto essere la nostra risposta di sfida alla richiesta della troika di firmare un ‘nuovo’ catastrofico piano. 

Questi disaccordi tra me e Alexis Tsipras sono ormai acqua passata.

Mi rattrista che le nostre strade si sono divise. In particolare, mi rattrista sentire le parole del mio compagno di lotta a sostegno di un programma che sa che non è fatto per funzionare.

Possiamo andare avanti uniti nella differenza di opinioni? La sinistra non è stata brava in questo, in passato. Ora, è tempo di migliorare.

Abbiamo bisogno di lasciare la porta aperta per tutti coloro che hanno la voglia e la capacità di unirsi a noi nella lotta per il recupero dell’ integrità dell’anima d’Europa. Per democratizzare l’Eurozona.

Una falsa, ma divertente, storia dell’euro

Perché gli europei hanno creato l’euro? Una risposta analiticamente sbagliata ma divertente può essere raccontata così:

I francesi avevano paura dei tedeschi

Gli irlandesi voleva fuggire dalla Gran Bretagna

I greci erano terrorizzati dalla Turchia

Gli spagnoli volevano diventare più simili ai francesi

Gli italiani del sud volevano intensamente il diritto di emigrare in…Germania

 Gli italiani del nord volevano diventare tedeschi

Gli olandesi e gli austriaci avevano tutto, ma sono diventati tedeschi

I belgi hanno cercato di guarire le loro profonde divisioni unendosi a Olanda e Francia sotto l’egida di un marco tedesco ridisegnato 

Il paesi baltici rabbrividivano al pensiero di una resurrezione della Russia 

Gli slovacchi non avevano nessun altro posto dove andare dopo la separazione dai loro fratelli cechi

La Slovenia stava scappando dai Balcani

La Finlandia doveva fare qualcosa che Svezia non avrebbe fatto

E, infine, i tedeschi temevano i…tedeschi!

Come tutte le grandi bugie, questa scherzosa narrazione contiene importanti piccole verità. I francesi avevano paura dei tedeschi. E i tedeschi avevano ragione di temere quella paura, così come la loro capacità propria di stato-nazione di autodistruggersi.

A questo punto vorrei dissentire da coloro che danno la colpa per la crisi dell’Europa alla Germania e a “i” tedeschi. Mi sono sempre opposto a questa tendenza per due motivi.

In primo luogo, non esiste una cosa come “i” tedeschi. O “i” greci. O “la” Francia, per questa materia. Chi conosce i tedeschi, i greci, la società francese saprà anche che c’è molto di più divergenza di carattere, virtù e opinioni tra i greci, tra i francesi, ed tra i tedeschi di quante differenze ci siano tra tedeschi, francesi e greci.

La seconda ragione per cui mi oppongo alla censura della Germania è che Parigi ha maggiori responsabilità di Berlino per il nostro attuale pasticcio.

Mi permetto di tornare indietro al 18 settembre 1992. Quel giorno, due giorni prima che i francesi votassero al referendum sul Trattato di Maastricht, Le Figaro ebbe a dire: Gli avversari di Maastricht temono che la moneta comune e la nuova Banca Centrale rafforzi la superiorità del marco tedesco e della Bundesbank. Ma accadrà l’esatto contrario. Se si arriva a Maastricht, la Germania dovrà condividere il suo potere finanziario con gli altri.

“La Germania pagherà”, dissero nel 1920. Oggi la Germania fa pagare. Maastricht è il Trattato di Versailles senza una guerra.

Nessun tedesco poteva perdonare tale insensibilità. Era una scusa che l’establishment francese stava ponendo come arma per convincere un elettorato francese scettico a votare ‘sì’ al referendum.

Il Trattato di Versailles 1919 condannò i tedeschi ad un’indicibile miseria, ha umiliato l’orgogliosa nazione tedesca, e l’ha preparata per essere conquistata dai teppisti nazisti. I nazisti sarebbe rimasti una nota a piè pagina della storia, se non ci fossero state le impossibili riparazioni del Trattato di Versailles.

Quello non era solo un editoriale ribelle di qualche giornale francese.

Il Presidente De Gaulle aveva previsto anche lui l’unione monetaria con la Germania come una “guerra con altri mezzi”, proprio nello spirito del direttore di Le Figaro. E poi nel 1983, quando Francois Mitterrand decise di abbandonare le politiche anti-austerità del governo socialista per placare i mercati e la Bundesbank, Jacques Delors sosteneva che si doveva intraprendere l’austerità perché questa poteva essere evitata solo a livello europeo.

E che cosa successe? Il piano di Delors era quello di prendersi un’istituzione molto apprezzata dal popolo tedesco, la Bundesbank, sussumerla in una banca centrale a guida francese, ed estendere verso la Germania e il resto dell’Europa le politiche europee più vicine agli interessi di Parigi.

Sì, è vero che ne ho abbastanza di sentire i politici tedeschi, come Wolfgang Schäuble, andare sempre a parare sulla santità di regole inapplicabili. Ma dobbiamo essere onesti: le élite francesi sono responsabili di aver messo le élite della Germania sulla difensiva. I laureati delle Grandi Ecoles francesi sanno parlare bene, quando parlano dell’Europa bene comune, ma in realtà erano desiderosi di sacrificare gli interessi della maggioranza dei francesi sull’altare del loro mero interesse. Hanno sempre chiesto al loro popolo e nel resto d’Europa di fare sacrifici in modo che la classe dirigente francese potesse prosperare, con marchi tedeschi o euro in tasca.

L’euro ha cambiato tutto.

Bloccati nel suo abbraccio d’acciaio, i raffinati amministratori in Europa si stanno rendendo conto che l’Unione monetaria non gli ha consegnato la Germania su un piatto.

Anzi, si stanno rendendo conto che non solo non hanno conquistato la Germania, ma che stanno perdendo la Francia. Questo non offre,  a noi impegnati umanisti europei, nessun conforto. La nostra gente in Francia, in Germania, in Grecia, in Finlandia sta soffrendo a causa dell’incapacità inane delle nostre cosiddette élite nel gestire l’inevitabile crisi dell’euro.

Formiche e cavallette

Tornando a quel vecchio manifesto con cui ho iniziato il mio intervento, resta vero che la storia dell’umanità è la storia della lotta di classe. L’unica forza politica che ha dimenticato questo è la … sinistra. La destra non si è mai smossa dal perseguire in pratica una guerra di classe mediante l’utilizzo di qualsiasi crisi per porre una nazione contro un’altra.

L’idea che tutte le formiche vivono nel nord e le cavallette tutte al Sud, ed in Irlanda, è assurda. Ci sono le formiche e ci sono cavallette in ciascuna delle nostre nazioni. Durante i tempi “buoni” della zona euro, le cavallette del Nord e le cavallette del Sud sono andate in frenesia. E quando i loro peccati hanno portato alla crisi, sono state le formiche del Nord e le formiche del Sud che hanno dovuto pagare il conto.

La troika e l’Eurogruppo rappresentano  l’adesione ufficiale europea all’ordine del giorno delle cavallette, ovunque in Europa, mettendo le formiche del Nord contro le formiche del Sud in un’Europa che sta perdendo la sua anima a causa di stereotipi, manipolazioni e per la coriacea determinazione di sporche élites illecite di non lasciare andare le leve del potere.

Nel 1929 un crollo a Wall Street ha iniziato il processo che ha smantellato la moneta comune di quel periodo – il Gold Standard. Nel 2008 un altro crollo a Wall Street ha iniziato il processo di frammentazione della zona euro.

In entrambe le occasioni, i francesi si sono rivoltati contro i tedeschi, i tedeschi contro i francesi, prima che i francesi si rivoltassero contro i francesi, i greci contro i greci e i tedeschi contro i tedeschi. In entrambe le occasioni, nel 1930 e ora, gli unici beneficiari sono stati i bigotti, i nazionalisti, gli xenofobi, i misantropi. All’uovo del serpente non ci vuole molto tempo per covare, viste le circostanze che ne derivano.

 

(immagine dal web)

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